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Tumori

30 Giugno 2026

Tumori, oltre il silenzio della malattia. Il valore dell'immunoterapia oggi

A Milano, al Teatro Gerolamo, clinici, associazioni di pazienti e la cantautrice Silvia Salemi raccontano cosa significa, oggi, parlare di cancro in termini diversi


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Le recenti approvazioni AIFA dell'immunoterapia nel tumore della vescica, del polmone e dell'endometrio aprono una nuova fase nell'impiego di queste strategie terapeutiche in oncologia. Il punto è stato fatto il 29 giugno a Milano nel corso di un incontro promosso da AstraZeneca, che ha riunito clinici, associazioni di pazienti e istituzioni.

A introdurre i lavori, una riflessione del professor Alberto Mantovani sul sistema immunitario, seguita dagli interventi clinici sulle tre patologie e dalla presentazione di “End of Silence”, il brano della cantautrice Silvia Salemi nato per rompere il silenzio culturale che ancora circonda la parola cancro.

Il sistema immunitario, un'orchestra invisibile

Ad aprire la giornata è stato Alberto Mantovani, Presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e Professore Emerito all'Humanitas University, con una lettura che ha attraversato cento anni di immunologia oncologica. In Italia, tra il 2007 e il 2019, sono state evitate quasi 270mila morti per tumore; nell'ultimo decennio i decessi per cancro sono diminuiti del 9%, e oggi la metà di chi si ammala è destinata a guarire, con un'aspettativa di vita sovrapponibile a quella di chi non ha mai sviluppato la malattia. Risultati a cui ha contribuito quella che Mantovani definisce “immunorevolution”: la rivoluzione dell'immunologia che dall'inizio del nuovo millennio ha trasformato la storia naturale del cancro.

“Il sistema immunitario può essere paragonato a un'orchestra straordinaria ed estremamente complicata, costituita da almeno 4.000 miliardi di diverse componenti”, ha spiegato Mantovani. “Non conosciamo tutti gli orchestrali, gli strumenti e gli spartiti di questa orchestra immunologica. Ma ogni passo avanti nella comprensione si traduce in benefici per i pazienti”. 

Il cancro non è più visto come una malattia centrata solo sulla cellula tumorale, ma come un fenomeno legato al microambiente in cui si sviluppa, di cui fanno parte anche macrofagi e linfociti T regolatori. Da questa visione sono nati i farmaci capaci di sbloccare i checkpoint immunitari, i “freni” che il tumore usa per ingannare ed evadere il sistema immunitario. Il professor Mantovani ha indicato tre pilastri della rivoluzione in corso: gli anticorpi monoclonali, con nuove frontiere come i nanobody derivati da camelidi; i vaccini, sia quelli preventivi già disponibili contro epatite B e Papillomavirus, sia la prospettiva dei vaccini terapeutici; e le terapie cellulari CAR-T, già impiegate in leucemie, linfomi e mieloma multiplo, con l'obiettivo di estenderle ai tumori solidi.

Tumore del polmone: due nuove indicazioni dopo decenni di attesa

Nel 2025 in Italia sono stati stimati 43.500 nuovi casi di tumore del polmone, la seconda neoplasia più frequente dopo quella della mammella. AIFA ha approvato durvalumab in due indicazioni. Nel tumore non a piccole cellule resecabile, ad alto rischio di recidiva, il regime perioperatorio con durvalumab ha mostrato nello studio AEGEAN una riduzione del 32% del rischio di recidiva, progressione o morte rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante, con il quadruplo dei pazienti (17,2% contro 4,3%) in risposta patologica completa. “Riduciamo il numero di recidive, quindi non allunghiamo soltanto la sopravvivenza, ma aumentiamo il numero di guarigioni”, ha sintetizzato Cesare Gridelli, Direttore della UOC di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino.

Nel microcitoma in stadio limitato, neoplasia ferma da oltre quarant'anni, lo studio ADRIATIC ha mostrato con durvalumab in monoterapia una riduzione del rischio di morte del 27% e un vantaggio di sopravvivenza mediana di quasi due anni: 55,9 mesi contro 33,4 con placebo. “È fondamentale il lavoro del team multidisciplinare, per un adeguato inquadramento diagnostico-stadiativo e per offrire ai pazienti la migliore opzione terapeutica”, ha sottolineato Silvia Novello, Presidente di WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe) e Ordinaria di Oncologia Medica all'Università di Torino. 

Entrambi i clinici hanno ricordato che l'80-85% dei pazienti con tumore del polmone è stato fumatore. “È un peccato ottenere risultati così eclatanti e avere ancora questo legame con il fumo”, ha detto Gridelli. “Lo sforzo nella ricerca clinica dovrebbe essere pari allo sforzo sulla riduzione dei fattori di rischio”.

