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06 Aprile 2023

Salute mentale, da Case Comunità possibili risposte pazienti. L’indagine

Solitudine ed emarginazione, questi i comportamenti che seguono al sopraggiungere di malattie mentali. La necessità di una presa in carico inclusiva risulta più che mai essenziale, un’esigenza che potrebbe essere adempiuta attraverso un’implementazione delle Case di Comunità. Il quadro emerge da un’indagine qualitativa realizzata da Fondazione Onda e SINPF


Solitudine ed emarginazione, questi i comportamenti che seguono al sopraggiungere di malattie mentali. La necessità di una presa in carico inclusiva risulta più che mai essenziale, un’esigenza che potrebbe essere adempiuta attraverso un’implementazione delle Case di Comunità. È questo il quadro che emerge da un’indagine qualitativa sul paziente affetto da psicosi e dai caregiver realizzata da Fondazione Onda e SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, in collaborazione con Elma Research, e presentata in un Convegno con il contributo non condizionante di Otsuka Pharmaceutical Italy. «Stigma e mancanza di informazioni nei confronti della malattia mentale contribuiscono al ritardo nell’inquadramento diagnostico e nel referral ai servizi territoriali: il medico di medicina generale, tendenzialmente primo contatto delle famiglie, rischia di essere allertato in ritardo, soprattutto se la sintomatologia è attenuata», commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda. «L’obiettivo è ridurre il divario tra le regioni mediante strumenti che rispondano ai bisogni della persona dal punto di vista sociale, clinico e funzionale» dice. Ugo Cappellacci, Presidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati «Grazie ai fondi europei disponibili sarà possibile modernizzare i reparti, rendere più efficienti le prestazioni all’esterno degli ospedali, reclutare personale e offrire prestazioni calibrate sul paziente».

«La conoscenza del PNRR, di pazienti e caregiver, rispetto alla gestione della salute mentale è ancora quasi nulla, ma la prospettiva accende aspettative positive. In questo contesto le Case di Comunità potrebbero rappresentare, se implementate, una risposta efficace», aggiunge Merzagora. Il PNRR è un tema di cui sfuggono agli intervistati le implicazioni pratiche, in particolare rispetto alla Sanità e alla gestione della malattia mentale. Ma, una volta compreso il piano, emergono reazioni positive rispetto all’ottica di una sanità più vicina alle persone, meno stigmatizzante, e alla gestione semplificata delle emergenze, data la maggiore disponibilità offerta dal servizio: accessibilità delle strutture territoriali h24, 7/7, nell’idea di una prima presa in carico più rapida, efficace e alternativa al Pronto Soccorso o al reparto psichiatrico; una gestione più efficace in caso di ricadute; presenza valorizzante di figure specialistiche e di psicoterapeuti affiancati al MMG, in grado di effettuare una prima valutazione. Le Case di Comunità appaiono come una possibile risposta al bisogno di strutture ‘intermedie’ a connotazione non prettamente psichiatrica, più inclusive e vicine. Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono circa 24 milioni le persone che nel mondo soffrono di psicosi schizofrenica a un qualunque livello. La malattia si manifesta in percentuali simili negli uomini e nelle donne. Nelle donne si osserva la tendenza a sviluppare la patologia in età più avanzata. In Italia vi sono circa 245.000 persone che soffrono di questo disturbo. La malattia si manifesta di solito tra i 18 e i 28 anni. L'esordio è frequentemente preceduto da fasi sintomatologiche attenuate in cui la persona si chiude in sé stessa, appare sempre meno interessata al mondo circostante, lascia senza motivo amici e relazioni sentimentali, perde il lavoro o interrompe la scuola.

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