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Oncologia

14 Ottobre 2024

Tumore colon-retto, nuovo algoritmo prevede efficacia dei farmaci per nuova terapia

A metterlo a punto i ricercatori dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista NPJ Precision Oncology


Tumore colon retto

Un algoritmo di nuova generazione che permette di analizzare, in modo molto più semplice rispetto agli algoritmi attualmente disponibili, i dati genetici dei pazienti con tumore del colon-retto, a partire da organoidi o cellule, e di selezionare coloro che potrebbero beneficiare della terapia sperimentale a base di PARP-inibitori, un trattamento già approvato e utilizzato per i tumori ovarici, del pancreas, della prostata e della mammella. A metterlo a punto i ricercatori dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, che hanno pubblicato il loro lavoro sulla rivista NPJ Precision Oncology.

Studi precedenti, condotti anche dai ricercatori dell’IRCCS Candiolo, hanno dimostrato che gli inibitori dell’enzima PARP, potrebbero rivelarsi utili in futuro anche per il trattamento delle forme più avanzate del tumore del colon-retto. Già usati e approvati per i carcinomi dell’ovaio, del pancreas, della prostata e della mammella, gli inibitori di PARP sembrano efficaci in un gruppo selezionato di pazienti che presentano un’alterazione specifica nel sistema di riparazione del DNA, chiamata BRCAness. Si calcola che questo gruppo di pazienti rappresenti circa il 13% del totale di quelli colpiti dal tumore del colon-retto. Tuttavia, riuscire a sapere in anticipo quali di questi pazienti possano beneficiare o meno del trattamento a base di inibitori di PARP non è affatto semplice. 

“Ad oggi esistono degli algoritmi in grado di dare un contributo importante nell’identificazione dei candidati ideali, come ad esempio HRDetect - spiega Sabrina Arena, group leader dell’IRCCS Candiolo e professoressa del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino. Tuttavia, per funzionare correttamente, i ‘vecchi algoritmi’ hanno bisogno di avere a disposizione anche il DNA germinale del paziente, ovvero quello che ogni persona ha fin dalla sua nascita, per poi confrontarlo con il DNA tumorale in modo da valutare le vulnerabilità, compresa quella ai PARP inibitori. L’algoritmo di nuova generazione HRDirect, ideato dal ricercatore Giorgio Corti, è invece in grado di effettuare la stessa operazione anche senza avere a disposizione il DNA germinale del paziente che, molto spesso, è difficile recuperare o che comunque richiede tempi di analisi più lunghi. Il nuovo algoritmo è l'unico che permette di identificare con una buona sensibilità e accuratezza i pazienti resistenti alla terapia con gli inibitori di PARP”.

Anche se testato e validato al fine di individuare i pazienti candidabili a una specifica terapia, HRDirect potrebbe contribuire in maniera significativa alla ricerca di nuovi “tallone d’Achille” del tumore del colon-retto. “Il nostro nuovo algoritmo può aiutare anche ad aumentare le conoscenze genetiche di questo tipo di tumori e di verificare la presenza di ulteriori vulnerabilità potenzialmente sfruttabili anche utilizzando altri farmaci”, aggiunge Arena.

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