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26 Luglio 2023

Liste attesa, Cittadinanzattiva: ritardi su visite ed esami anche in Regioni virtuose

Nel servizio sanitario nazionale è sempre più difficile abbattere le liste d’attesa. Ne sanno qualcosa Lazio Emilia-Romagna Liguria e Puglia, regioni dove Cittadinanzattiva ha realizzato un’indagine per quattro tipi di visita specialistica e di esami diagnostici


Nel servizio sanitario nazionale è sempre più difficile abbattere le liste d’attesa. Ne sanno qualcosa Lazio Emilia-Romagna Liguria e Puglia, regioni dove Cittadinanzattiva ha realizzato un’indagine per quattro tipi di visita specialistica (cardiologica, ginecologica, pneumologica, oncologica) e di esami diagnostici (eco addome e mammografia). L’indagine è stata realizzata in 12 Asl, due Romane, quindi Viterbo, le Ausl di Bologna-Reggio Emilia-Parma, le AS di Genova, Imperia e La Spezia e le AS Bari Lecce e Taranto, scelte in base alla puntualità nell’aggiornare i dati sulle piattaforme web. I dati peggiori in Puglia. A Lecce nessuna visita pneumologica con priorità D è garantita nei 30 giorni previsti; a Bari è garantita una visita ginecologica su dieci entro i 10 giorni della priorità B ed è espletato solo il 14,39% delle ecografie negli stessi termini; a Taranto, i tempi di attesa sono rispettati in un terzo dei casi, ma anche qui per una visita pneumologica con priorità B i 10 giorni sono rispettati solo in un caso su cinque. Male anche la Liguria: per una visita cardiologica con priorità D (entro 30 giorni), ad Imperia-AS1 si aspettano 159 giorni; per una mammografia con priorità P (da svolgere entro 120 gg), a La Spezia AS5 si arriva a 253 giorni; per un’eco addome completa con priorità D (entro 60 gg), a Genova AS 3 si attendono 270 giorni, quasi 5 volte più dei tempi di legge.  Sempre ad Imperia, per l’ecodoppler con priorità D si attendono 318 giorni, e 301 per la colonscopia, contro i 30 giorni previsti dalla legge; alla Spezia i giorni d’attesa sono 242 contro i 10 previsti per prestazioni con codice B, e salgono a 350 (cioè un anno, più di Imperia) per la categoria D e 546, oltre un anno e mezzo, per la categoria P-programmabile; a Genova, si registrano criticità per la risonanza magnetica encefalo – 221 giorni rispetto ai max 30 previsti per il codice D – e 209 sui 60 previsti con codice D per la visita specialistica di medicina fisica e riabilitativa.

Meglio Emilia-Romagna e Lazio. Nella prima regione spicca in negativo Reggio, dove per la visita pneumologica le tempistiche sono rispettate solo nel 39% dei casi, e Bologna dove il rispetto dei tempi di attesa per la visita endocrinologica è garantito solo nel 13% dei casi. A Reggio l’Ausl garantisce la visita diabetologica nei tempi nel 57% dei casi; l’AUSL Parma rispetta i tempi per l’eco della mammella nel 42% dei casi. A Roma 4 per un’eco addome completa con priorità B da eseguire entro 10 giorni i tempi sono rispettati solo nel 18,2% dei casi; per una visita cardiologica con priorità D (entro 60 giorni), a Viterbo si rispettano i tempi in meno di un caso su due. All’Asl Roma 1 ci sono criticità su visita pneumologica ed eco addome completa che in codice P sono espletate nei 120 giorni canonici solo nel 61 e nel 58% dei casi mentre solo il 14,3% delle ecografie mammella monolaterale è eseguito nei tempi previsti. A Roma 4, sulle Rm tempi rispettati solo in percentuali comprese tra il 12 e il 33%.

Cittadinanzattiva ha chiesto nei giorni scorsi alle Regioni di produrre i dati sulle prestazioni erogate in regime pubblico ed in intramoenia, e di verificare eventuali provvedimenti messi in atto dalle amministrazioni ove nell’intramoenia sia stato superato il tetto previsto dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa. La Regione Campania segnala intanto che il numero di prestazioni del SSN è inferiore, in tutti gli ospedali e per tutti gli esami e le visite monitorate, a quelle erogate in intramoenia. Nel 2022 all’Ospedale Cardarelli di Napoli sono state somministrate 1255 visite ortopediche in intramoenia e nel pubblico 112; all’Ospedale dei Colli sempre a Napoli, nessun eco addome è stato eseguito nel pubblico, ne sono stati fatti 111 in intramoenia; al Moscati di Avellino sono state somministrate 7 visite cardiologiche pubbliche e 979 in regime di intramoenia; al San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona a Salerno, 91 ecografie ostetriche nel canale pubblico e 329 in intramoenia. «In alcune situazioni l'intramoenia, con il pronto soccorso, è diventata la principale porta di accesso dei cittadini al SSN. A questa distorsione si rimedia investendo sulle risorse umane e tecniche per ampliare gli orari di apertura al pubblico degli ambulatori, mettendo in rete nei Cup le agende di prenotazione di tutte le strutture pubbliche e private, e bloccando, a livello regionale, le prestazioni in intramoenia ove superino quelle erogate nel canale pubblico, come previsto dallo stesso Piano di Governo delle liste di attesa», dice Annalisa Mandorino Segretaria Generale di Cittadinanzattiva. E ricorda che «ancora un terzo dei 500 milioni di euro destinati dallo stato al recupero delle prestazioni non erogate a causa della pandemia non sono stati impiegati dalle Regioni. «Si tratta di circa 165 milioni che rischiano di andare sprecati. Gli ultimi monitoraggi pubblici dicono che il Molise ha investito solo l'1,7% dei 2,5 milioni a disposizione, la Sardegna il 26%, la Sicilia il 28, Calabria e Bolzano il 29%».

TAG: CITTADINANZATTIVA, ITALIA, REGIONI

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