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09 Dicembre 2025

Copertura sanitaria universale, OMS–Banca Mondiale: obiettivo 2030 a rischio

Il report OMS–Banca Mondiale stima 4,6 miliardi di persone senza accesso ai servizi sanitari essenziali e 2,1 miliardi con difficoltà finanziarie


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L’obiettivo di garantire la copertura sanitaria universale entro il 2030 resta lontano, secondo il Global Monitoring Report 2025 sulla UHC pubblicato da Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e Banca Mondiale. A livello globale 4,6 miliardi di persone non hanno ancora accesso ai servizi sanitari essenziali e 2,1 miliardi affrontano difficoltà finanziarie legate alle spese sanitarie dirette. Tra questi, 1,6 miliardi sono già in condizione di povertà o vi sono spinti ulteriormente dai costi per curarsi.

Il rapporto rileva che l’indice di copertura dei servizi (Service Coverage Index, SCI) è passato da 54 punti nel 2000 a 71 nel 2023, a testimonianza di un miglioramento complessivo dell’accesso alle cure. Parallelamente, la quota di popolazione che sostiene spese sanitarie catastrofiche o impoverenti è diminuita dal 34% nel 2000 al 26% nel 2022. Nonostante questi progressi, sottolineano OMS e Banca Mondiale, una persona su quattro continua a subire difficoltà economiche legate ai costi sanitari.

Secondo le proiezioni del report, senza un’accelerazione delle politiche di settore, entro il 2030 la copertura sanitaria globale raggiungerà solo 74 persone su 100, con quasi un quarto della popolazione mondiale ancora esposta al rischio di impoverimento per l’accesso alle cure.

Le difficoltà risultano concentrate soprattutto nelle fasce più povere: nel 2022 tre persone su quattro appartenenti ai quintili di reddito più bassi hanno affrontato spese sanitarie catastrofiche, contro meno di una su 25 tra i gruppi più ricchi. Le donne, chi vive in condizioni di povertà, nelle aree rurali o con livelli di istruzione più bassi segnalano maggiori problemi di accesso ai servizi sanitari essenziali. Anche in Europa, regione considerata ad alte performance, permangono differenze significative a danno dei gruppi vulnerabili, inclusi le persone a basso reddito e quelle con disabilità.

Il rapporto specifica che una famiglia è considerata in difficoltà finanziaria sanitaria quando destina oltre il 40% del budget discrezionale alle spese sanitarie dirette (out-of-pocket). In tre quarti dei Paesi i farmaci rappresentano almeno il 55% di tali spese, quota che sale al 60% tra le famiglie più povere.

Dal punto di vista settoriale, i maggiori progressi di copertura sono stati registrati nei programmi contro le malattie infettive, mentre miglioramenti più graduali riguardano le patologie non trasmissibili. Restano invece modesti gli avanzamenti nell’ambito della salute riproduttiva, materna, neonatale e infantile.

Il report sottolinea possibili sottostime del fenomeno, poiché nei sistemi di monitoraggio risultano spesso escluse popolazioni vulnerabili come gli sfollati o chi vive in insediamenti informali.

Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, «la copertura sanitaria universale resta per miliardi di persone un diritto fuori portata» e, in un contesto di riduzione degli aiuti internazionali, è necessario che i Paesi investano maggiormente nei propri sistemi sanitari per proteggere salute pubblica ed economie nazionali.

Il rapporto individua sei aree prioritarie di intervento: garantire l’accesso gratuito ai servizi essenziali per poveri e vulnerabili, aumentare gli investimenti pubblici nei sistemi sanitari, ridurre l’impatto delle spese per i farmaci, accelerare l’accesso alle cure per le malattie non trasmissibili, rafforzare l’assistenza primaria e promuovere un approccio multisettoriale che affronti i determinanti sociali della salute.

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