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Farmaci

24 Novembre 2023

Il farmaco come bene su cui investire: ecco la chiave per rilanciare il settore

Considerare il farmaco come bene sul quale investire e non come costo. Tra le strategie per promuovere questo cambio ci sono la partnership pubblico/privato e la collaborazione tra i diversi stakholder


Considerare il farmaco come bene sul quale investire e non come costo è la chiave per rilanciare il settore farmaceutico in Italia e in Europa: una strategia sulla quale si sono trovati d’accordo gli esperti riuniti per il convegno ‘Il farmaco e la farmaceutica: quale strategia per l’Italia e l’Europa?’ che si è tenuto lo scorso 20 ottobre nell’ambito di FarmacistaPiù, il congresso dei farmacisti italiani.
L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti (Fofi), e Marco Cossolo, presidente di Federfarma. “Uno dei problemi in Italia è la scarsa attrattività per le aziende, soprattutto per il peso della burocrazia, che non dà garanzie agli investitori”, ha spiegato Mandelli, osservando come sia importante, invece, “far capire che investire nel settore è un bene per l’Italia, proprio per la qualità della produzione, per la qualità dei ricercatori e per la qualità di tutta la filiera”. La soluzione per rilanciare il settore, secondo Mandelli, è “mettere al centro una partnership pubblico/privato e puntare sulla collaborazione dei vari attori coinvolti facendo un tagliando della operatività attuale”.
Marco Cossolo, invece, è entrato più sul pratico, spiegando che, in Europa, “la strategia prima della pandemia era di contenimento dei costi, ma questo ha comportato aspetti negativi, tra cui le carenze conseguenti alla delocalizzazione della produzione”. Inoltre, “l’aumento dei costi e l’impennata dell’inflazione sono, ormai, poco sostenibili”, ha evidenziato il presidente di Federfarma che, come soluzione, propone di “cambiare strategia in termini di investimenti e di superata la legge, ormai obsoleta, che sposta la distribuzione di determinati farmaci agli ospedali”.
All’incontro è intervenuto anche Salvatore Butti, presidente di Assosalute, che riagganciandosi al discorso di Cossolo ha sottolineato che “in Italia andrebbe rivisto anche il passaggio di alcuni prodotti di prescrizione alla dispensazione come farmaci da banco, come avviene in altri Paesi europei”. E in ogni caso, ha concluso Butti, “una connessione tra Italia ed Europa necessita di allineamenti che sono ancora da mettere in atto”. Il punto di vista delle aziende produttrici dei farmaci equivalenti è arrivato, invece, da Enrique Häusermann, presidente di Eguaglia. “Con il Covid, a livello europeo abbiamo scoperto un nuovo mondo della farmaceutica perché qualcosa non ha funzionato”. In particolare, Häusermann ha spiegato che l’Europa “è schiacciata tra un mondo che fa Ricerca&Sviluppo, ovvero gli USA, e un mondo che produce l’80% delle molecole, che è il mondo asiatico: a questo conseguono le difficoltà che abbiamo”, ha spiegato il presidente di Eguaglia, concludendo che, tuttavia, “se c’è la volontà si riescono a superare tutti gli ostacoli”.
Mario Giaccone, tesoriere FOFI, ha rimarcato, poi, che “un accesso equo all’assistenza sanitaria è uno dei pilastri della salute in Europa. Tuttavia, nonostante i progressi negli ultimi anni, non è uniforme in tutto il territorio”. La pandemia, secondo Giaccone, “se da un lato ha fatto emergere la vulnerabilità del sistema, ha anche evidenziato come una cooperazione efficace consenta di raggiungere successi precedentemente insperati”. In questo senso, per considerare la sanità come un investimento, secondo Giaccone “l’UE ha bisogno di un nuovo approccio, che preveda industria forte, competitiva, verde e un mercato unico ed efficiente, con una catena di approvvigionamento internazionale più rapida possibile e che copra l’intero ciclo di vita del farmaco”.
Al convegno è stato invitato anche Arturo Cavaliere, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e del Servizi Farmaceutici (Sifo) che ha parlato, invece, del valore dell’innovazione e della ricerca. Cavaliere ha evidenziato “la necessità di potenziare requisiti tecnologici e strutturali e in quest’ottica, il DM70 deve essere un’opportunità non più procrastinabile per ciò che concerne gli investimenti”. In questo modo, infatti, si dà possibilità, ai cittadini, di “avere accesso precoce a trattamenti innovativi”, ha sottolineato Cavaliere spiegando che “anche la possibilità di rivedere le gare di appalto negli ospedali, premiando una produzione che dovrà restare nel nostro Paese o le aziende che investono in qualità, può essere una strategia vincente”.
Walter Marrocco, responsabile scientifico della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), ha portato il punto di vista di questi ultimi, sottolineando che “la prima cosa è migliorare i rapporti e la condivisione di queste tematiche tra tutti gli stakeholder”. L’altro aspetto che ha sottolineato Marrocco “è andare verso la territorializzazione del farmaco che deve arrivare il più vicino possibile al paziente, anche come approccio funzionale, coinvolgendo sempre di più la medicina generale anche nella prescrizione di farmaci innovativi”. Inoltre, secondo il rappresentante della Fimmg, “il farmaco deve essere un bene da valutare con le evidenze dal real world e in questo l’Italia può essere avvantaggiata perché ha una medicina territoriale abbastanza unica nelle sue caratteristiche; una risorsa diversa, che altri paesi non hanno”. Mentre Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, ha sottolineato che, nonostante la filiera del farmaco sia stata messa a dura prova dal Covid, “ha dato una straordinaria risposta e da queste esperienze bisogna trarre spunti”. Secondo Mirone, in particolare, “bisogna cercare di portare un nuovo modello all’attenzione del pubblico decisore, riportando una serie di farmaci vicino ai cittadini, per dare un senso a ciò che è stato detto sulla prossimità, sostenendo tutti gli anelli della filiera, compresa la distribuzione intermedia”.

TAG: FARMACEUTICA

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