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Oncologia

18 Marzo 2026

Tumore ovarico, nuove terapie da rendere accessibili. Il nodo dell’equità

A Sorrento, durante l’evento FOLight, emerge la richiesta di rendere disponibili in modo rapido e uniforme le nuove terapie per il tumore ovarico


tumore utero 1

Oltre 52.000 donne in Italia vivono con una diagnosi di tumore ovarico e ogni anno si registrano più di 5.400 nuovi casi. Otto pazienti su dieci ricevono una diagnosi in fase avanzata. È il quadro emerso durante l’evento scientifico FOLight – Discovering new frontiers in Ovarian Cancer, in corso a Sorrento il 16 e 17 marzo, organizzato da AbbVie.

Il carcinoma ovarico resta una delle neoplasie ginecologiche più complesse da trattare. “Tra quelli ginecologici il carcinoma ovarico è il più insidioso e non presenta sintomi specifici – sottolinea Sandro Pignata, Direttore Uro-ginecologia INT-IRCCS Fondazione Pascale di Napoli –. Il risultato è che appena un caso su dieci viene individuato quando la malattia è confinata alle ovaie”.

Nelle forme avanzate, le opzioni terapeutiche restano limitate, in particolare per le pazienti resistenti alla chemioterapia a base di platino. “La neoplasia tende a recidivare nel 70% dei casi di stadio III e IV – aggiunge Pignata – e la resistenza ai farmaci tradizionali è molto frequente”.

La ricerca si sta concentrando su nuove strategie di medicina di precisione, tra cui gli anticorpi farmaco-coniugati. “Il recente arrivo degli anticorpi farmaco-coniugati rappresenta una svolta importante – afferma Anna Fagotti, Direttrice UOC Carcinoma ovarico del Policlinico Gemelli IRCCS –. Sono terapie che devono essere al più presto rese disponibili ed effettivamente fruibili in Italia”.

Tra le innovazioni citate, mirvetuximab soravtansine, già autorizzato a livello europeo a fine 2024, ha mostrato di ritardare la progressione della malattia e migliorare la sopravvivenza nelle pazienti selezionate sulla base del biomarcatore FRα.

Accanto all’innovazione terapeutica, emerge il tema dell’accesso. “Gli anticorpi farmaco-coniugati stanno cambiando le prospettive per molte pazienti – osserva Ilaria Bellet, Presidente ACTO Italia –. Serve renderli disponibili in modo tempestivo e omogeneo sul territorio”.

Sulla stessa linea l’intervento dell’azienda promotrice dell’evento. “Dobbiamo continuare a collaborare con le istituzioni, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti per riconoscere il valore dell’innovazione terapeutica, renderla disponibile in modo rapido ed ampio a tutti coloro che ne hanno bisogno ed integrarla tempestivamente nella pratica clinica”, dichiara Fabrizio Greco, Amministratore delegato di AbbVie Italia.

Il confronto tra clinici, istituzioni e associazioni evidenzia quindi un duplice nodo: da un lato la diagnosi ancora tardiva nella maggior parte dei casi, dall’altro la necessità di garantire un accesso equo alle nuove opzioni terapeutiche disponibili.

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