Chernobyl
27 Aprile 2026A 40 anni dal disastro di Chernobyl, l’Istituto Superiore di Sanità ricorda che vecchi dispositivi contenenti materiali radioattivi possono essere ancora presenti nelle abitazioni e indica come gestirli
A quarant’anni dal disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986, l’Istituto Superiore di Sanità richiama l’attenzione sulla possibile presenza, nelle abitazioni italiane, di vecchi oggetti contenenti materiali radioattivi, residui di un’epoca in cui le radiazioni venivano associate anche a presunti benefici terapeutici. L’indicazione è di maneggiarli con cautela e segnalarli agli enti competenti.
L’occasione è il podcast pubblicato dall’ISS sulla risposta italiana all’emergenza del 1986, con la testimonianza di Barbara Caccia, del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni e fisica computazionale, allora in servizio nei laboratori di fisica dell’Istituto. “La prima cosa che ricordo fu una riunione collettiva, fummo tutti chiamati perché l’unica cosa evidente era la portata di questo incidente”, racconta nel podcast.
Accanto alla memoria dell’emergenza, l’ISS segnala un tema ancora attuale: la possibile circolazione di vecchi dispositivi prodotti tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento. In un caso recente, riferisce l’Istituto, una persona ha contattato gli esperti dopo avere ritrovato in casa un ciondolo con la scritta “radiogeno”, conservato per anni come semplice oggetto di famiglia.
Il manufatto è stato ricondotto al marchio Biodoros, che identificava dispositivi commercializzati a Milano tra gli anni ’20 e ’40. Tra questi vi era l’“Emanatore Biodoros”, contenitore nel quale veniva immerso un elemento contenente radio per arricchire l’acqua di radon, allora proposta come trattamento per diversi disturbi.
Secondo l’ISS, tra il 1920 e il 1940 furono venduti numerosi prodotti analoghi nelle farmacie e nei negozi di forniture mediche. Stimare quanti esemplari siano ancora presenti sul territorio nazionale non è possibile, ma gli esperti ritengono plausibile la presenza di almeno alcune migliaia di dispositivi.
Per il riconoscimento, l’Istituto invita a prestare attenzione a parole come “radiogeno”, “radioattivo”, “emanazione”, “attivatore” o “revitalizzatore”. Gli oggetti più frequenti erano brocche, infusori, filtri, contenitori per acqua, ma anche spazzole, creme, cinture lombari e compresse scaldanti.
In caso di ritrovamento, l’indicazione è di non aprire né manomettere l’oggetto e di non smaltirlo nei rifiuti comuni. Se deteriorato, va collocato in un sacchetto sigillato. Per le procedure corrette occorre contattare il nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco, l’Arpa territoriale competente o lo stesso Istituto Superiore di Sanità.
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