Colite ulcerosa
13 Marzo 2026Esperti e associazioni di pazienti chiedono percorsi assistenziali più omogenei e una maggiore integrazione tra territorio e centri specialistici nella gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali

Percorsi assistenziali più strutturati e integrati tra ospedale e territorio per migliorare la gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). È uno dei temi emersi durante l’incontro istituzionale organizzato nell’ambito della campagna “Colite Ulcerosa, IO ESCO”, promossa da Alfasigma con AMICI Italia e con il patrocinio di IG-IBD.
I dati presentati durante l’evento evidenziano un bisogno crescente di presa in carico multidisciplinare. In un’indagine sui pazienti con colite ulcerosa un paziente su due manifesta il bisogno di una presa in carico più efficace, mentre il 47% vorrebbe essere maggiormente coinvolto nelle scelte terapeutiche e il 38% indica la necessità di servizi di supporto socio-assistenziale.
Secondo Edoardo Vincenzo Savarino, segretario generale dell’Italian Group for the Study of Inflammatory Bowel Disease (IG-IBD) e professore associato di Gastroenterologia all’Università di Padova, la gestione di queste patologie richiede un’organizzazione dei percorsi assistenziali più efficace.
“Il paziente con malattia infiammatoria cronica intestinale presenta spesso problematiche extraintestinali, nutrizionali e psicologiche che incidono in modo significativo sulla qualità di vita”, spiega Savarino. “Per questo è necessario promuovere un approccio multidisciplinare che coinvolga gastroenterologo, nutrizionista, radiologo, chirurgo e psicologo, oltre a una maggiore integrazione tra medico di medicina generale, strutture intermedie e ospedale”.
Un nodo rilevante riguarda l’implementazione dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) dedicati alle MICI.
“I PDTA non sono ancora presenti in tutte le regioni italiane”, sottolinea Savarino. “Percorsi condivisi tra ospedale e territorio permetterebbero al paziente con malattia moderata-severa di arrivare più rapidamente a un centro specialistico già stadiato e con gli esami necessari per iniziare il trattamento”.
Per Francesco Leone di AMICI Italia, il rafforzamento dei percorsi di presa in carico deve includere anche il punto di vista dei pazienti.
“Integrare indicatori clinici e dati riportati direttamente dai pazienti consente di adattare il percorso di cura agli obiettivi individuali e alle diverse fasi della vita della persona”, afferma Leone. “L’obiettivo è costruire un percorso orientato non solo al controllo della malattia ma anche alla qualità di vita”.
Secondo gli esperti, la diffusione di percorsi assistenziali più omogenei e il rafforzamento della collaborazione tra territorio e centri specialistici rappresentano passaggi chiave per migliorare la gestione delle MICI e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure sul territorio nazionale.
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