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25 Maggio 2026Al Congresso nazionale Fadoi di Rimini l’architetto Massimiliano Fuksas richiama il ruolo della sanità territoriale e propone ospedali “a misura d’uomo”

“L’ospedale non deve essere soltanto un luogo di cura, ma uno spazio di accoglienza, relazione e comunità”. È il messaggio lanciato dall’architetto Massimiliano Fuksas intervenendo al Congresso nazionale Fadoi in corso a Rimini.
Nel suo intervento Fuksas ha affrontato il tema del futuro degli ospedali e della medicina territoriale, sottolineando la necessità di rafforzare i presidi sul territorio per ridurre il sovraccarico delle strutture ospedaliere.
“Tutti parlano di presidi territoriali, ma spesso non esistono davvero. Così le persone finiscono direttamente in ospedale, creando una pressione enorme sulle strutture”, ha affermato. Secondo Fuksas “il primo presidio è la casa”, attraverso strumenti di monitoraggio collegati a una rete territoriale in grado di seguire i cittadini.
L’architetto ha inoltre richiamato la necessità di superare una visione frammentata e iperspecialistica della medicina: “Il medico deve tornare a essere una figura di riferimento, quasi un regista, capace di coordinare le competenze e accompagnare il paziente”.
Ampio spazio anche al tema dell’architettura ospedaliera. Fuksas ha criticato il modello dei grandi ospedali verticali e ipertecnologici, sostenendo la necessità di strutture “a scala umana”, immerse nel verde e integrate nel tessuto urbano.
“Non possiamo continuare a costruire gigantesche macchine ospedaliere di quindici piani, spesso disumane”, ha dichiarato. “L’ospedale deve essere parte integrante della città e non relegato nelle periferie o vicino ai raccordi autostradali”.
Nel dialogo con gli internisti di Fadoi, Fuksas ha indicato anche la necessità di creare all’interno degli ospedali spazi condivisi e aree di incontro per pazienti, familiari e operatori sanitari.
“Bisogna creare luoghi comuni, spazi di incontro, perfino ristoranti aperti al pubblico dove medici, infermieri, pazienti e famiglie possano convivere”, ha affermato, proponendo anche aree dedicate allo smart working per i caregiver.
Nel suo intervento l’architetto ha infine richiamato l’importanza di mantenere centrale il rapporto umano anche nello sviluppo tecnologico e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale: “La tecnologia deve essere al servizio delle persone. Ma ciò che manca oggi è soprattutto la comunità. Umanità e comunità sono le due parole chiave per costruire la sanità del futuro”.
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