Malattie infiammatorie intestinali
12 Marzo 2026Presentata alla Camera l’iniziativa di Assobiotec-Federchimica sulle MICI: obiettivo sviluppare strategie assistenziali più integrate e sostenibili

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) rappresentano una sfida crescente per il Servizio sanitario nazionale. Con l’obiettivo di sviluppare strategie assistenziali più integrate e sostenibili, Assobiotec-Federchimica ha avviato un’iniziativa multistakeholder dedicata alla gestione di queste patologie. Il progetto è stato presentato l’11 marzo alla Camera dei deputati durante l’evento “Le malattie infiammatorie croniche intestinali: il valore della ricerca biotecnologica e della collaborazione fra istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti”.
L’iniziativa nasce all’interno del focus group sulle MICI attivo nel gruppo di lavoro Prevenzione dell’associazione e prevede un percorso di confronto tra istituzioni nazionali e territoriali, clinici, associazioni di pazienti e industria biotecnologica. L’obiettivo è favorire la definizione di percorsi integrati di assistenza, nutrizione e cura sempre più personalizzati, efficaci e sostenibili, valorizzando al tempo stesso l’innovazione scientifica.
Tra gli strumenti previsti dal progetto vi è la realizzazione di un modello econometrico predittivo e previsionale, sviluppato da Altems e Ceis, che dovrà stimare gli effetti economici legati alla disponibilità di nuove soluzioni diagnostiche e terapeutiche. Il modello sarà presentato al termine del percorso di lavoro.
Le MICI, ricorda Assobiotec in una nota, sono patologie croniche e recidivanti che colpiscono spesso persone giovani e hanno un impatto rilevante sulla qualità di vita. Fino al 30% dei pazienti sviluppa ansia o depressione e le malattie possono incidere su vita sociale e lavorativa. Secondo le stime citate nel documento, nei prossimi dieci anni la prevalenza potrebbe aumentare del 30-40%.
Sul piano economico, l’impatto diretto per il sistema sanitario supera 400 milioni di euro l’anno, a cui si aggiunge un costo previdenziale stimato in circa 21 milioni di euro annui.
“La costruzione di modelli previsionali rappresenta uno strumento fondamentale per supportare la programmazione sanitaria e orientare l’allocazione delle risorse in funzione dei reali bisogni della popolazione”, ha dichiarato Eugenio Di Brino, co-founder e partner di Altems Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’obiettivo, ha spiegato, è simulare gli effetti delle diverse strategie di gestione delle MICI e anticipare l’impatto delle innovazioni diagnostiche e terapeutiche, fornendo ai decisori pubblici strumenti utili alla pianificazione delle politiche sanitarie.
“In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento della domanda di salute è essenziale disporre di strumenti capaci di definire i bisogni della popolazione e supportare la programmazione sanitaria”, ha osservato Paolo Sciattella, ricercatore del Ceis-Eehta dell’Università di Roma Tor Vergata, sottolineando il ruolo dell’Health Technology Assessment nella valutazione del valore dei percorsi di diagnosi e cura.
“Con questa iniziativa vogliamo dimostrare che l’adozione appropriata di soluzioni innovative non rappresenta un costo aggiuntivo, ma un’opportunità per offrire ai pazienti diagnosi e trattamenti migliori e per ottimizzare le risorse del Ssn”, ha dichiarato Giorgio Ghignoni, co-coordinatore del gruppo di lavoro Prevenzione di Assobiotec-Federchimica.
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