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28 Marzo 2024Nonostante per l’89% degli italiani il servizio sanitario nazionale sia “un pilastro fondamentale della nostra società. Uno spazio 'sacro' dove ridimensionare le diseguaglianze territoriali, socio-economiche e culturali
Nonostante per l’89% degli italiani il servizio sanitario nazionale sia “un pilastro fondamentale della nostra società. Uno spazio 'sacro' dove ridimensionare le diseguaglianze territoriali, socio-economiche e culturali. Non solo”, il “51% degli italiani sceglie le prestazioni a pagamento senza neanche provare a prenotare nel pubblico o nel privato convenzionato". È il quadro tracciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, alla presentazione, a Roma, del 21° Rapporto Ospedali&Salute 'Reinventiamo il Servizio Sanitario. Come evitare la deriva di una sanità per censo', promosso da Aiop e realizzato in collaborazione con il Censis. "Nell'indagine - ha evidenziato il ministro - ci sono diversi punti di forza e criticità della nostra sanità". Dal report emerge che “Il 48% degli italiani ha una percezione positiva del servizio sanitario della propria Regione; il 66% si è detto soddisfatto della qualità della prestazione ricevuta, e quasi il 90% considera il Servizio sanitario un’istituzione essenziale". Ma "non possiamo ovviamente ignorare le criticità: penso a chi ha affrontato tempi di attesa eccessivamente lunghi, a chi si è imbattuto in liste bloccate”.
Per quanto riguarda "la quota di italiani che rinunciano a priori alle prestazioni nel servizio pubblico", continua il ministro, "questo atteggiamento di sfiducia, non essendo supportato da un'esperienza negativa, è evidentemente più una conseguenza di una rappresentazione continua di una sanità in crisi che della reale capacità del sistema sanitario di andare incontro alle richieste dei cittadini in tempi adeguati. Di recente sono stato a una riunione dell'Ocse che mette insieme 39 Paesi in tutto il mondo e l'Italia è ai primi posti, e questo non lo dice nessuno, per le liste d'attesa su prestazioni importanti come la frattura al femore o l'impianto di alcune protesi. Non è poi tutto così male, come a volte viene artatamente dipinto". Si tratta, in ogni caso, di una parte di italiani che "dobbiamo senza dubbio recuperare - sottolinea Schillaci - rendendo più efficiente il nostro sistema sanitario, ma anche attraverso una narrazione diversa che racconti la qualità delle prestazioni erogate nelle nostre strutture sanitarie siano esse pubbliche o private convenzionate". I numeri dei punti di forza, continua, "confermano una verità acquisita: l'elevata capacità della nostra sanità di garantire cure migliori ai nostri cittadini che però sperimentano difficoltà nell'accedere al Servizio sanitario nazionale. Tuttavia, anche nell'accesso ai servizi c’è un dato positivo: ogni 100 tentativi di prenotazione, le prestazioni che restano nella sanità pubblica, compresa quella convenzionata, sono il 60%".
Il problema, secondo il report, sta nella difficoltà di riuscire a usufruire dei servizi sanitari del Ssn. Secondo l'indagine, il vulnus del sistema sono proprio le barriere all'ingresso. Il 53,5% degli italiani si trova ad affrontare tempi di attesa eccessivamente lunghi rispetto all’urgenza della propria condizione clinica, mentre il 37,4% segnala la presenza di liste bloccate o chiuse, nonostante siano formalmente vietate. Secondo i dati a ogni 100 tentativi di prenotazione nel Ssn, la quota di popolazione che rinuncia e si rivolge alla sanità a pagamento è del 39,4% (il 34,4% dei bassi redditi). In particolare, il 12% ricorre all'intramoenia (la sanità privata nelle strutture pubbliche) e il 18% al privato puro. Il 51,6% degli italiani sceglie direttamente la sanità a pagamento, con una quota alta anche tra la popolazione a basso reddito (40,6%). "Si tratta di forze centrifughe al Ssn confermate da una spesa sanitaria privata degli italiani che rappresenta circa un quarto della spesa sanitaria totale", indica il report.
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