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04 Aprile 2025

Disuguaglianze di salute tra le regioni italiane, uno studio fa il punto

Uno studio pubblicato su The Lancet Public Health ha analizzato lo stato di salute e le disuguaglianze tra le regioni italiane dal 2000 al 2021. La ricerca evidenzia differenze significative tra le varie aree del Paese, con implicazioni rilevanti per le politiche sanitarie


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Uno studio recentemente pubblicato su The Lancet Public Health ha analizzato lo stato di salute e le disuguaglianze tra le regioni italiane dal 2000 al 2021, basandosi sul protocollo del Global Burden of Disease Study (GBD). La ricerca evidenzia differenze significative tra le varie aree del Paese, con implicazioni rilevanti per le politiche sanitarie.

Lo studio ha utilizzato cinque parametri per valutare il peso delle malattie: l’aspettativa di vita alla nascita, l’aspettativa di vita in buona salute (HALE), gli anni vissuti con disabilità (YLD), gli anni di vita persi (YLL) e gli anni di vita corretti per disabilità (DALY). Le stime sono state elaborate per cinque macroregioni geografiche (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole), includendo le 19 regioni e le due province autonome.

L’aspettativa di vita in Italia è aumentata da 79,6 anni nel 2000 a 83,4 anni nel 2019, per poi diminuire a 82,2 anni nel 2020 a causa della pandemia da COVID-19, risalendo leggermente a 82,7 anni nel 2021. Le donne hanno mantenuto un’aspettativa di vita superiore a quella degli uomini, con il Nord-Est che ha registrato il maggiore incremento (+4,4 anni). 

L’aspettativa di vita in buona salute (HALE) ha seguito una traiettoria simile, passando da 68,5 anni nel 2000 a 70,9 anni nel 2021. Le regioni settentrionali hanno mostrato valori più elevati rispetto a quelle meridionali e insulari. Nel 2020, l’effetto del COVID-19 ha causato un calo di HALE a 70,7 anni, con una perdita di un anno rispetto al 2019, particolarmente marcata nel Nord-Ovest.

Gli anni vissuti con disabilità (YLD) sono aumentati costantemente tra il 2000 e il 2021, con un'accelerazione dopo la pandemia. Le principali cause includono lombalgia, disturbi depressivi, cefalea e ansia, con una prevalenza maggiore tra le donne. Le regioni del Nord-Est e la Liguria, caratterizzate da una popolazione più anziana, presentano i tassi più elevati. 

Per quanto riguarda gli anni di vita persi (YLL), lo studio evidenzia una riduzione generale grazie alla diminuzione della mortalità per cardiopatia ischemica e tumore al polmone. Tuttavia, è stato registrato un aumento dei decessi legati all’Alzheimer e alle demenze. La Liguria ha mostrato i tassi più alti di YLL per ictus e tumore polmonare, mentre la Campania ha registrato i valori più elevati per cardiopatia ischemica. 

Infine, gli anni di vita corretti per disabilità (DALY) hanno evidenziato un calo nelle regioni settentrionali, mentre nel Sud e nelle Isole i tassi sono rimasti stabili o in lieve aumento. La pandemia da COVID-19 ha determinato un incremento complessivo dei DALY nel 2021.

Secondo l'analisi condotta dai ricercatori, le disuguaglianze socio-economiche continuano a rappresentare un ostacolo all’accesso equo alle cure sanitarie, con conseguenze dirette sulla speranza di vita e sulle malattie croniche. L'inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico stanno aggravando le condizioni di salute a livello globale, aumentando il numero di malattie respiratorie e cardiovascolari. Inoltre, l’antibiotico-resistenza e l’emergere di nuove pandemie richiedono politiche sanitarie più efficaci e un miglior coordinamento internazionale.

Lo studio sottolinea la necessità di riforme strutturali che includano maggiori investimenti nella sanità pubblica per garantire un accesso equo alle cure, interventi ambientali per ridurre l’impatto dell’inquinamento sulla salute e strategie di prevenzione con un focus su vaccinazioni e controllo delle malattie infettive.

L'editoriale che accompagna lo studio sottolinea la necessità di una strategia sanitaria nazionale volta a ridurre le disuguaglianze regionali, migliorando la prevenzione, l’accesso ai servizi sanitari e promuovendo un invecchiamento sano. L’urgenza di un intervento politico basato su evidenze scientifiche è essenziale per garantire miglioramenti sostenibili in tutto il Paese. Affrontare le disparità sanitarie non è solo un imperativo etico, ma anche un investimento cruciale per il futuro della sanità pubblica italiana.

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