Dolore
23 Giugno 2026Presentata al Senato la prima indagine nazionale dell'Alleanza sul Dolore

Il 57% delle persone con dolore cronico non è mai stato inserito in un percorso strutturato di cura e tre pazienti su quattro convivono con questa condizione da oltre cinque anni. È quanto emerge dalla survey Vivere con il dolore cronico: impatto del dolore nella vita quotidiana, promossa dall'Alleanza sul Dolore e presentata il 23 giugno presso la Biblioteca Spadolini del Senato della Repubblica.
La ricerca è stata realizzata su un campione di 1.267 persone con differenti patologie accomunate dalla presenza di dolore cronico, coinvolte attraverso le associazioni aderenti all'Alleanza. Il profilo prevalente è quello di una donna tra 46 e 60 anni che convive con il dolore da oltre cinque anni. Tra le condizioni rappresentate figurano fibromialgia, artriti, endometriosi, emicrania, patologie autoimmuni, diabete, malattie croniche intestinali e neuropatie.
Secondo i risultati, il dolore incide in modo significativo sul benessere emotivo (56%), sull'attività fisica (54%), sul lavoro o studio (51%) e sul sonno (51%). L'80% degli intervistati attribuisce punteggi elevati all'impatto della stanchezza fisica e mentale sulla vita quotidiana.
La survey evidenzia inoltre ritardi diagnostici che in alcuni casi superano i cinque anni e una diffusa difficoltà di accesso a percorsi assistenziali dedicati. «Il dolore cronico è una condizione diffusa, debilitante e assolutamente sottostimata», ha dichiarato Teresa Petrangolini, fondatrice e coordinatrice dell'Alleanza sul Dolore. «Con questa ricerca desideriamo rilanciare l'impegno a colmare un vuoto di conoscenza sul vissuto dei pazienti e speriamo di smuovere i decisori nazionali e regionali affinché siano finalmente realizzati i contenuti della Legge 38/2010».
Per Lorenzo Latella, componente dell'Alleanza e segretario generale di Opportunity APS, i risultati mostrano che il dolore cronico «continua a essere una condizione largamente sottovalutata e non adeguatamente presa in carico dal sistema sanitario». Latella sottolinea in particolare il numero di persone che riferiscono di non aver mai ricevuto la proposta di un percorso strutturato di cura e i lunghi tempi necessari per ottenere una diagnosi e un trattamento efficace.
L'indagine fotografa anche le conseguenze sulla vita personale e sociale. Il 62% dei partecipanti assegna punteggi elevati all'impatto del dolore sulla capacità di progettare il futuro, mentre il 74% riferisce ripercussioni negative sulla vita affettiva e sessuale. Sul fronte economico, il 35% sostiene una spesa aggiuntiva mensile compresa tra 50 e 150 euro, il 22% tra 151 e 300 euro e l'11% oltre 300 euro.
«Le evidenze scientifiche dimostrano che un accesso tempestivo alle cure appropriate può fare una grande differenza», ha affermato Marco Mercieri, professore di Terapia del dolore all'Università La Sapienza di Roma e componente del Comitato tecnico sanitario ministeriale per l'attuazione della Legge 38/2010. Mercieri ha ricordato che tecniche come la neurostimolazione hanno mostrato benefici clinici nei pazienti con dolore cronico correlato al diabete e che un accesso precoce agli specialisti della terapia del dolore può contribuire a ridurre i costi dei percorsi assistenziali.
L'Alleanza sul Dolore riunisce numerose associazioni di pazienti, tra cui ANMAR, AISM, FAND, Diabete Italia, APMARR, AMICI, FIAO e altre organizzazioni impegnate nella tutela delle persone che convivono con patologie croniche caratterizzate dalla presenza di dolore persistente. L'obiettivo dichiarato è riportare il tema tra le priorità dell'agenda sanitaria nazionale e favorire una piena applicazione delle tutele previste dalla Legge 38.
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