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Pnrr

28 Marzo 2025

Pnrr, attivato il 92% dei progetti. A che punto è la missione 6 Salute

Sebbene il governo italiano rivendichi il primato europeo nell'attuazione del PNRR, le criticità emerse nella Missione 6 Salute evidenziano la necessità di interventi mirati per non comprometterne il pieno successo


PNRR Next Generation EU new

A poco più di un anno dalla scadenza fissata per giugno 2026, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) italiano mostra un avanzamento significativo, con il 92% delle risorse attivate e un primato europeo rivendicato dal governo. Tuttavia, la Missione 6, dedicata alla Salute, presenta criticità che potrebbero comprometterne il pieno successo. È quanto emerso dalla sesta relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentata a Palazzo Chigi nel corso della Cabina di regia PNRR, presieduta dal Ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, alla presenza dei Ministri e dei Sottosegretari competenti, dei rappresentanti dell'Anci, dell'Upi e della Conferenza delle Regioni e Province autonome. La Cabina di regia ha adottato la sesta Relazione sullo stato di attuazione del Piano, per il successivo invio al Parlamento, e ha confermato il primato europeo dell'Italia nella sua realizzazione. “Per numero di obiettivi conseguiti, per risorse complessive ricevute e per numero di richieste di pagamento formalizzate e incassate”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella premessa della Relazione, sottolineando anche il ruolo chiave degli investimenti in sanità: “Penso alle tante misure che puntano a difendere il diritto alla salute e a garantire servizi sanitari più efficienti e veloci. Dall'apertura delle prime Case di comunità per l'assistenza sanitaria primaria all'attivazione delle Centrali operative territoriali, passando per le apparecchiature sanitarie di ultima generazione attivate sul territorio nazionale”.

La Missione 6 del PNRR prevede investimenti per potenziare l'assistenza territoriale attraverso la realizzazione di Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali (COT). Secondo la sesta relazione al Parlamento, a dicembre 2024 risultano avviati oltre l'80% dei cantieri previsti, con circa 140 interventi strutturali conclusi e finanziamenti erogati per oltre 2 miliardi di euro. Nonostante questi progressi, permangono ritardi significativi nella messa in funzione delle strutture già ultimate, dovuti principalmente a:

  • Carenza di personale sanitario: La mancanza di medici di medicina generale e infermieri di comunità ostacola l'operatività delle nuove strutture.
  • Governance frammentata: La gestione disomogenea tra le diverse regioni rallenta l'implementazione uniforme delle misure previste.
  • Ritardi strutturali: Autorizzazioni lente e immobili inadeguati contribuiscono ai ritardi nell'apertura delle strutture.

In particolare, per le Case della Comunità, molte sono ancora in fase progettuale, con cantieri in ritardo e una spesa inferiore al 10% dei fondi disponibili. Per gli Ospedali di Comunità, l'obiettivo è sceso da 400 a 304 strutture, con ristrutturazioni complesse e modelli gestionali non uniformi.

Sul fronte della sanità digitale, si registrano progressi con l'attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) in oltre l'85% delle regioni. Tuttavia, persistono diseguaglianze regionali nell'adozione degli standard previsti, evidenziando la necessità di un'implementazione più uniforme. L'estensione dell'assistenza domiciliare, che entro il 2026 dovrà coprire il 10% degli over 65, è in fase di sperimentazione in diverse regioni. Progetti pilota di telemedicina e assistenza integrata mostrano prime evidenze di efficacia, ma l'implementazione su larga scala richiede ulteriori sforzi. La relazione sottolinea l'importanza delle riforme normative, come il DM 77/2022, che ridisegna l'architettura dell'assistenza territoriale. Tuttavia, l'attuazione è disomogenea tra le regioni. Inoltre, l'investimento per ridurre l'imbuto formativo in medicina, con 537,6 milioni di euro destinati a 4.200 contratti di formazione specialistica, rappresenta un passo significativo per affrontare la carenza di personale sanitario.

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