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23 Aprile 2024Dalla terapia genica una speranza di cura per la cardiopatia aritmogena, malattia genetica rara, che riduce la capacità del muscolo cardiaco di contrarsi ed è associata a frequenti e intense aritmie. A fare il punto sulle prospettive terapeutiche esperti dell'Irccs Maugeri di Pavia
Dalla terapia genica una speranza di cura per la cardiopatia aritmogena, malattia genetica rara, che riduce la capacità del muscolo cardiaco di contrarsi ed è associata a frequenti e intense aritmie. Colpisce una persona su 5 mila nel mondo e si manifesta spesso in adolescenza, con una prevalenza nelle persone che praticano intensa attività sportiva. A fare il punto sulle prospettive terapeutiche esperti dell'Irccs Maugeri di Pavia, in occasione di un incontro in cui si è parlato di una terapia genica che, con una sola somministrazione, consente di correggere il difetto genetico che causa questa insidiosa e pericolosa patologia, con un miglioramento in termini di prognosi e qualità di vita per i pazienti.
La malattia viene definita subdola dagli specialisti perché ha sintomi aspecifici, ovvero comuni anche ad altre patologie, e questo rende spesso difficile la diagnosi precoce. Data la natura genetica della malattia, non può essere prevenuta né risolta in modo definitivo, ma ad oggi esistono terapie che possono controllarne i sintomi a patto che vi sia un'elevata aderenza terapeutica, difficile da assicurare nei pazienti più giovani senza che influisca sulla loro qualità di vita. Per questi pazienti si apre oggi una nuova possibilità. L’Irccs pavese è tra le eccellenze italiane nel trattamento della cardiomiopatia aritmogena, spiegano dal centro.
"La causa di questa malattia è da ricercare in una mutazione del gene che produce le proteine deputate a tenere unite le cellule che compongono il tessuto miocardico", spiega Silvia Priori che guida l’Unità di Cardiologia molecolare ed è professore ordinario di Cardiologia e direttore della Scuola di specializzazione in Cardiologia presso l'università degli Studi di Pavia. Priori ha illustrato, insieme a Natasha Patterson direttore medico della BioTech Tenaya Therapeutics, i benefici di questa terapia genica, per la quale - hanno informato - saranno presto avviati i trial clinici e che potrebbe migliorare enormemente la vita di chi ne soffre.
"L'alterazione del gene - prosegue Priori - determina una riduzione della quantità e della struttura di queste proteine con conseguente distacco delle cellule del miocardio che separandosi lasciano spazi vuoti nei quali si forma del tessuto fibroso che rende il muscolo cardiaco meno elastico e incapace di contrarsi e pompare il sangue. Se la patologia non viene curata tempestivamente, tende ad aggravarsi fino a trasformarsi in scompenso cardiaco. A questo quadro già di per sé critico si associa il fatto che la presenza di tessuto fibroso fa da ostacolo alla propagazione degli impulsi elettrici del cuore, dando luogo ad aritmie gravi".
La patologia si manifesta con palpitazioni, svenimenti improvvisi, non causati da altre concause, spesso durante attività fisica intensa o in concomitanza con emozioni forti, e aumentato rischio di morte improvvisa. La diagnosi avviene generalmente su indicazione del medico sportivo, tramite screening familiari o, in fase precoce, sulla base di test genetici. Ad oggi i pazienti che soffrono di questa patologia vengono curati con farmaci betabloccanti, a volte anche abbinati all’impianto di un defibrillatore transvenoso che riduce le aritmie. Ma la prima 'terapia' da mettere in atto è purtroppo l’astensione totale da qualsiasi attività sportiva ad alto impatto sul cuore.
In questo contesto la terapia genica può rappresentare una evoluzione importante. "La cardiomiopatia aritmogena è causata da un difetto genetico, pertanto il Dna è alterato e produce un quantitativo insufficiente di proteine desmosomiali - continua Priori - La terapia genica utilizza Dna sintetizzato in laboratorio veicolato all’interno delle cellule cardiache da un virus innocuo che non è in grado di replicarsi e che porta il Dna terapeutico nel nucleo delle cellule del cuore aumentando il livello della proteina carente nel paziente. Gli straordinari progressi biotecnologici degli ultimi anni hanno consentito di mettere a disposizione dei pazienti soluzioni terapeutiche straordinarie e per noi è fondamentale contribuire a diffonderne la conoscenza".
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