Dazi
04 Aprile 2025Secondo una scheda informativa della Casa Bianca pubblicata poco dopo il discorso del presidente Usa, la politica dei dazi del 20% sull'Unione Europea dovrebbe escludere almeno per il momento i prodotti farmaceutici

I dazi dell'amministrazione Trump sono operativi e aprono scenari preoccupanti, ma almeno per ora non si sono abbattuti sui farmaci importati dall'Europa, Italia compresa. Secondo una scheda informativa della Casa Bianca pubblicata poco dopo il discorso del presidente Usa durante il 'Liberation Day', la politica dei dazi - del 20% sull'Unione Europea - dovrebbe escludere almeno per il momento i 'prodotti farmaceutici'. Un sospiro di sollievo per l'industria farmaceutica che già aveva paventato un danno economico. Come sottolineano i media americani, Trump nel suo discorso non ha menzionato dazi specifici sulle importazioni di farmaci - dovevano essere del 25% o superiori - che invece aveva indicato in una riunione del suo Gabinetto la scorsa settimana. E nella scheda informativa le tariffe reciproche, "considerate la pietra angolare del piano - evidenziano diverse testate Usa - escludono i prodotti farmaceutici".
Ma l'omissione dei medicinali dal 'Liberation Day' non significa "che le tariffe specifiche per i prodotti farmaceutici siano fuori discussione", hanno evidenziato diversi analisti. E lo stesso Trump ha sottolineato come “i dazi sulla farmaceutica e i chip inizieranno presto. “Sui chip inizieremo molto presto. Stiamo guardando alla farmaceutica ora, annunceremo qualcosa nel futuro a breve”, ha osservato Trump.
Il presidente di Farmindustria Marcello Cattani sottolinea “non bisogna reagire con contro-dazi perché vi sono, nell'ambito del ciclo produttivo dei farmaci made in Italy - siamo il primo Paese in Europa e di fatto al mondo - diversi passaggi che spostano farmaci, semilavorati, ingredienti attivi da una sponda all'altra dell'Atlantico nell'ambito del processo”. E ancora: “Crediamo che parallelamente si debba insistere con l'espansione su altri mercati ma gli Usa restano un Paese alleato ed un Paese fondamentale del patto Atlantico con cui dialogare, negoziare e preservare un concetto di sicurezza globale”.
Sul piano pratico, le cifre in ballo sono enormi. L’Istat calcola che nel 2024 l’Italia è riuscita ad esportare negli Stati Uniti farmaci per un valore di 9,8 miliardi di euro, molto più di quanto abbia importato (1,4 miliardi); un dato sensibilmente superiore rispetto ai 7,7 miliardi del 2023. Difficile stilare la classifica dei farmaci italiani che arrivano direttamente nelle case degli americani. Si sa però che le maggiori regioni che esportano farmaci sono la Toscana che, solo considerando il quarto trimestre 2024, ha spedito negli Usa farmaci per un valore di 915 milioni di euro, la Lombardia (oltre 465 milioni) e il Lazio (407,2 milioni), molto più staccate Abruzzo e Marche. Firenze ospita la più grande industria farmaceutica del nostro Paese, il Gruppo Menarini. Non solo Firenze: da Siena a Livorno, da Prato a Pisa e Lucca, in quasi tutta la regione operano importanti aziende, anche non italiane: qui hanno sede importanti poli produttivi o di ricerca di colossi del calibro dell’americana Lilly, della giapponese Takeda, o della britannica Gsk.
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