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02 Febbraio 2024

Terapia con radioligandi, esperti chiedono a Regione Lazio più strutture di medicina nucleare

La medicina di precisione, grazie alla terapia con radioligandi, sta aprendo nuovi orizzonti nella cura dei tumori, con un possibile aumento dei pazienti oncologici che potrebbero necessitare di questa terapia. Se da un lato, però, c’è una grande attenzione da parte della comunità scientifica per i benefici che porterà la RLT, dall’altro le regioni non sono ancora pronte


La medicina di precisione, grazie alla terapia con radioligandi (RLT), sta aprendo nuovi orizzonti nella cura dei tumori, non solo neuroendocrini, ma anche del carcinoma prostatico, con un possibile aumento dei pazienti oncologici che potrebbero necessitare di questa terapia. Se da un lato, però, c’è una grande attenzione da parte della comunità scientifica per i benefici che porterà la RLT, dall’altro le regioni non sono ancora pronte per gestire l’adeguamento strutturale e tecnologico necessario ai centri di medicina nucleare. Nella regione Lazio, nonostante ci siano 4 centri in grado di erogare sia esami diagnostici PET che RLT, (Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, AOU S. Andrea, Istituti Fisioterapici Ospedalieri e Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma), il 30% dei pazienti continua a rivolgersi ai centri specializzati fuori regione. L’offerta, sia diagnostica che terapeutica, legata alle terapie con radiofarmaci, infatti, continua ad essere inferiore rispetto alla domanda e non esiste né una rete di “governance” della Medicina Nucleare né un percorso diagnostico terapeutico certificato. A questo si aggiunge il problema dei costi legati all’erogazione della RLT. Ad oggi, non è ancora previsto un DRG specifico per la RLT, che, potrebbe consentire ai centri interessati di effettuare la terapia in una modalità economicamente più sostenibile.
A fotografare la situazione del Lazio un gruppo di esperti, tra medici nucleari e oncologi, che si è riunito a Roma in occasione del tavolo regionale di “Make RLT reality”, il progetto realizzato da Advanced Accelerator Applications – AdAcAp, azienda parte del gruppo Gruppo Novartis, in collaborazione con Edra S.p.A.
All’incontro hanno partecipato: Oreste Bagni, Direttore UOC Medicina Nucleare dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, Fabio Calabrò, Direttore Oncologia Medica 1 dell’Istituto Regina Elena (IRCCS), Laura Chiacchiarelli, Responsabile UOC di Fisica Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Giuseppe De Vincentis, Direttore UOC Medicina Nucleare del Policlinico Umberto I di Roma, Ermete Gallo, Direttore sanitario degli Istituti Fisioterapici Ospedalieri di Roma, Mattia Falchetto Osti, Direttore UOC Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma.
“È fondamentale comprendere se le Regioni siano o meno pronte ad abbracciare questa terapia di grande valore. L’aspetto straordinario della RLT – ha detto Fabio Calabrò, Direttore Oncologia Medica 1 dell’Istituto Regina Elena (IRCCS) – consiste nel fatto che consente di trattare con estrema precisione e selettivamente la malattia visualizzata tramite imaging PET. Fino ad oggi la terapia è stata usata per curare i tumori neuroendocrini (NET), che sono patologie rare. Con l 'approvazione EMA, la RLT diventa un valido strumento terapeutico a supporto nel setting del cancro alla prostata metastatico, resistente alla castrazione”.
Giuseppe De Vincentis, Direttore UOC Medicina Nucleare del Policlinico Umberto I ha dichiarato che: “Alla luce delle nuove prospettive offerte dalla normativa EUROATOM – che permette di erogare anche la terapia con radioligandi in regime di Day Hospital, si potranno individuare delle alternative al ricovero classico. Oggi il nostro obiettivo deve essere di non farci trovare impreparati rispetto ad un incremento della richiesta di accesso alla RLT che potrà esserci nei prossimi anni”.
 
Lo stesso De Vincentis a conclusione del suo intervento ha specificato quanto segue: “La teragnostica è un approccio innovativo che ha il potenziale di rivoluzionare il trattamento dei tumori. Per garantire la sua efficacia e l'uso efficiente delle risorse, è necessario identificare i pazienti idonei a questa terapia e basare le decisioni cliniche sui dati numerici e sulle evidenze scientifiche. In questo contesto, le associazioni scientifiche svolgono un ruolo fondamentale, che dovrebbe essere valorizzato".
Il tavolo di esperti ha messo in evidenza la necessità di implementare un numero di strutture adeguate per evitare la migrazione sanitaria dei pazienti eleggibili alla RLT. Anche se la regione Lazio si era già attivata in passato, individuando i 4 centri per effettuare l’erogazione, oggi è fondamentale ripensare il sistema alla luce dei progressi della medicina di precisione e del numero sempre crescente di pazienti che in futuro potrebbero usufruire della RLT.
“Grazie al decreto legislativo 101 – ha annunciato Laura Chiacchiarelli, Responsabile UOC di Fisica Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini - Nuovi centri, come il San Camillo Forlanini, l’Umberto I e il Belcolle di Viterbo, che fino ad oggi non disponevano di stanze di degenza o PET, stanno avviando progetti per somministrare la terapia con i radioligandi in futuro. Inoltre, la nuova normativa semplifica l'organizzazione di una struttura sanitaria, a condizione che venga implementato un sistema adeguato di gestione dei rifiuti. Pertanto, è auspicabile che la regione identifichi le figure idonee a guidare un piano organizzativo efficace. In particolare, diventa fondamentale coinvolgere figure istituzionali regionali ai fini del rilascio del parere vincolante per l'installazione di nuove medicine nucleari”.
Il tavolo Lazio di “Make RLT reality” ha proposto quindi l’adozione di una serie di misure affinché i centri ospedalieri regionali non si trovino impreparati di fronte alla crescente domanda di accesso alla terapia con radioligandi.

Le misure proposte sono le seguenti:
·  Un censimento delle strutture deputate alla somministrazione della terapia e dei pazienti idonei a riceverla;
·  la definizione di Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) regionale ad hoc per la RLT;
·  l'aumento del numero di strutture deputate alla terapia con radioligandi, per evitare la migrazione sanitaria;
· l'adozione di un disegno regionale che identifichi le figure idonee a guidare un piano organizzativo regionale;
· nuovi finanziamenti da parte della Regione per una maggiore disponibilità di esami diagnostici PET e di risorse necessarie all’erogazione della RLT.

TAG: RADIOLIGANDI

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