liste attesa
30 Aprile 2026Lo Spazio europeo dei dati sanitari introduce un dataset minimo condiviso e nuove regole di accesso. L'intervista per Sanità33 ad Americo Cicchetti
Le liste d’attesa si riducono agendo su tre leve: monitoraggio, potenziamento dell’offerta e governo della domanda. È la sintesi indicata da Americo Cicchetti, docente di Organizzazione aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore di Altems, in un’intervista a Sanità33, richiamando anche le direttrici previste dal DL 73/2024.
“Abbiamo puntato molto su offerta e monitoraggio. Ora emerge l’importanza di governare la domanda”, spiega Cicchetti. In questo ambito, un ruolo centrale è affidato all’appropriatezza prescrittiva e all’adozione di buone pratiche. Le Regioni stanno adottando modalità diverse per orientare i comportamenti dei professionisti, anche attraverso strumenti di indirizzo e raccomandazioni. Un contributo strutturato arriva dall’Istituto superiore di sanità, che affianca al sistema nazionale delle linee guida un lavoro specifico sulle buone pratiche. Si tratta di raccomandazioni operative, basate sia su evidenze sia sull’esperienza del Servizio sanitario nazionale. Il patrimonio in sviluppo è ampio, con circa mille documenti che dovranno essere progressivamente digitalizzati e resi fruibili come strumenti operativi.
Tra gli strumenti a supporto dell’appropriatezza rientra anche una piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata in ambito Agenas, attualmente in fase di sperimentazione con 15 medici di medicina generale. Il sistema utilizza una base di conoscenza certificata, composta da linee guida e buone pratiche, per supportare le decisioni cliniche e orientare le prescrizioni. Accanto al tema delle liste d’attesa, l’intervista affronta lo Spazio europeo dei dati sanitari, definito da Cicchetti un cambiamento “potenzialmente epocale”. Il regolamento, di applicazione obbligatoria, introduce un dataset minimo condiviso tra i 27 Paesi e punta a garantire la portabilità dei dati clinici.
L’utilizzo dei dati si articola su due livelli. Il primo riguarda l’assistenza sanitaria, con la possibilità di accedere alle informazioni cliniche anche in contesti transfrontalieri. Il secondo riguarda l’uso per ricerca, studio e sviluppo industriale, con regole specifiche per l’accesso e la protezione dei dati, che devono essere anonimizzati o pseudonimizzati. Il percorso attuativo è affidato a 33 atti implementativi, di cui tre già elaborati, che definiranno standard, modalità di accesso e criteri di interoperabilità entro marzo 2027. Tra gli elementi chiave anche la definizione dei punti di accesso nazionali ai dati, sui quali la Commissione europea raccomanda un modello il più possibile centralizzato.
Per il Servizio sanitario nazionale, il regolamento rappresenta una spinta a rafforzare i sistemi di gestione del dato. In Italia il percorso si innesta sugli investimenti del Pnrr, in particolare sul Fascicolo sanitario elettronico 2.0 e sull’ecosistema dei dati sanitari. Il Fascicolo è già disponibile, ma presenta livelli di utilizzo ancora variabili. “Dobbiamo imparare a usare queste potenzialità”, osserva Cicchetti. L’adozione richiede anche una revisione dei percorsi di cura per valorizzare i dati raccolti. Sul fronte dei cittadini, resta centrale il tema della comunicazione e della consapevolezza, con un ruolo chiave affidato al medico di famiglia come interlocutore diretto. “Gli strumenti ci sono”, conclude Cicchetti. “La sfida è utilizzarli in modo coordinato e tempestivo”.
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