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Parkinson

06 Febbraio 2026

La presa in carico integrata del paziente Parkinsoniano

Nel corso della seconda Fireside Chat di Sanità33 dal tema “La presa in carico integrata del paziente parkinsoniano”, clinici, associazioni e istituzioni hanno delineato un quadro nitido della malattia di Parkinson in Italia: una patologia neurodegenerativa in forte crescita, che oggi coinvolge circa 300.000 persone e richiede un modello assistenziale capace di integrare competenze, tecnologia e attenzione alle famiglie


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La presa in carico del paziente con Parkinson è oggi al centro di un cambiamento che riguarda terapie, modelli organizzativi e politiche sanitarie. È quanto emerso dalla seconda Fireside Chat di Sanità33, dedicata al tema “La presa in carico integrata del paziente parkinsoniano”, che ha riunito clinici, rappresentanti delle associazioni e istituzioni. Dal confronto è emerso un quadro condiviso: una patologia neurodegenerativa in forte crescita, che in Italia coinvolge circa 300.000 persone e richiede risposte strutturate, capaci di integrare innovazione terapeutica, organizzazione dei servizi e supporto alle famiglie.

Il cambiamento della terapia: il ruolo della tecnologia secondo Fasano

Il professor Alfonso Fasano, neurologo dell’Università di Toronto e di Humanitas Milano, ha ricordato come negli ultimi decenni l’approccio clinico al Parkinson sia profondamente mutato.
“Anno dopo anno c’è stato un cambiamento radicale delle opzioni offerte ai pazienti”, ha spiegato, richiamando in particolare l’evoluzione nella gestione dei sintomi dopaminergici grazie alle infusioni continue.

Progressi che hanno però un impatto diretto sul contesto familiare. L’utilizzo di dispositivi e terapie complesse richiede infatti una presenza costante del caregiver, una figura che, come ha sottolineato Fasano, può andare incontro a livelli di stress elevati: “La sopravvivenza del caregiver può essere colpita dalla presenza di un malato cronico in casa”.

Da qui la necessità di superare un modello paternalistico della cura. “Oggi si tratta di una partnership tra medico, paziente e famiglia”, un’alleanza che rende la presa in carico più realistica e sostenibile nel lungo periodo.



Moretti (Confederazione Parkinson Italia): PDTA uniformi, telemedicina e formazione dei caregiver

Dal punto di vista delle persone che convivono con la malattia, il messaggio è altrettanto chiaro.
Antonella Moretti, consigliere della Confederazione Parkinson Italia e board member di Parkinson’s Europe, ha ricordato che il Parkinson “entra nella vita delle persone ventiquattro ore al giorno”, soprattutto nelle fasi avanzate. In queste fasi, ai sintomi motori si associano disturbi del sonno, dell’umore e del pensiero, stanchezza marcata e difficoltà negli spostamenti, spesso aggravate dall’età avanzata sia del paziente sia del caregiver.

Secondo Moretti, il salto di qualità è possibile se le risorse verranno orientate lungo tre direttrici principali, trasformando il Parkinson da problema esclusivamente familiare a priorità di salute pubblica:

  1. Applicare in modo uniforme i PDTA regionali, perché “solo così si intercettano precocemente le persone che entrano nella fase avanzata della malattia”.
  2. Rafforzare la presa in carico territoriale e digitale, attraverso telemedicina e strumenti di monitoraggio remoto: “Non è un vezzo, ma un modo per garantire equità a chi ha maggiori difficoltà di movimento”.
  3. Sostenere e formare il caregiver, con gruppi di autoaiuto, servizi di sollievo e percorsi formativi dedicati.

Moretti ha ricordato anche l’istituzione di un tavolo nazionale, coordinato da associazioni, Istituto superiore di sanità, società scientifiche e professionisti, che ha portato alla definizione delle nuove linee di indirizzo dei PDTA e all’avvio di un’indagine nazionale sui bisogni assistenziali.

Murelli: “Per la prima volta il Parkinson entra nel Fondo sanitario nazionale”

Il contributo istituzionale è arrivato dalla Senatrice Elena Murelli, membro della Commissione Affari sociali e sanità, promotrice di un emendamento inserito nella recente legge di bilancio.
“È la prima volta che il Parkinson viene inserito nel Fondo sanitario nazionale”, ha spiegato, definendolo un passaggio storico verso un riconoscimento strutturale della patologia.

La senatrice ha illustrato le prossime tappe: la definizione delle risorse per il triennio, l’approvazione in Conferenza Stato-Regioni delle linee di indirizzo PDTA e una formazione capillare, in particolare per i medici di medicina generale, indicati come “il primo punto di contatto del paziente”.

Nel 2026, ha aggiunto, l’attenzione sarà rivolta al monitoraggio dei percorsi regionali e al sostegno all’indagine nazionale sui bisogni delle persone con Parkinson, una fotografia finora mai realizzata in Italia.

Verso una risposta sistemica

Lo sguardo si sposta infine al futuro. Fasano ha ricordato che l’incidenza del Parkinson è destinata a crescere fino a raddoppiare tra il 2040 e il 2050, rendendolo la malattia neurodegenerativa più frequente nei Paesi occidentali. La risposta, ha avvertito, “deve diventare programmatica, coordinata e sostenuta da istituzioni e comunità”.

Moretti ha rilanciato la proposta di un’Alleanza Parkinson 2030, capace di riunire pazienti, clinici, società scientifiche, imprese e istituzioni attorno a una strategia condivisa.
La senatrice Murelli ha concluso richiamando il valore dell’informazione e della formazione, rivolte sia ai cittadini sia ai professionisti: “L’obiettivo principale resta la qualità di vita dei pazienti e dei caregiver”.

Guarda l’episodio completo: https://youtu.be/nToNlqgDARM


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