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04 Giugno 2024Il fenomeno dell’antibioticoresistenza sta diventando un’emergenza sempre più pressante a livello mondiale, tale da richiedere l’apporto di molteplici figure operanti nell’ambito sanitario (ma non solo), tra le quali si pone con un ruolo di primo piano quella del farmacista clinico
Il fenomeno dell’antibioticoresistenza sta diventando un’emergenza sempre più pressante a livello mondiale, tale da richiedere l’apporto di molteplici figure operanti nell’ambito sanitario (ma non solo), tra le quali si pone con un ruolo di primo piano quella del farmacista clinico nel contesto di una collaborazione in team multidisciplinare secondo un approccio olistico (OneHealth). È questo, in estrema sintesi, il messaggio emerso dal IV convegno nazionale della rete infettivologica intitolato “Una, nessuna, centomila stewardship: il farmacista clinico nel team multidisciplinare per un approccio ‘OneHealth’”, organizzato a Rimini da SIFaCT (Società italiana di farmacia clinica e terapia).
I principali argomenti trattati nel convegno sono ricordati da Fabio Pieraccini, direttore del Dipartimento Farmaceutico della Ausl Romagna e responsabile scientifico dell’evento. «Nel corso dei lavori sono stati richiamati i vari modelli di stewardship antimicrobica, oggi praticati in modo spesso eterogeneo da molte le aziende sanitarie, ma ci si è soprattutto interrogati su quali poi debbano essere messi a terra e come oggi vengono attuati questi modelli sia a livello ospedaliero che a livello territoriale. In particolare, specifica Pieraccini, «ci si è confrontati sulla stewardship antibiotica in un setting ospedaliero dove è molto importante l’interazione multidisciplinare di professionisti, quindi su come il farmacista clinico interagisce con le altre figure sanitarie professionali (infettivologi e altri specialisti, come quelli dell'area della terapia intensiva e delle rianimazioni, ma anche il personale infermieristico addetto alle infezioni correlate all'assistenza). Il tutto con un'attenzione a un approccio di tipo ‘OneHealth’: sempre di più ci si avvia a un uso consapevole e appropriato degli antibiotici che tenga conto dell’impiego nell’ambito non solo umano, ma anche nell'ambito animale della veterinaria e della zootecnia, così come dell’impatto ambientale (quindi agricoltura, acque reflue, etc.)».
«La OneHealth è una visione di salute unica, attraverso la salute umana, animale (comprendendo gli animali da compagnia e d’allevamento) e l’ambiente (nel terreno e nelle acque)» ha detto nella sua lectio magistralis di apertura Nicola Magrini, direttore Governo clinico AUSL Romagna. «L’approccio OneHealth ha aiutato a capire la stretta connessione di questi tre ambiti, in particolare per quanto riguarda l’insorgenza di batteri resistenti che possono essere trasmessi attraverso i tre diversi ambiti. Si è evidenziato come anche il cambiamento climatico, favorendo anche eventi estremi, favorirà ulteriormente l’interscambio tra questi tre ambiti».
Anche riguardo all’utilizzo degli antibiotici a livello del territorio, sottolinea Pieraccini, nel convegno «è emersa una visione a tutto tondo dell’utilizzo gli antibiotici. Ci si è confrontati anche su modelli di stewardship da applicare con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta. In particolare, è stato rilevato che l'impiego degli antibiotici per il 90% avviene nel territorio (al domicilio del paziente). Si è valutato così quanto ancora occorre lavorare per favorire una comunicazione efficace anche verso i cittadini: appare, cioè, necessario un uso consapevole degli antibiotici per i professionisti che prescrivono, ma anche da parte di chi li riceve. In effetti, è stato proprio messo a fuoco quanto sia difficile comunicare correttamente ai pazienti l’impiego mirato degli antibiotici, soprattutto in situazioni come le infezioni virali che, come ben sappiamo, non necessitano dell'impiego di questi armamentari terapeutici».
Anna Maria Marata, coordinatore della Commissione regionale del farmaco Emilia-Romagna, ha descritto lo sviluppo del manuale Aware. «Quest’ultimo è uno dei tanti strumenti che l’OMS in questi anni ha messo a disposizione quando la campagna per il controllo dell’antibioticoresistenza si è fatta più importante. Si tratta di una nuova classificazione degli antibiotici fatta sulla base del rischio che questi hanno di indurre antibioticoresistenza: per l’appunto, la famosa classificazione Aware, che poi dà il nome al manuale» ha detto Marata. «La classificazione è nata nel 2017 e il manuale alla fine del 2022. È stato tradotto in italiano dall’AIFA nel gennaio 2023, quale importante documento per la formazione: in esso vengono considerate 35 diverse patologie (ospedaliere o territoriali) in cui sono compresi gli aspetti della terapia e della durata del trattamento antibiotico».
Questi, nel complesso, i ‘take-home messages’ emersi al termine dell’evento. «È stata ribadita l'importanza della multidisciplinarietà e la necessità che l’infection control debba essere in rete con tutti i professionisti che si occupano di infezione» afferma Pieraccini. «Ma soprattutto è stato messo in luce l’aspetto della comunicazione sia tra i professionisti, sia verso i cittadini e quanto sia importante anche stimolare le istituzioni per delle campagne di comunicazione efficaci. Inoltre è stato evidenziato un aspetto critico che non gioca a favore della stewardship antimicrobica, ovvero quello del confezionamento degli antibiotici (e noi farmacisti siamo molto sensibili anche a questo aspetto), ovvero su quanto sia importante sensibilizzare le istituzioni per un confezionamento di antibiotici più coerente con le posologie utilizzate rispetto ai confezionamenti odierni che purtroppo non consentono di ottimizzare i contenuti degli antibiotici: come ben sappiamo, lasciare al domicilio del paziente confezioni iniziate di antibiotico può favorire “l’autoprescrizione“ impropria che rappresenta circa il 10% delle prescrizioni di antibiotici territoriali.
Arturo Zenorini
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