Spesa sanitaria
08 Aprile 2025Il finanziamento del SSN tra il 2019 e il 2023 è stato fortemente condizionato da vincoli economici che hanno prevalso sulle reali necessità sanitarie, lasciando alle Regioni e alle Aziende Sanitarie l'onere di gestire risorse insufficienti

Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale tra il 2019 e il 2023 è stato fortemente condizionato da vincoli economici che hanno prevalso sulle reali necessità sanitarie, lasciando alle Regioni e alle Aziende Sanitarie l'onere di gestire risorse insufficienti.
Il riparto tra le Regioni si basa ancora su criteri fermi al 2011, senza tenere conto dei cambiamenti demografici e tecnologici, con un sistema di perequazione che ridistribuisce solo il 40% delle risorse necessarie a colmare le differenze di spesa privata. Secondo l'ultimo rapporto CREA, il SSN avrebbe bisogno di un incremento di fondi compreso tra i 20 ei 40 miliardi, ma la gestione poco trasparente delle risorse disponibili penalizza in particolare la sanità territoriale, a vantaggio degli ospedali.
Lo studio “Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale: dalla determinazione del Fabbisogno alle allocazioni sulle Aziende Sanitarie” , realizzato da CREA Sanità in collaborazione con Federsanità-ANCI e Salutequità che sarà presentato mercoledì 8 aprile, ha evidenziato come il finanziamento sia un elemento cruciale per garantire equità di accesso alle prestazioni e per incentivare l'efficienza del sistema.
Tuttavia, esiste un forte scollamento tra la programmazione centrale e le scelte regionali: alcune regioni adottano criteri di allocazione molto più dettagliati rispetto a quelli nazionali. Ad esempio, il Piemonte distingue 27 categorie per il riparto delle risorse, mentre l'Emilia-Romagna ne utilizza 13. Anche i criteri di riparto intra-regionali variano considerevolmente: il Piemonte applica 16 criteri aggiuntivi, l'Emilia-Romagna 14, la Campania 5 e la Basilicata 4.
Il finanziamento dell'assistenza distrettuale varia notevolmente tra le Regioni, con percentuali che oscillano attorno al 50% del totale. Inoltre, le risorse assegnate attraverso le Quote premiali non seguono criteri oggettivi ma vengono distribuite tramite accordi politici.
Lo studio sottolinea anche come il processo di finanziamento sia caratterizzato da scarsa trasparenza e responsabilità variabile tra le Regioni. Serve un approccio più strutturato, con algoritmi di riparto basati su dati aggiornati, criteri più chiari nell'allocazione delle risorse e investimenti mirati per riequilibrare il rapporto tra sanità ospedaliera e territoriale.
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