Progetto PERLA
13 Marzo 2026La certificazione, assegnata all’ISS sulla base delle valutazioni di oltre 1.600 pazienti, premia le strutture che valorizzano comunicazione e rapporto con i pazienti

Sono 34 i centri sanitari italiani che hanno ottenuto il “bollino” di qualità del progetto Perla, la prima certificazione che valuta la qualità della relazione di cura e della comunicazione nei servizi sanitari attraverso l’esperienza diretta dei pazienti. Il riconoscimento è stato assegnato durante il convegno “La cura a misura di persona”, promosso dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’ISS con Digital Narrative Medicine Società Benefit, in collaborazione con EDRA Media, sulla base delle valutazioni di 1.684 persone che hanno ricevuto cure in nove regioni italiane. “Negli ultimi anni il Servizio sanitario nazionale è chiamato a confrontarsi con trasformazioni profonde, dall’invecchiamento della popolazione all’aumento delle condizioni croniche”, ha osservato il presidente dell’ISS Rocco Bellantone, sottolineando come diventi sempre più importante non solo quali interventi offrire, ma anche come accompagnare le persone nei loro percorsi di cura.
Il progetto Perla mira a misurare un aspetto spesso difficile da valutare nei sistemi sanitari: la qualità della relazione tra professionisti e pazienti. Alla certificazione contribuisce un board scientifico che comprende, tra gli altri, ISS, Agenas, Società Italiana di Medicina Narrativa, gli ordini professionali di medici e infermieri, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, Uniamo – Federazione italiana delle malattie rare e Cittadinanzattiva. Per Andrea Piccioli, direttore generale dell’ISS, la partecipazione delle strutture al percorso di valutazione rappresenta un segnale significativo: significa riconoscere che un servizio sanitario non si misura soltanto con indicatori clinici e organizzativi, ma anche con il punto di vista delle persone che lo utilizzano. La dimensione relazionale è centrale anche secondo Amalia Egle Gentile, responsabile del Laboratorio di Health Humanities dell’ISS. “La cura è sempre un processo complesso, che coinvolge conoscenze, organizzazioni, tecnologie, ma anche esperienze, emozioni e significati - ha spiegato - Parlare di cura a misura di persona non significa semplicemente adattare le terapie alle caratteristiche individuali, ma costruire sistemi sanitari capaci di riconoscere e valorizzare le relazioni che attraversano i percorsi di cura: tra professionisti e pazienti, tra professionisti diversi e tra servizi sanitari e contesti di vita delle persone”.
Un approccio particolarmente rilevante nel campo delle malattie rare, dove la relazione tra paziente e professionisti assume un ruolo ancora più centrale. “È assolutamente cruciale ed è anche in linea con la normativa vigente sulla condizione di disabilità”, spiega Maria Luisa Scattoni, direttrice del Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità. “Nel caso delle malattie rare è ancora più importante perché si tiene conto non solo della malattia in sé, ma anche dell’esperienza della persona e della relazione con il medico curante”. Secondo Scattoni, per rendere sempre più diffuso nel Servizio sanitario nazionale un modello di cura centrato sulla persona è necessario intervenire anche sull’organizzazione dei percorsi assistenziali e sulla formazione dei professionisti. “Dobbiamo modificare i percorsi e lavorare anche sul piano dell’innovazione culturale e della formazione, affinché la modalità di relazionarsi con i pazienti entri a far parte delle decisioni sui percorsi e sul progetto di cura”, osserva. “È importante considerare sempre di più esiti che tengano conto del vissuto della persona, sia rispetto alla propria condizione sia rispetto all’esperienza di cura”.
I centri certificati appartengono a numerose specialità cliniche – dall’oncologia alla cardiologia, dalla neurologia alla ginecologia, fino alla psichiatria, alla riabilitazione e alle cure palliative – a dimostrazione della trasversalità del modello della cura a misura di persona. La rete dei servizi premiati copre tutto il territorio nazionale: il Lazio è la regione più rappresentata con 17 centri certificati, mentre gli altri sono distribuiti tra Friuli-Venezia Giulia, Campania, Puglia, Lombardia, Toscana, Piemonte e Sardegna. Dall’indagine emerge un livello molto elevato di soddisfazione dei pazienti rispetto alla qualità della relazione con i professionisti sanitari. Il 97,6% valuta molto positivamente l’assistenza ricevuta e il 97,3% la comunicazione con il personale sanitario. Una percentuale analoga dichiara di essersi sentita accolta come persona con i propri bisogni e le proprie aspettative (97%), mentre il 97,4% apprezza la fiducia e la vicinanza trasmesse dal personale. Anche la comunicazione all’interno del team di cura ottiene valutazioni molto positive: il 94,3% dei pazienti che hanno interagito con più professionisti giudica efficace il coordinamento tra i membri del gruppo. L’indagine ha analizzato anche la continuità del rapporto tra pazienti e strutture. Il telefono resta lo strumento principale per restare in contatto con i centri dopo la visita o il ricovero (78,6%), seguito da e-mail (34%) e messaggi tramite SMS o WhatsApp (26,7%). Gli strumenti di telemedicina risultano invece ancora poco utilizzati, con una diffusione pari al 2,4%. Un altro elemento che emerge è l’attenzione crescente alla qualità della vita dei pazienti. Tra coloro che hanno ricevuto indicazioni aggiuntive, il 59,8% ha avuto consigli sull’alimentazione, il 38,7% sul sonno, il 37,4% sull’attività fisica e il 34,6% sulla gestione delle relazioni familiari. Dal progetto nasce anche il Premio Perla, assegnato alla struttura che oltre a valorizzare la relazione di cura nella pratica clinica è riuscita a raccontarla meglio attraverso un video. L’edizione di quest’anno è stata vinta dall’Unità operativa di oncologia del Paideia International Hospital.
Anna Capasso
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