Tumore della vescica: la prima svolta in vent'anni

Nel 2025 in Italia sono state stimate 29.100 nuove diagnosi di tumore della vescica. Per due decenni lo standard di cura del carcinoma muscolo-invasivo resecabile è rimasto invariato, nonostante circa la metà dei pazienti va incontro a recidiva o progressione. AIFA ha ora approvato durvalumab come trattamento neoadiuvante e adiuvante: nello studio NIAGARA, l'82,2% dei pazienti trattati era vivo a due anni contro il 75,2% con sola chemioterapia, con una riduzione del 25% del rischio di morte. “È il primo regime immunoterapico perioperatorio a dimostrare un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale in questa popolazione”, ha spiegato Lorenzo Antonuzzo, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi.

Rodolfo Hurle, urologo dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas, ha poi ricordato la complessità dell'intervento di cistectomia radicale, che richiede una presa in carico multidisciplinare: "È essenziale che venga eseguita in centri ad alto volume, con il coinvolgimento di urologo, oncologo, radioterapista, radiologo, anatomopatologo, e spesso anche psiconcologo, nutrizionista e geriatra”.

Per i pazienti la posta in gioco va oltre la sopravvivenza. Laura Magenta, Assistente alla Presidenza dell'Associazione PaLiNUro, ha aggiunto: “Dopo vent'anni finalmente clinici e pazienti hanno a disposizione una nuova opzione di cura. L'impatto psicologico della cistectomia può essere difficile da gestire ed è fondamentale che i pazienti abbiano supporto psiconcologico e siano informati e consapevoli delle innovazioni messe a loro disposizione”. Magenta ha inoltre sottolineato il valore del programma di uso nominale che AstraZeneca ha attivato prima della rimborsabilità ufficiale, riducendo il tempo di attesa tra disponibilità clinica e accesso reale al farmaco.

Tumore dell'endometrio: l'unico tumore ginecologico in crescita

Il carcinoma dell'endometrio, con 8.260 nuovi casi stimati nel 2025, è oggi l'unica neoplasia ginecologica con incidenza e mortalità in aumento. “Per anni lo abbiamo considerato il tumore ginecologico più facile da curare, perché nell'80% dei casi la diagnosi avviene quando la malattia è ancora localizzata”, ha spiegato Domenica Lorusso, Responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X. “Questo storytelling ha causato due danni: ha decentrato la cura di questo tumore, spesso senza seguire le linee guida, e ha abbassato per vent'anni il livello di investimento in ricerca”. Il quadro è però cambiato con la scoperta che il tumore dell'endometrio comprende quattro sottotipi molecolari distinti: circa il 30% delle pazienti presenta un deficit del mismatch repair (dMMR), caratteristica che le rende particolarmente sensibili all'immunoterapia. Per queste pazienti, lo studio DUO-E ha mostrato che durvalumab in associazione a chemioterapia, seguito da durvalumab in monoterapia come mantenimento, riduce del 58% il rischio di progressione o morte rispetto alla sola chemioterapia. Un’indicazione ora approvata da AIFA come nuovo standard di prima linea.

“Il 45% delle nostre pazienti svilupperà una recidiva”, ha ricordato Nicoletta Colombo, Direttrice del Gynecologic Oncology Program dello IEO. “Per 25 anni abbiamo avuto a disposizione solo la chemioterapia, con 13 mesi circa di sopravvivenza libera da progressione e meno di tre anni di sopravvivenza globale dopo recidiva”. 

Sul fronte della consapevolezza pubblica, Manuela Bignami, Direttrice di Loto OdV, ha lanciato un appello diretto: “Il carcinoma endometriale riceve ancora scarsa attenzione nelle politiche sanitarie nonostante l'elevata incidenza. È fondamentale informare le pazienti a riconoscere i sintomi e garantire che tutte le Regioni adottino Piani Diagnostico-Terapeutici Assistenziali condivisi”.



End of Silence: quando la musica rompe il silenzio sul cancro

A conclusione della giornata c’è stato il contributo della cantautrice siciliana Silvia Salemi, collegata in video per presentare End of Silence, il singolo scritto e prodotto in collaborazione con AstraZeneca nell'ambito dell'omonima campagna, patrocinata da numerose associazioni di pazienti tra cui Europa Donna Italia, ACTO, ANDOS Nazionale, EpaC, Europa Uomo Italia e La Lampada di Aladino. Il brano nasce da una vicenda personale: la diagnosi oncologica ricevuta da una persona cara, e dal ricordo di una sorella perduta quarant'anni fa per una leucemia non curabile all'epoca. “La parola che credo emerga da questo contesto è sfida, insieme a speranza”, ha detto Salemi. “Oggi posso dire, avendo visto la rivoluzione portata dalla ricerca scientifica, viva la ricerca. Oggi si parla al modo indicativo, non più solo al condizionale”.

Infine, Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology di AstraZeneca, ha collegato l'intero percorso dell'evento a un cambiamento più ampio nella percezione culturale della malattia. “La narrazione del cancro sta cambiando, e la definizione di male incurabile appartiene al passato”, ha rimarcato Morosini. “Siamo di fronte a un cambiamento semantico che rispecchia i progressi delle terapie, sempre più personalizzate e in grado di migliorare la sopravvivenza. Ma questa nuova prospettiva non è ancora pienamente parte del patrimonio culturale”. 

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