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18 Giugno 2026

Intelligenza artificiale nei dispositivi medici, AFI: serve percorso nazionale per valutazione e rimborso

Al Simposio AFI focus sul divario tra innovazione e adozione nel Servizio sanitario nazionale


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L'intelligenza artificiale è già impiegata in diagnostica per immagini, monitoraggio remoto, supporto alle decisioni cliniche e stratificazione del rischio, ma in Italia manca ancora un percorso nazionale dedicato alla sua valutazione e rimborsabilità all'interno del Servizio sanitario nazionale. È il tema emerso durante la terza giornata del 65° Simposio AFI, conclusosi a Rimini, dedicata ai dispositivi medici basati sull'intelligenza artificiale. 

Secondo quanto illustrato nel corso dell'incontro, oltre 500 algoritmi diagnostici hanno già ottenuto la marcatura CE o l'approvazione della Food and Drug Administration statunitense, con applicazioni che spaziano dalla radiologia all'oncologia, dalla cardiologia alla neurologia. Nonostante la presenza di competenze cliniche e di ricerca, il passaggio dalla sperimentazione all'integrazione strutturale nei percorsi di cura non sarebbe ancora avvenuto. 

Al centro del confronto il tema della valutazione e del rimborso. Secondo i promotori dell'iniziativa, gli strumenti oggi disponibili per farmaci e dispositivi tradizionali non sarebbero adeguati a tecnologie che apprendono e aggiornano le proprie prestazioni nel tempo. Per questo AFI ha proposto l'apertura entro il 2026 di un tavolo istituzionale con Ministero della Salute, Aifa, Agenas, associazioni di pazienti e professionisti sanitari per definire un framework nazionale di valutazione e rimborso dei dispositivi medici con intelligenza artificiale integrata. 

"L'intelligenza artificiale nei dispositivi medici rappresenta una delle sfide più rilevanti per il settore", ha affermato Giorgio Bruno, presidente AFI. Secondo Bruno è necessario adottare modelli di validazione rigorosi fin dalle fasi di sviluppo, integrati con sistemi di monitoraggio continuo delle prestazioni e con procedure che consentano di verificare e rivalidare gli algoritmi nel tempo. 

Nel corso del Simposio è stato inoltre evidenziato il divario esistente con altri Paesi europei. Il comunicato richiama i modelli già adottati in Germania, Francia e Belgio, che prevedono percorsi specifici di accesso e rimborso per applicazioni digitali e tecnologie sanitarie innovative basate sull'intelligenza artificiale. 

"La vera barriera oggi in Italia non è tecnologica: manca un percorso nazionale di valutazione e rimborso che consenta al Servizio sanitario nazionale di adottare queste innovazioni in modo rapido e uniforme", ha dichiarato Valeria Glorioso, direttrice del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici. Senza meccanismi dedicati, ha aggiunto, il valore clinico generato dall'intelligenza artificiale rischia di restare confinato a singole sperimentazioni senza tradursi in benefici diffusi per pazienti e sistema sanitario. 

Il tema è stato richiamato anche da Massimo Scaccabarozzi, direttore del think tank On Radar della Fondazione Menarini, intervenuto al Simposio AFI in una sessione dedicata all'innovazione farmaceutica. Scaccabarozzi ha sottolineato come l'intelligenza artificiale stia assumendo un ruolo crescente lungo l'intero ciclo di sviluppo delle tecnologie sanitarie, dalla ricerca alla produzione, evidenziando la necessità di nuove competenze professionali e di modelli organizzativi capaci di accompagnarne l'integrazione nei processi sanitari.

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