Malattie rare
16 Giugno 2026Dal primo Summit nazionale nasce il documento in 8 punti siglato da 90 scienziati. Il sottosegretario Gemmato: “Siamo un’eccellenza da esportare in Europa, ora puntiamo ad azzerare le differenze tra Regioni”

Un piano d'azione concreto in otto punti per ridisegnare l'assistenza, accelerare la ricerca e portare l'esperienza italiana sui tavoli dell'Unione Europea. Si chiama “Carta di Roma” ed è il documento d'indirizzo strategico nato dal primo Summit nazionale sulle politiche per le malattie rare, che ha visto confrontarsi nella Capitale novanta tra i massimi scienziati ed esperti del settore. Il testo mette a fuoco le principali criticità della sanità italiana ed europea, proponendo soluzioni a lungo termine che spaziano dalla governance alla continuità delle cure. A presentare il documento è stato il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che ha ricordato come l'Italia parta da una posizione di forte leadership scientifica: “Siamo primi nel continente per diagnosi, prese in carico e cura dei pazienti affetti da queste patologie. Proprio per questo presenteremo la Carta in Europa, per dare il nostro contributo sul tema dei trattamenti”.
Una necessità reale, se si considera che la sfida terapeutica resta enorme. “Ad oggi – ha spiegato il sottosegretario – solo il 5% dei due milioni di italiani con una malattia rara ha una terapia risolutiva. Il nostro obiettivo strategico è mettere a sistema le nostre reti di eccellenza, integrandole ancora di più nel network europeo delle Ern, affinché anche i casi più rari e isolati possano avere una diagnosi precoce e una cura tempestiva”. Sul fronte interno, la Carta di Roma punta a risolvere uno dei nodi storici della nostra sanità. “Dobbiamo raggiungere la perequazione delle differenze a livello nazionale – ha sottolineato Gemmato – non solo tra Nord e Sud, ma addirittura all'interno delle stesse aree regionali”.
Le otto proposte operative per l'Italia e l'Europa nate dai tavoli di lavoro:
Il passaggio all'età adulta: Sviluppare percorsi strutturati per il passaggio del paziente dalle cure pediatriche a quelle dell'adulto e dell'anziano. Come modello di buona pratica viene indicata l'esperienza del Policlinico Gemelli di Roma, che divide i malati in tre categorie specifiche (paziente competente, disabile longevo e bambino maggiorenne) per garantire la continuità terapeutica tra il pediatra e il medico di famiglia.
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