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Rapporto Almalaurea

11 Giugno 2025

Occupazione alta e stabilità nei contratti, le lauree medico-sanitarie secondo AlmaLaurea

A cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione sfiora il 90% tra i laureati magistrali, con le discipline medico-sanitarie tra quelle con i migliori esiti occupazionali e la più bassa incidenza di disallineamento tra studi e lavoro. È uno dei principali dati emersi dal XXVII Rapporto AlmaLaurea


almalaurea copertina

A cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione dei laureati italiani si mantiene elevato e supera il 90% in diversi ambiti. Le lauree medico-sanitarie, in particolare, si confermano tra quelle con i migliori esiti occupazionali, un basso livello di disallineamento tra studi e impiego e retribuzioni mediamente più alte. È quanto emerge dal XXVII Rapporto AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati, presentato all’Università degli Studi di Brescia.

Il rapporto, che ha coinvolto oltre 305 mila laureati del 2024 per il profilo e circa 690 mila per la condizione occupazionale, fotografa un miglioramento complessivo nei tassi di occupazione, nella qualità dei contratti e nei livelli retributivi. Il dato più significativo riguarda proprio il tasso di occupazione a cinque anni dalla laurea, pari al 92,8% tra i triennali e all’89,7% tra i magistrali.

Le discipline dell’area medico-sanitaria e farmaceutica spiccano per solidità dei percorsi: sono tra le meno esposte al fenomeno del mismatch formativo, ovvero alla discrepanza tra studi compiuti e lavoro svolto, che invece coinvolge oltre il 30% degli occupati in settori umanistici, sociali o comunicativi. A confermare la coerenza formativa dei percorsi sanitari è anche il dato sulle scelte familiari: tra i laureati a ciclo unico – tipici dei corsi in Medicina – il 43,6% ha almeno un genitore laureato, e nel 41,2% dei casi nello stesso ambito disciplinare.

Nel primo anno post-laurea, il tasso di occupazione è del 78,6% per entrambi i livelli di laurea, in crescita rispetto all’anno precedente. A cinque anni, oltre la metà dei laureati lavora con contratto a tempo indeterminato: la quota è del 73,9% tra i triennali e del 54,6% tra i magistrali.

In miglioramento anche le retribuzioni nette mensili: a un anno dalla laurea magistrale si attestano a 1.488 euro (+3,1% in termini reali rispetto al 2023), mentre a cinque anni salgono a 1.847 euro (+3,6%). I valori medi per l’area medica risultano più elevati secondo le serie storiche.

In crescita anche l’esperienza di tirocinio (61% dei laureati) e la mobilità per studio, seppur ancora segnata da forti squilibri geografici: oltre un terzo degli studenti meridionali sceglie un ateneo del Centro-Nord.

Infine, il rapporto evidenzia una selettività crescente da parte dei laureati: solo il 21% è disposto ad accettare un impiego non coerente con il proprio percorso. Tra i criteri ritenuti prioritari nella scelta del lavoro figurano l’acquisizione di professionalità e la coerenza con il titolo di studio, segnali di un approccio sempre più consapevole da parte delle nuove generazioni.

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