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sanità

02 Aprile 2024

Grandi aree urbane, maggior benessere riducendo disparità socio-sanitarie tra centro e periferia

Le periferie urbane possono essere gravate da vari problemi, quali disagio economico, carenze di servizi, povertà educativa, difficoltà di integrazione etnica e sociale. Allo stesso tempo sono fabbriche di desideri mentre i centri storici si tramutano in luoghi di shopping e ritrovo


Le periferie urbane possono essere gravate da vari problemi, quali disagio economico, carenze di servizi, povertà educativa, difficoltà di integrazione etnica e sociale. Allo stesso tempo sono fabbriche di desideri mentre i centri storici si tramutano in luoghi di shopping e ritrovo. Queste parole, tratte dall’editoriale di Federico Serra, direttore editoriale del magazine “Urbes, urbanizzazione benessere salute”, di cui è stato pubblicato a marzo il primo numero, introduce il tema di fondo del numero monografico: come intervenire sull’ambiente urbano per ridurre le disuguaglianze sociali e (strettamente correlate) sanitarie. Tra i molti contributi della rivista spicca il tema delle diseguaglianza di salute nelle periferie affrontato da Stefano Capolongo, director of the department in Architecture, Built environment and Construction engineering (ABC) of Politecnico di Milano Scientific, referent of the Design&Health Lab. DABC e President of the Urban Public Health Section of the European Public Health Association (EUPHA), e da Andrea Rebecchi, department in Architecture, Built environment and Construction engineering (ABC) of Politecnico di Milano, Member of the Design&Health Lab. DABC, Member of the Steering Committee of the Urban Public Health Section of the European Public Health Association (EUPHA) e per conto del Gruppo di Lavoro “Igiene dell’Ambiente Costruito” della Società Italiana di Igiene e medicina preventiva (SItI). Capolongo e Rebecchi riportano l’attività di Ricerca del Gruppo di Lavoro “Igiene dell’Ambiente Costruito” SItI. «Il concetto attuale di Salute pubblica si riferisce a una condizione collettiva, fortemente influenzata dal contesto ambientale e dalle strategie di trasformazione e gestione urbana attuate dai governi locali» affermano. «Il legame tra le caratteristiche morfologiche e funzionali dei contesti urbani e gli impatti di Salute pubblica apre ad un nuovo scenario di tipo tecnico-progettuale dell’Urban Health, quale un approccio basato sulla capacità di mettere a sistema: impatti sulla salute, fattori di rischio ambientale e strategie di progettazione urbana salutogeniche. Molti di questi aspetti sono condizionati da una corretta pianificazione, progettazione e gestione dei luoghi di cui la città si compone, dal centro alle periferie». La progettazione urbana, sottolineano, «è capace di ridurre le ingiustizie nella distribuzione dei fattori di rischio e di promuovere opportunità per la Salute pubblica, mediante un approccio consapevole e capace di integrare scopi ed elementi fisici, che siano in grado di favorire il Well-Being e favorire l’adozione di corretti stili di vita (Healthy Lifestyles), mirati a contenere l’insorgenza di malattie cronico-degenerative, che rappresentano un carico elevato per i Sistemi sanitari regionali e nazionali (Ssr/Ssn), e a incentivare l’invecchiamento attivo della popolazione». Ed è su queste premesse che si colloca l’attività di Ricerca e divulgazione scientifica del Gruppo di Lavoro “Igiene dell’Ambiente Costruito” (Gl-Iac) della SItI, in coerenza con gli scopi di Salute pubblica fondativi della Società Scientifica italiana, ed in linea con obiettivi di sviluppo sostenibile e di promozione dell’accessibilità a una città inclusiva, resiliente e capace di promuovere l’adozione di corretti stili di vita, specificano Capolongo e Rebecchi. «Il Gruppo di Lavoro è attivo da circa un decennio» ricordano. «Le principali linee di attività hanno riguardato l’analisi aggiornata della relazione tra ambiente costruito e salute, sia alla scala dell’edificio che dell’ambiente urbano. Già negli anni '80, l’OMS aveva riconosciuto la necessità di fare luce sulle influenze sanitarie dell’ambiente urbano, ma negli ultimi anni, la New Urban Agenda (Nazioni Unite, 2016) ha assecondato questa esigenza, supportandola con un numero crescente di prove scientifiche e di impegni politici espressi dai livelli di governo locali». In particolare, proseguono, il Gruppo di Lavoro, in linea con le tendenze internazionali, ha portato avanti diverse iniziative coinvolgendo operatori sanitari, tecnici, decisori, associazioni e cittadini. E ciò attraverso l’organizzazione di corsi di aggiornamento, la partecipazione attiva a congressi e alla stesura di contributi scientifici pubblicati su riviste internazionali. I membri del Gl-Iac negli anni hanno inoltre scritto due volumi sull’igiene edilizia e urbana, hanno partecipato ad alcuni progetti del Centro per il controllo delle malattie (Ccm) ed hanno fornito il loro contributo a due Tavoli tecnici del ministero della Salute sempre su questi temi. Nel biennio 2023-1024 il Gruppo di Lavoro intende proseguire le linee di attività già in essere, integrandole con l’individuazione di obiettivi prestazionali sanitari degli edifici scolastici e degli ospedali, per predisporre linee di indirizzo e/o indicazioni utili ai fini dell’aggiornamento nelle norme vigenti in materia. Il 31 Gennaio 2024» aggiungono «si è svolta a Milano, nella Fondazione Renzo Piano, presso il Politecnico di Milano, la prima riunione 2024 del Gruppo di Lavoro, occasione nella quale sono state definite le attività 2024, che si articoleranno in tre linee di Ricerca: Urban Health (Climate Change, misure di impatto e strategie di prevenzione; indagine sull’attuazione del PRP nel contesto Nazionale); Healthy Buildings (indagine nazionale Iaq; impatti dell’ambiente costruito sulla salute mentale); Hospital and Health care services Design (Next Generation Hospital; accessibilità, inclusione e Universal design).

