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Tumori

14 Luglio 2025

Tumore gastrico, 42mila vite salvate in 12 anni, ma resta gap territoriale

La sopravvivenza dei pazienti italiani affetti da tumore gastrico supera la media europea e dal 2007 al 2019 si stima siano state salvate oltre 42mila vite. Un frutto dell’avanzamento terapeutico e diagnostico che oggi rischia di scontrarsi con evidenti disuguaglianze nell’accesso alle cure 


stomach anatomy layers

La sopravvivenza dei pazienti italiani affetti da tumore gastrico supera la media europea – 32% contro il 25% a cinque anni – e dal 2007 al 2019 si stima siano state salvate oltre 42mila vite. Un risultato frutto dell’avanzamento terapeutico e diagnostico, ma che oggi rischia di scontrarsi con evidenti disuguaglianze nell’accesso alle cure e con lacune normative e organizzative. È il quadro emerso durante la presentazione del documento “Diagnosticare per trattare in oncologia”, a cura di The European House – Ambrosetti con il contributo non condizionante di Amgen, illustrato alla Camera dei deputati.

Nonostante il progresso delle terapie, la gestione del carcinoma gastrico in Italia rimane eterogenea. A mancare è innanzitutto un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (Pdta) nazionale, che possa garantire standard omogenei sull’intero territorio. Ne derivano ritardi e disparità nell’accesso ai test di immunoistochimica – come Her2, Pd-L1 e Mmr – fondamentali per caratterizzare il tumore e indirizzare i pazienti verso cure personalizzate, oggi disponibili e rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Anche il costo reale di tali indagini, sostenuto dai laboratori di anatomia patologica, non è adeguatamente riconosciuto: l’attuale Nomenclatore tariffario Lea prevede rimborsi inferiori ai costi effettivi, con una differenza che cresce all’aumentare dei biomarcatori da analizzare.

Per Vanessa Cattoi, promotrice dell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, è prioritario istituire un Pdta nazionale per il tumore gastrico, accompagnato da percorsi regionali armonizzati e coerenti, anche attraverso un aggiornamento del Dpcm Lea per includere un pacchetto diagnostico completo. «È necessario assicurare la centralità del paziente, una presa in carico multidisciplinare e un accesso uniforme alle terapie innovative», ha dichiarato.

I dati confermano l’urgenza. Nel 2024 sono attese oltre 14mila nuove diagnosi in Italia. Solo un caso su cinque viene identificato in fase precoce, con un impatto significativo sulla possibilità di cura. Per Carmine Pinto, direttore Oncologia Ausl-Irccs di Reggio Emilia, l’oncologia di precisione rappresenta oggi un pilastro nella gestione del carcinoma gastrico. «L’approccio personalizzato – ha sottolineato – si basa sull’identificazione di marcatori bio-molecolari che consentono di selezionare terapie mirate, migliorando sopravvivenza e qualità della vita».

Alla base di questo modello vi è la diagnostica immunoistochimica, che consente di identificare l’espressione di target come Her2 (presente nel 12–17% dei casi), Pd-L1, Mmr e, più recentemente, Claudina-18.2 e Fgfr2b. «Si tratta – ha spiegato Matteo Fassan, professore all’Università di Padova – di un processo cruciale per stratificare i pazienti e garantire l’accesso ai farmaci più indicati. Tuttavia, l’attuale rimborso previsto dal Ssn copre solo parzialmente i costi reali di questi test, mettendo a rischio l’equità di accesso alla cura». L’introduzione di biomarcatori aggiuntivi porterebbe infatti il costo della diagnostica a 447 euro, contro un rimborso fermo a 252,60.

Un altro nodo critico è rappresentato dalla presa in carico nutrizionale. «I pazienti sottoposti a gastrectomia totale affrontano condizioni frequenti e gravi di malnutrizione», ha evidenziato Claudia Santangelo, presidente dell’associazione “Vivere senza stomaco si può”. Il supporto nutrizionale, sistematico e precoce, dovrebbe essere integrato nel Pdta e coperto dai Lea, con un accesso equo agli alimenti a fini medici speciali, spesso oggi a carico delle famiglie.

Infine, il ruolo della dimensione psicologica non può essere trascurato. «Il supporto emotivo – ha ricordato Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna Odv – è essenziale per migliorare l’aderenza terapeutica e la qualità della vita. Va garantito lungo tutto il percorso di cura, che dovrebbe essere gestito da équipe multidisciplinari all’interno di centri specializzati».

Il documento – che si inserisce nel più ampio progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” – chiede quindi una presa in carico integrata e sostenibile, che valorizzi l’innovazione clinica e diagnostica ma anche l’organizzazione dei servizi, per garantire pari opportunità di cura a tutti i pazienti, ovunque essi risiedano.

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