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Parità di genere

03 Agosto 2026

Ricerca biomedica, 9 scienziate su 10 denunciano barriere di genere. Oltre un terzo ha pensato di lasciare

Lo studio del Club Top Italian Women Scientists di Fondazione Onda evidenzia difficoltà nell'accesso ai ruoli di leadership, nella progressione di carriera e nella conciliazione tra lavoro e vita privata


ricercatrice

Nove tra le più autorevoli scienziate italiane del settore su dieci dichiarano di aver incontrato almeno una barriera legata al genere nel corso della carriera e oltre un terzo ha pensato almeno una volta di abbandonare la ricerca. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull'European Journal of Cancer Prevention e promosso dal Club Top Italian Women Scientists (TIWS) di Fondazione Onda ETS, che fotografa le difficoltà vissute da ricercatrici già affermate a livello internazionale. L'indagine ha coinvolto 82 scienziate senior, selezionate tra le 100 invitate, tutte con un h-index pari o superiore a 60, indicatore di un'elevata produttività scientifica e di un forte impatto nella letteratura internazionale. Le partecipanti vantano in media 32 anni di carriera e operano principalmente nelle università e negli Irccs italiani, in ambiti come oncologia, genetica, immunologia, farmacologia, neuroscienze ed epidemiologia.

Dallo studio emerge che l'89% delle intervistate ha incontrato almeno un ostacolo legato al genere durante il proprio percorso professionale. Le difficoltà riguardano soprattutto l'accesso ai ruoli di leadership, indicato dal 57% del campione, e la progressione di carriera, segnalata dal 52%. Il 39% denuncia inoltre di aver subito stereotipi o pregiudizi nei confronti delle donne impegnate nella ricerca biomedica. "Il dato più significativo è che a raccontare questi ostacoli non sono donne rimaste ai margini della ricerca, ma scienziate che hanno raggiunto risultati importanti", osserva Adriana Albini, co-presidente del Club Top Italian Women Scientists di Fondazione Onda, scientific advisor della Direzione scientifica dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e tra le autrici dello studio. "Questo dimostra che il problema non riguarda le capacità o la preparazione delle donne, ma il contesto nel quale devono costruire la propria carriera. Il successo individuale non può diventare un alibi per non intervenire sulle barriere strutturali, culturali e organizzative ancora presenti".

Uno degli aspetti più critici riguarda l'equilibrio tra vita professionale e privata. Il 91% delle ricercatrici riferisce difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia. Più della metà (56%) afferma di non riuscire a disconnettersi dagli impegni professionali e la stessa percentuale lamenta la mancanza di tempo da dedicare a sé. Tra le ricercatrici con figli, nove su dieci dichiarano di aver incontrato difficoltà da moderate a severe nel conciliare la carriera con la cura dei bambini. Inoltre, il 72% delle intervistate riferisce di aver prestato assistenza anche ad altri familiari. La combinazione tra carichi di cura, impegni professionali e limitate opportunità di crescita ha portato il 37% delle scienziate a valutare l'idea di lasciare la ricerca biomedica o cambiare organizzazione, pur decidendo poi di proseguire il proprio percorso.

Le partecipanti allo studio indicano anche le priorità sulle quali intervenire. Il 65% chiede strumenti più efficaci per favorire la conciliazione tra lavoro e vita privata, il 59% una maggiore valorizzazione del contributo delle scienziate attraverso riconoscimenti e opportunità di visibilità, mentre il 56% sollecita una più ampia flessibilità lavorativa. Più della metà delle intervistate (54%) ritiene necessarie politiche concrete per favorire avanzamenti di carriera e promozioni, mentre il 74% considera fondamentale aumentare la presenza femminile nei ruoli decisionali. Secondo Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS, "la piena valorizzazione del talento femminile richiede un cambiamento sistemico. Servono criteri di selezione e promozione trasparenti, modelli organizzativi sostenibili, supporto alla genitorialità e al caregiving, programmi di mentoring e una maggiore presenza delle donne nei luoghi in cui si assumono le decisioni. Non è soltanto una questione di equità, ma anche di qualità della ricerca". Lo studio traduce in evidenze scientifiche il percorso avviato dal Club Top Italian Women Scientists con il "Manifesto per la ricerca biomedica delle donne", che individua dieci azioni per contrastare i bias di genere, promuovere la leadership femminile e sostenere le giovani ricercatrici. Per gli autori, investire nella valorizzazione del talento femminile rappresenta non solo un principio di equità, ma anche un'opportunità per rafforzare la qualità della ricerca scientifica e dell'innovazione in ambito sanitario.

TAG: EUROPEAN JOURNAL OF CANCER PREVENTION, FONDAZIONE ONDA

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