Governo e Parlamento
27 Maggio 2024Anche nel Regno Unito, luogo d’origine della parola “devolution” per Scozia e Galles, si parla dell’autonomia differenziata in arrivo per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. E lo si fa sulla prestigiosa rivista “The Lancet”
Anche nel Regno Unito, luogo d’origine della parola “devolution” per Scozia e Galles, si parla dell’autonomia differenziata in arrivo per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. E lo si fa sulla prestigiosa rivista “The Lancet” in un articolo che riporta le preoccupazioni del mondo della sanità rispetto al disegno di legge Calderoli che avanza in Parlamento. L’articolo "Avvertenze sulla devolution della sanità italiana" cita il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta e i suoi timori che le diseguaglianze fra cittadini cresceranno. L’articolo ricorda come la Costituzione divida le competenze di governo e regioni in sanità dal 2001 in questo modo: il governo fissa i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che garantiscono il diritto alla salute di ogni italiano, e gli obiettivi del Servizio sanitario nazionale da raggiungere in tutte le regioni. E queste ultime pianificano ed organizzano l'erogazione dei servizi sanitari. In base al ddl Calderoli, le Regioni rese autonome (tra quelle a statuto ordinario) avrebbero il controllo totale su tutta la loro assistenza sanitaria. In questo modo, secondo i sostenitori la gestione del diritto alla salute si avvicinerebbe di più ai cittadini e ci sarebbero anche risparmi; secondo i critici si amplierebbero i divari tra Nord e Sud. Che sono già gravi. Cartabellotta ricorda come la speranza di vita nazionale sia 82,6 anni, ma a Nord si arriva a 84,2 anni in Trentino, mentre a Sud in Campania si vive in media 81 anni, e in tutte e 8 le regioni del Mezzogiorno la speranza di vita è inferiore alla media nazionale. Inoltre, se la mortalità infantile è di 1,8 morti ogni 1000 nati vivi in Toscana, è quasi il doppio in Sicilia (3,3) e più del doppio in Calabria (3,9). Nei programmi di screening gratuiti la copertura è dell'80% delle donne al Nord, del 76 al Centro e solo del 58 al Sud. L'articolo ricorda anche la lettera aperta di 14 ricercatori e medici, tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi, con cui è stato chiesto al Governo di escludere la sanità dalle riforme sull’autonomia, e garantire più risorse al SSN esistente, “definanziato negli ultimi 10 anni per oltre 37 miliardi di euro”. Dai dati Istat emerge che 4,5 milioni di persone hanno rinunciato alle cure o intrapreso viaggi nei grandi ospedali del Nord per problemi economici, o di lunghezza delle liste d'attesa. Oppure si sono rivolti al privato, chi ha potuto si è assicurato. C’è infine il timore, espresso da Pierino Di Silverio, segretario Anaao Assomed, che le regioni autonome più ricche offrano retribuzioni migliori ai sanitari del Sud che andrebbero via lasciando vuote le corsie. Anaao Assomed è pronta a promuovere un referendum sull’autonomia in sanità. L’articolo riporta infine un parere della Commissione europea con timori sulla tenuta della spesa sanitaria nazionale.
Intanto in parlamento prosegue l’esame del DDL Calderoli, incardinato alla Camera come AC1665. Il percorso è lungo, il testo è stato presentato alla Camera lo scorso febbraio. In commissione Affari costituzionali in Senato l’esame in era durato da maggio a novembre 2023. Quattro le pregiudiziali presentate dalle opposizioni sul testo portato in aula. Tre sono di costituzionalità di Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Partito democratico e una di merito del M5s. Saranno esaminate e votate prima di passare all’esame specifico, uno per uno, dei dieci articoli del disegno di legge. L’iter tormentato è accompagnato da manifestazioni di piazza come quella di Cgil a Napoli. Nei giorni scorsi è intervenuta criticamente anche la Conferenza episcopale italiana con queste frasi: "Ci preoccupa qualsiasi tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra territori, tra aree metropolitane e interne, tra centri e periferie (…) il progetto di legge con cui vengono precisate le condizioni per l'attivazione dell'autonomia differenziata rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica". Il Ministro per le Autonomie Roberto Calderoli, relatore della proposta di legge, osserva però che in fondo l’autonomia è obiettivo di tutte le regioni: su 15 a statuto ordinario, cioè quelle interessate ad ottenerla, solo l’Abruzzo non l’ha chiesta.
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