Medicina
31 Maggio 2024Aumentano del 20% gli interventi mininvasivi al cuore ma restano molte disparità regionali e migliaia di pazienti esclusi. Cresce anche la diagnostica con i metodi di imaging più innovativi e con le tecniche per lo studio della funzionalità cardiovascolare, ma siamo ancora lontani dalla media dei Paesi Europei
Aumentano del 20% gli interventi mininvasivi al cuore ma restano molte disparità regionali e migliaia di pazienti esclusi. Cresce anche la diagnostica con i metodi di imaging più innovativi e con le tecniche per lo studio della funzionalità cardiovascolare, ma siamo ancora lontani dalla media dei Paesi Europei più avanzati. È un bilancio con luci e ombre quello illustrato del Report 2023 della Società italiana di cardiologia interventistica (Gise), l'unica realtà italiana dotata di un Registro dell'attività di 273 Laboratori di emodinamica e cardiologia interventistica del Paese. I dati sono stati presentati a Roma durante il congresso Gise Think Heart 2024.
La cardiologia interventistica, indicano i dati, si conferma il cardine del trattamento dell'infarto miocardico acuto in Italia, con una rete capillare sul territorio nazionale che garantisce più di 36 mila procedure di angioplastica primaria ('il palloncino' per riaprire le coronarie chiuse, responsabili dell'infarto acuto), raggiungendo da diversi anni gli standard di fabbisogno delineati dall'epidemiologia di questa malattia. Crescono fino al 20% le procedure di cardiologia interventistica strutturale (interventi sulle valvole cardiache), ma restano ancora al di sotto del fabbisogno della popolazione e con differenze regionali ancora molto marcate.
Pur con oltre 300 mila coronarografie eseguite nel 2023, che in circa il 50% dei casi hanno portato all'esecuzione di un'angioplastica coronarica (156mila interventi lo scorso anno, tornando così quasi ai livelli pre-Covid), restano criticità nell'interventistica strutturale sulle valvole cardiache: le Tavi sono aumentate del 13%, ma solo un paziente candidabile su due viene sottoposto alla procedura e oltre 10 mila che ne avrebbero l'indicazione non la ricevono, con differenze regionali consistenti nella possibilità di accesso.
Per quanto riguarda le altre procedure sono stati circa 1800 gli interventi di riparazione percutanea della valvola mitralica, in crescita del 20%, ma con un fabbisogno stimato di circa altri 6 mila. Anche il ricorso alla procedura di chiusura percutanea dell'auricola sinistra, importante per la prevenzione dell'ictus, è aumentato del 20% ma con circa 2300 interventi nel 2023 siamo lontani dal fabbisogno reale, considerando che sono più di 100 mila i pazienti potenzialmente candidabili. "I dati raccolti dal Report Gise, derivanti dall'attività del 93% dei centri di tutto il Paese, consentono di scattare una fotografia molto accurata della cardiologia interventistica in Italia", osserva Francesco Saia, presidente Gise.
"I risultati mostrano per esempio che l'88% dei centri offre il servizio 24 ore al giorno, 7 giorni su 7: un dato che conferma la distribuzione capillare sul territorio nazionale di un'infrastruttura essenziale per il trattamento tempestivo dell'infarto miocardico acuto e di altre cardiopatie acute, per le quali l'efficacia del trattamento è strettamente tempo-dipendente". "Restano tuttavia continua Saia alcune criticità, perché, per esempio, sebbene le tecnologie di imaging e di studio funzionale siano in crescita, solo il 20% delle procedure di angioplastica complessivamente è guidato da questi metodi, molto sottoutilizzati rispetto alla media di Paesi europei come Germania, Francia, Spagna, Olanda e Benelux. I motivi sono soprattutto i vincoli economici per l'acquisizione degli strumenti necessari e l'assenza di codifica o tracciamento di queste tecniche, che, come Gise, vorremmo diffondere maggiormente in tutto il Paese".
"La cardiologia interventistica rappresenta una delle aree in cui il processo di innovazione tecnologica è più rapido. Per questo osserva Marco Marchetti, responsabile Health Technology Assessment di Agenas un accesso veloce di tali dispositivi non può che essere legato ad un rigoroso e scientifico processo di valutazione HTA. In proposito, a partire dal gennaio 2026, inizieranno le attività di valutazione HTA a livello europeo (Joint Clinical Assessment) che vedono anche il nostro paese impegnato".
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