Farmaceutica
23 Marzo 2026Nel 2025 aumentano le importazioni dalla Cina (+20,1%), con un forte incremento nel farmaceutico

Nel 2025 le importazioni italiane dalla Cina sono cresciute del 20,1%, con un incremento eccezionale nel settore farmaceutico, passato da 680 milioni a oltre 7,7 miliardi di euro, in un quadro segnato dai nuovi dazi e dalla ridefinizione dei flussi commerciali. È quanto emerge dal Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2026 dell’Istat.
L’aumento dell’import riguarda in generale i flussi provenienti dall’area extra-Ue, ma nel caso della Cina assume un rilievo specifico anche per il peso crescente di questo Paese nelle forniture italiane. Nel 2025, infatti, la quota dell’import cinese ha raggiunto il 10,3% del totale, superando quella di altri partner europei come Germania, Francia e Spagna.
Il dato più rilevante riguarda il comparto farmaceutico, che registra una crescita del 933,7%. Gli acquisti passano da 680 milioni a oltre 7,7 miliardi di euro, superando il valore delle importazioni farmaceutiche dagli Stati Uniti registrato nel 2024. Secondo l’Istat, l’elevata incidenza di imprese multinazionali nel settore è compatibile con un processo di riorganizzazione dei flussi produttivi e commerciali in risposta al mutato scenario internazionale.
Il contesto è quello delle restrizioni al commercio introdotte nel 2025, che hanno inciso sulla dinamica degli scambi, pur con effetti complessivamente contenuti sull’export italiano. L’imposizione dei dazi ha contribuito a modificare le rotte commerciali e a rafforzare il ricorso a forniture extra-Ue, in particolare nei comparti a più alta integrazione globale.
Parallelamente, cresce il ruolo degli input produttivi provenienti dalla Cina per la manifattura italiana, aumentati del 60% nel periodo 2017-2025. Un dato che segnala una crescente integrazione delle filiere e una maggiore esposizione del sistema produttivo nazionale alle dinamiche dei mercati internazionali.
Nel complesso, il Rapporto evidenzia come l’Italia sia tra le principali economie europee più esposte all’import cinese, in un contesto in cui le catene del valore risultano sempre più influenzate da fattori geopolitici e da scelte strategiche delle imprese multinazionali.
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