case di comunità
26 Giugno 2026Secondo un'analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore, i professionisti oggi disponibili sono molto lontani dal fabbisogno previsto dal DM 77

A pochi giorni dalla scadenza fissata dal Pnrr per l'avvio delle Case della comunità, uno dei principali nodi dell'assistenza territoriale resta quello del personale. A mancare sono soprattutto gli infermieri di famiglia e comunità (IFoC), figure considerate strategiche dal DM 77 per il funzionamento della sanità di prossimità. Secondo un'analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore, nelle sole Case della comunità il deficit sfiora le 10mila unità.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza destina alla Missione Salute 15,63 miliardi di euro, di cui 2 miliardi per il progetto "Case della Comunità e presa in carico della persona". Tuttavia, alla realizzazione delle strutture non sta corrispondendo una crescita altrettanto rapida del personale necessario a renderle operative.
I numeri fotografano una distanza ancora significativa dagli obiettivi fissati dal decreto ministeriale. Secondo gli ultimi dati disponibili del ministero della Salute, alla fine del 2022 gli infermieri di famiglia e comunità erano 1.464, mentre considerando il personale infermieristico presente nelle Case della comunità si arriva a circa 1.920 professionisti tra tempo pieno e presenza oraria. Il DM 77 prevede invece un fabbisogno complessivo di 19.657 infermieri di famiglia e comunità, pari a un professionista ogni 3.000 abitanti. Di questi, 11.433 dovrebbero essere impiegati nelle Case della comunità. Da qui la stima di una carenza di quasi 10mila unità nelle nuove strutture territoriali. Nemmeno l'eventuale ricorso a infermieri provenienti da altri servizi territoriali, come l'assistenza domiciliare integrata (Adi), sarebbe sufficiente a colmare il divario. Secondo l'analisi, senza compromettere gli altri servizi potrebbero essere riallocati al massimo tra 844 e 1.265 professionisti. Un ulteriore elemento critico riguarda la formazione. L'offerta di corsi regionali risulta disomogenea e organizzata "a macchia di leopardo".
Le stime raccolte indicano che nei prossimi anni potranno essere formati tra 2.065 e 2.302 nuovi infermieri di famiglia e comunità. Il numero supera le 3mila unità solo considerando anche la Lombardia, dove risultano già censiti oltre mille IFoC e sono stati pubblicati specifici bandi di reclutamento. Anche in questo scenario, però, i tempi restano incompatibili con le esigenze immediate della riforma territoriale. I corsi regionali più diffusi, della durata di circa 200-220 ore, richiedono almeno 4-6 mesi per concludersi, mentre i master universitari si sviluppano nell'arco di un intero anno accademico. A questi si aggiungono i tempi necessari per assegnazioni e procedure concorsuali, portando l'ingresso effettivo dei nuovi professionisti nelle Case della comunità a un orizzonte compreso tra 8 e 18 mesi.
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