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09 Maggio 2024"Oggi va in pensione un vaccino che ci è stato utile in tempi di emergenza" Covid. Lo sottolinea Giacomo Gorini, il ricercatore italiano che all'università di Oxford, nei giorni più duri della pandemia, ha lavorato sul vaccino anti-Covid e rassicura sugli effetti collaterali
"Oggi va in pensione un vaccino che ci è stato utile in tempi di emergenza" Covid. Lo sottolinea Giacomo Gorini, il ricercatore italiano che all'università di Oxford, nei giorni più duri della pandemia, ha lavorato sul vaccino anti-Covid poi prodotto e distribuito da AstraZeneca. Anche il virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta precisa: “Il vaccino AstraZeneca va in pensione in quanto non c'è effettivamente più 'domanda' commerciale per un prodotto che è ormai datato dal punto di vista virologico e scientificamente sorpassato da altri concetti vaccinali, mentre non è affatto vero che vada in pensione a causa di 'effetti collaterali gravissimi' che sono stati tenuti nascosti alla popolazione, come si insinua in certi ambienti". Arrivano parole di apprezzamento dal mondo scientifico per il vaccino che, soprattutto nella prima fase della pandemia, ha giocato un ruolo importante e ha evitato nel primo anno di somministrazione, 6,3 milioni di morti, secondo una ricerca Airfinity distribuita nel 2022. AstraZeneca non ha però abbandonato il campo dei vaccini. A marzo il governo inglese ha annunciato un investimento da parte dell'azienda di 450 milioni di sterline nello stabilimento di Speke, nei pressi di Liverpool, dove vengono prodotti vaccini antinfluenzali. Nel campo del Covid, poi, l'azienda sta lavorando a un nuovo vaccino a mRNA. Uno studio di fase 1 ne sta verificando la sicurezza e l'efficacia su circa 250 persone. I dati definitivi sono attesi per il prossimo anno.
"Ovviamente si continuerà a discutere a lungo sulla scelta italiana di puntare su AstraZeneca anziché sui vaccini mRNA, come altri invece suggerivano. E non si puo' ignorare come in Italia, a quel tempo, tra gli esperti ufficiali di Covid (il famoso Cts) dominassero alcuni 'burocrati della salute', tanto incapaci quanto protetti politicamente, che puntavano addirittura sul vaccino Reithera per uscire dalla pandemia - ricorda Silvestri - Detto questo, rimane il fatto che a fine 2020, con il virus che impazzava, un servizio sanitario in sofferenza, una popolazione stremata da mesi e mesi di chiusure durissime, e poche dosi disponibili di Pfizer o Moderna, il vaccino AstraZeneca fosse l'unico mezzo per uscire dal pantano in cui eravamo finiti. Ed in questo senso, come dicemmo al tempo con Brenno, se non puoi uscire dal deserto con la Maserati, va bene uscirne con una Toyota". "Quindi 'goodbye' ad AstraZeneca, solida utilitaria dei vaccini, che nonostante i suoi limiti concettuali e scientifici ha comunque portato in salvo moltissime persone con davvero pochi incidenti di percorso, meritandosi cosi' l'onore delle armi degli scienziati (compresi quelli che, come il sottoscritto, avevano puntato fin dall'inizio sui vaccini a mRNA) e la gratitudine di tutti i cittadini italiani, al di là di ogni affiliazione politica", conclude il virologo.
"Il problema di questo vaccino era la possibilità che si presentasse in rarissimi casi - dai 14,8 casi per milione del Regno Unito ai 19,3 per milione riportati nel resto d'Europa - una complicanza denominata Vitt, acronimo che sta per trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino", ricorda Rossella Marcucci, responsabile del reparto di Malattie aterotrombotiche del Careggi di Firenze che, nel 2021, fu chiamata dall'Agenzia europea dei medicinali Ema ad analizzare questa complicanza legata al vaccino. "La Vitt è caratterizzata da trombosi venose e arteriose potenzialmente fatali, che hanno colpito soprattutto donne giovani e che emergevano entro 30 giorni dalla somministrazione", ricorda l'esperta. Questi effetti, per cui in breve tempo è stata trovata una terapia, sono stati inseriti nel foglietto illustrativo già nel 2021. "Attenzione, però", sottolinea Marcucci. "Effetti collaterali così rari possono emergere solo dopo l'utilizzo su milioni di casi, ed in quella prima fase della pandemia, il rischio di morte legato al Covid era molto più alto (circa il 40% per un ultra 80enne). Oggi lo scenario è completamente cambiato, grazie soprattutto alla campagna vaccinale a livello mondiale, e quindi non ha senso correre neanche questo rischio remoto".
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