Egualia
07 Ottobre 2025Nel Rapporto Egualia–Nomisma 2025 l’allarme dell’industria: costi in aumento, margini in calo e dipendenza estera minacciano la sostenibilità del settore e l’accesso alle cure di base

Senza una chiara agenda di interventi, l’industria dei farmaci equivalenti rischia una crisi irreversibile. È l’avvertimento lanciato dal Rapporto Egualia–Nomisma 2025, presentato a Roma in occasione della decima edizione dell’Osservatorio Egualia, che fotografa un comparto essenziale per la salute pubblica ma schiacciato dall’aumento dei costi e da politiche di prezzo ferme da anni.
In Italia il settore conta 102 imprese, 10.900 addetti diretti e un valore della produzione di 6,4 miliardi di euro, ma i costi di produzione sono cresciuti del 32% tra il 2019 e il 2023, erodendo la redditività. Oggi il 46% dei medicinali equivalenti critici è fornito da uno o due produttori, un livello di concentrazione che espone il Paese al rischio di carenze.
Secondo Lucio Poma, capo economista di Nomisma, “serve una nuova agenda industriale per i farmaci critici, con politiche di prezzo, rimborso e acquisto pubblico più sostenibili”. In Europa, ha ricordato, il prezzo dei generici è rimasto quasi invariato (+2% tra 2019 e 2023) a fronte di un aumento del 45% dei prezzi alimentari, rendendo il comparto sempre meno remunerativo.
Il presidente di Egualia, Stefano Collatina, ha chiesto un adeguamento dei prezzi, gare pubbliche con criteri di qualità e un superamento del payback per i farmaci fuori brevetto. “Non chiediamo sussidi, ma regole eque. Se i prezzi restano fermi, molte aziende saranno costrette ad abbandonare farmaci essenziali, con un impatto diretto sui pazienti cronici”, ha dichiarato.
Tra le proposte anche incentivi alla produzione europea, gare multi-aggiudicatarie per evitare concentrazioni e un migliore allineamento tra politiche ambientali e industriali. “I farmaci equivalenti non sono una commodity, ma la spina dorsale delle terapie quotidiane. Senza di loro non c’è SSN sostenibile né autonomia strategica europea”, ha concluso Collatina.
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