Cure domiciliari
21 Novembre 2025Secondo l’Ocse, l’ADI ha assistito oltre 1,6 milioni di persone nel 2023, ma con bassa intensità

Nel 2023 l’assistenza domiciliare integrata ha coinvolto oltre 1,6 milioni di persone, in gran parte anziani, con una media di 14 ore l’anno per assistito, di cui 9 ore infermieristiche, 3 riabilitative e 2 erogate da altre figure. I dati emergono dal rapporto Ocse dedicato alla non autosufficienza e alla struttura dei servizi domiciliari in Italia, che rileva una copertura ampia ma con livelli di intensità assistenziale ridotti.
Secondo il documento, gli anziani rappresentano tre quarti degli utenti dell’ADI, con una media di 9 accessi annui. Il dato si inserisce in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento: all’inizio del 2025 gli over 65 sono il 24,7% della popolazione e potrebbero raggiungere il 37% nel 2050. Gli over 80 sono quasi il 10% e potrebbero salire al 15% entro metà secolo. Tra gli over 75, il 59,1% dichiara limitazioni nelle attività quotidiane.
Il rapporto indica un forte ricorso alla cura informale: il 95,4% degli anziani riceve supporto dai familiari e il 37% utilizza assistenza privata a pagamento. Risultano assistiti dai servizi pubblici dei Comuni l’11,8% degli anziani non autosufficienti. La spesa pubblica per l’assistenza domiciliare rappresenta il 2,5% della spesa sanitaria complessiva, pari a 4,6 miliardi di euro, mentre i Comuni hanno destinato complessivamente 281 milioni di euro nel 2022 al servizio di assistenza domiciliare sociale.
Il rapporto segnala una frammentazione tra componente sanitaria e sociale, con percorsi definiti separatamente e governance multilivello non integrata. Le forme di organizzazione attuali vengono descritte come “rammendo” (interventi puntuali), “ricongiungimento” (unificazione strutturale) e “ricomposizione”, ritenuta la più sostenibile dal punto di vista operativo. Quest’ultima prevede il coordinamento funzionale senza accorpamenti formali.
Tra le azioni considerate prioritarie rientrano il rafforzamento della governance e dei meccanismi interistituzionali, l’interoperabilità dei dati sanitari e sociali, l’impiego di équipe multidisciplinari e il sostegno ai caregiver. Il documento richiama inoltre l’impiego di tecnologie digitali e strumenti di teleassistenza, evidenziando la necessità di valutarne l’efficacia e la sostenibilità economica.
I dati delineano un sistema con coperture numeriche elevate ma intensità assistenziale ridotta e forte dipendenza dal lavoro di cura familiare. Il rapporto propone una evoluzione strutturata dei modelli di presa in carico per affrontare l’aumento della domanda legato alla crescita della popolazione anziana e con comorbidità.
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