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Sanità militare

16 Marzo 2026

Sanità militare, riforma in Parlamento. I sindacati: “Rischio fuga di professionisti”

In discussione alle Commissioni parlamentari la revisione della sanità delle Forze armate


camion militare sanità

È all’esame delle Commissioni parlamentari lo schema di decreto legislativo per la revisione della sanità militare, una riforma che punta a riorganizzare il sistema sanitario delle Forze armate ma che ha già suscitato critiche da parte di alcune organizzazioni sindacali del comparto Difesa e di rappresentanze delle professioni sanitarie.

Il tema è stato rilanciato nei giorni scorsi da diverse sigle sindacali militari, tra cui il Sindacato Italiano Autonomo Militare (SIAM), insieme ad altre Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (APCSM), che hanno espresso contrarietà allo schema di decreto attualmente in discussione. Secondo i sindacati, la riforma rischierebbe di non tenere conto delle indicazioni provenienti dai professionisti del settore e di compromettere l’efficacia dello strumento sanitario militare.

Tra i punti più contestati figura la possibile creazione di un corpo sanitario unico per le Forze armate. Una scelta che, secondo le sigle sindacali, verrebbe introdotta senza un parallelo incremento di risorse economiche e di personale e potrebbe quindi ridurre le specificità organizzative delle singole amministrazioni militari.

Un altro elemento oggetto di critica riguarda l’ipotesi di affidare la direzione della sanità militare a dirigenti civili, pubblici o privati. Secondo i sindacati questa soluzione rischierebbe di snaturare il carattere operativo e funzionale della sanità delle Forze armate.

Nel dibattito sulla riforma è emerso anche il tema della valorizzazione del personale sanitario non medico, con la richiesta di maggiore autonomia professionale e di interventi sulle carriere e sui passaggi di ruolo. Le organizzazioni sindacali segnalano inoltre il rischio di una possibile fuoriuscita di professionisti altamente specializzati verso il sistema sanitario civile, qualora la riforma non affronti in modo adeguato le condizioni di lavoro e di sviluppo professionale.

Parallelamente, alcune organizzazioni professionali hanno richiamato l’attenzione sul tema della libera professione delle professioni sanitarie non mediche. Il sindacato Nursing Up ha sottolineato come, nel Servizio sanitario nazionale, infermieri, ostetriche e altre professioni sanitarie continuino a operare in un quadro normativo caratterizzato da vincoli e autorizzazioni che limitano l’effettiva possibilità di svolgere attività libero-professionale.

Secondo il sindacato, l’eventuale introduzione di nuove forme di autonomia professionale in altri ambiti del sistema sanitario dovrebbe accompagnarsi a una riforma strutturale della normativa che disciplina la libera professione per le professioni sanitarie assistenziali, oggi regolata da proroghe temporanee e da procedure autorizzative spesso restrittive.

Il confronto sulla riorganizzazione della sanità militare si inserisce in un contesto più ampio di riforma delle professioni sanitarie e di revisione dei modelli organizzativi del sistema sanitario. I sindacati del comparto Difesa e le organizzazioni professionali chiedono che il percorso parlamentare consenta di introdurre modifiche al testo per garantire maggiore valorizzazione delle competenze e una più chiara definizione dei ruoli professionali all’interno della sanità militare.

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