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11 Luglio 2025Le diseguaglianze sanitarie tra Nord e Sud restano marcate e strutturali. Lo conferma il Rapporto SDGs 2025, che analizza lo stato di avanzamento dell’Agenda 2030 attraverso 320 misure statistiche, molte delle quali evidenziano un ritardo persistente delle regioni meridionali

Le diseguaglianze sanitarie tra Nord e Sud restano marcate e strutturali. Lo conferma il Rapporto SDGs 2025 curato dall’Istat, che analizza lo stato di avanzamento dell’Agenda 2030 attraverso 320 misure statistiche, molte delle quali evidenziano un ritardo persistente delle regioni meridionali rispetto alla media nazionale, soprattutto in riferimento al Goal 3 “Salute e benessere” e al Goal 10 “Ridurre le disuguaglianze”.
Nel Mezzogiorno oltre il 60% degli indicatori SDGs considerati si colloca in posizione peggiore rispetto al valore medio italiano. Le aree più penalizzate risultano Campania, Calabria e Sicilia, dove le criticità si sommano in più ambiti: povertà, accesso ai servizi sanitari, istruzione, occupazione e salute. In queste tre regioni, la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale supera il 40%, contro valori inferiori al 15% in quasi tutte le regioni settentrionali.
La dotazione di infrastrutture sanitarie riflette il divario: nel Sud, la disponibilità di posti letto ospedalieri è di 27,1 ogni 10mila abitanti, contro i 32,5 del Nord-Ovest. Una forbice che si traduce in maggiori difficoltà nell’accesso alle cure e in tempi di attesa più lunghi, in particolare per prestazioni specialistiche e diagnostiche.
La situazione si aggrava nelle aree interne e nei piccoli comuni, dove i servizi sanitari risultano spesso sottodimensionati o assenti. Il Rapporto sottolinea come, in queste zone, la carenza di offerta pubblica renda più difficile la presa in carico delle patologie croniche, in un contesto segnato anche da invecchiamento demografico e mobilità sanitaria passiva.
Il Goal 1 (“Povertà zero”) incrocia i dati sanitari con quelli sociali: nel 2024, oltre 13,5 milioni di persone (il 23,1% della popolazione italiana) risultano a rischio di povertà o esclusione sociale. Il rischio è doppio per le famiglie con cittadinanza straniera. L’intersezione tra condizioni economiche svantaggiate e limitato accesso alle cure alimenta un ciclo che incide negativamente su prevenzione, aderenza terapeutica e outcome clinici.
Secondo le analisi territoriali del Rapporto, nelle regioni del Nord (Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia) oltre la metà degli indicatori SDGs risulta in posizione migliore della media nazionale. All’estremo opposto, solo un quarto delle misure nelle regioni del Sud evidenzia un posizionamento favorevole.
Nonostante una lenta convergenza osservata in alcuni indicatori di lungo periodo, il divario resta ampio. Il miglioramento registrato in regioni come Abruzzo e Sicilia nell’ultimo anno non è sufficiente a colmare gli squilibri storici. Il fabbisogno di interventi strutturali rimane elevato, soprattutto in termini di investimenti in medicina territoriale, digitalizzazione, personale sanitario e governance integrata.
Il Rapporto richiama la necessità di azioni mirate per ridurre i divari e garantire equità nell’accesso alla salute su tutto il territorio nazionale. Un obiettivo che si intreccia con l’attuazione della Missione 6 del PNRR e con il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ancora disattesi in più di una regione. La coerenza tra programmazione sanitaria e strategia di sviluppo sostenibile, conclude l’Istat, rappresenta una delle sfide decisive per il futuro del sistema sanitario italiano.
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