Un altro concetto rilevante viene poi sottolineato da Lamberto Bertolé, assessore Welfare e Salute Comune di Milano: quello di “coprogettazione come metodo di amministrazione condivisa”. «Le periferie delle grandi città vengono spesso ricordate per essere al centro di fatti di cronaca che ne evidenziano le vulnerabilità e le difficoltà. Ma, se le guardiamo più da vicino, ci sforziamo di conoscerne i quartieri, le persone che li animano e le attività che nascono al loro interno scopriremo che spesso la connotazione negativa con cui sono state etichettate è assolutamente immeritata» premette. «A Milano, per esempio, non possiamo dimenticare che prima della metropoli esistevano tanti borghi» fa notare. «Molti di questi territori hanno mantenuto una dimensione di borgo che va preservata e, se è possibile, esportata e replicata. Il modello che Milano ha scelto, quello della città a 15 minuti, non può che ispirarsi a questa esperienza per cercare di riprodurla in ogni quartiere, da quelli più esterni a quelli più interni alla cerchia dei bastioni, in modo che i milanesi possano trovare tutti i servizi di cui hanno bisogno nelle vicinanze del luogo dove vivono, come in una piccola cittadina». Questo modello esiste da anni a Milano con Ricetta QuBì, una sperimentazione di Fondazione Cariplo che il Comune ha seguito e sostenuto molto da vicino e che ha saputo far dialogare oltre 400 associazioni creando 25 reti per altrettanti quartieri al fine di contrastare la povertà minorile. Un’idea vincente che deve passare dalla fase sperimentale a quella strutturale di implementazione. «Per questo nelle prossime settimane prenderà il via la coprogettazione, uno strumento che ci permetterà di applicare in maniera concreta il principio dell’amministrazione condivisa, per il quale pubblico e privato (soprattutto privato sociale) concorrono all’elaborazione di strategie e modelli di intervento e gestione su alcune tematiche fondamentali per la nostra città» spiega Bertolé. «Intercettare i bisogni - sempre più complessi - e ricomporre le risposte nei quartieri deve essere una priorità assoluta del nostro operato. Una logica che vale anche in campo sanitario perché le esigenze di salute delle persone spesso si incrociano con quelle di tipo sociale». L’integrazione di queste due dimensioni è un obiettivo a cui non dobbiamo smettere di lavorare, in collaborazione con i soggetti competenti, Regione e Ats, aggiunge Bertolé. Un primo passo è quello che porteremo a compimento quando finalmente sarà possibile collocare le sedi dei servizi sociali territoriali all’interno delle nuove Case di comunità. «A questo scopo stiamo lavorando per rinnovare il ruolo dei 29 centri socio ricreativi culturali, ampliando l’offerta e allargandola a nuove fasce di popolazione, anche in questo caso attraverso un percorso di coprogettazione che partirà a breve. La parola d’ordine è collaborazione, per arrivare capillarmente a tutti mantenendo allo stesso tempo una forte regia pubblica degli interventi. Il futuro delle città e dei loro quartieri non può che andare in questa direzione» conclude.

Urbes. N.1. Marzo 2024.
https://issuu.com/raffaelecreativagroupcom/docs/urbes_marzo_2024

TAG: URBES

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