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02 Marzo 2023

Intramoenia, dopo il Covid le visite tornano a crescere. I dati aggiornati

Visite nei locali dell’ospedale in 8 casi su 10, prestazioni prenotate attraverso l’Asl con il Cup nella maggior parte delle regioni, gran parte degli ambulatori esterni messi sotto controllo con rete informatica ad hoc: sta crescendo l’aderenza alle regole da parte di chi pratica la libera professione intramuraria


Intramoenia, dopo il Covid le visite tornano a crescere. I dati aggiornati

Visite nei locali dell’ospedale in 8 casi su 10, prestazioni prenotate attraverso l’Asl con il Cup nella maggior parte delle regioni, gran parte degli ambulatori esterni messi sotto controllo con rete informatica ad hoc: sta crescendo l’aderenza alle regole da parte di chi pratica la libera professione intramuraria, medici e regioni. Lo dice la Relazione del Ministero della Salute al Parlamento, redatta sulla base delle rilevazioni dell’Agenzia dei servizi sanitari regionali relative al 2021, ultima annualità cui si può arrivare.  La stessa relazione testimonia una forte ripresa dell’attività, tornata ai livelli pre-Covid (+33% sull’anno precedente): nel 2019 le prestazioni in intramoenia erano 4,76 milioni, nel 2020 erano scese a 3,2 milioni, nel 2021 sono risalite a 4,3 milioni. Ed i ricavi sono risaliti ad un miliardo e 87 milioni, 270 milioni in più rispetto agli 816 milioni del 2020. Le visite più frequenti restano la cardiologica (540 mila cui vanno aggiunti 330 mila elettrocardiogrammi) seguita dalla ginecologica (463 mila), l’ortopedica (quasi 400 mila), l’oculistica (300 mila). Altre prestazioni richieste, l’ecografia della mammella e l’eco addome.

I medici che percepiscono l’indennità dovuta al rapporto esclusivo con l’ospedale da cui dipendono, e nelle strutture di quest’ultimo svolgono attività libero-professionale in cambio di una tariffa calmierata, nel ’21 sono stati 45.302, circa 100 in meno del 2020, ma rispetto ad 8 anni prima sono stati 10 mila in meno (-18%). Nel 2021, in media, nel Servizio sanitario ha esercitato intramoenia il 42,7% dei dirigenti medici con rapporto esclusivo, pari al 38,6% del totale di tutti i dirigenti medici. Sono di più, in proporzione, i medici universitari che esercitano l’Alpi: il 60,4%. Tra Asl e ospedali, sono in grado di assicurare gli spazi per l’intramoenia - includendo quelli locati in altre strutture - Veneto, Toscana, Abruzzo, Friuli-VG, Molise, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta. In Puglia e Sicilia, gli spazi interni sono garantiti dal 50 al 90% delle aziende sanitarie; in Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna meno di metà delle aziende sanitarie è “autosufficiente”, in Umbria non lo è nessuna. L’83% dei dirigenti medici esercita solo negli spazi aziendali (inclusi gli spazi in locazione in altre strutture), mentre il 17% lo fa o esercitando fuori della struttura (intramoenia decentrata, 8,2%) o svolgendo attività libero professionale sia all’interno che all’esterno (8,8%). Grande la variabilità tra regioni: i medici “intramoneisti” sono un quarto dei dirigenti che percepiscono indennità di esclusività in piccole regioni come Molise e Sardegna, un 30% in Campania e Sicilia, si sale ad oltre il 50% in Lombardia, fino al 60% della Val d’Aosta. In tutte le regioni si fa uso di infrastrutture di rete che collegano on line gli studi dove si fa intramoenia decentrata con la contabilità dell’ospedale; inoltre, in 14 regioni (tra cui Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Veneto) l’infrastruttura è presente in tutte le Asl ed ospedali.

L’ incremento dei costi è in parte coincidente con il trend relativo ai ricavi: dal 2017 al 2019 è inferiore a quello registrato per i ricavi con un saldo attivo di circa 240-260 mila euro. Nel 2020 crollano sia i costi sia i ricavi rispettivamente del 27 e del 29%, il saldo scende a 160 mila euro, nel 2021 il rialzo è del 31% per i costi e del 33% per i ricavi. Eterogeneo il dato relativo alla spesa pro capite per residente, ma conferma le tendenze degli anni precedenti: nel 2021, i picchi maggiori si registrano in Emilia-Romagna (31 euro/anno), Valle d’Aosta (30,7 euro/anno), Piemonte (28,1 euro/anno) e Toscana (27,6 euro/anno) ma si scende a 3,8 euro/anno in Molise, 4,7 a Bolzano ed in Calabria.

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