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15 Gennaio 2026

Invecchiamento, Kluge: Italia modello con le Case della comunità

Il direttore regionale dell’Oms elogia il sistema delle cure primarie e avverte: entro il 2050 raddoppieranno gli over 80. Centrale un’assistenza di base forte, integrata e vicina alle persone


hans kluge intranet web res

L’invecchiamento della popolazione non è una malattia né un problema, ma un privilegio. La vera sfida, però, è evitare che gli ultimi anni di vita siano vissuti in cattive condizioni di salute. A ribadirlo è Hans Kluge, direttore dell’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, intervenendo a Milano al convegno “La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme”. Guardando al 2050, l’invecchiamento rappresenta uno dei principali “megatrend” destinati a plasmare le società europee. In questo scenario, l’Italia viene indicata come un Paese particolarmente esposto ma anche virtuoso: ha il più alto numero di centenari della regione e sta affrontando la transizione demografica in modo proattivo, puntando sul rafforzamento delle cure primarie.

Kluge ha espresso apprezzamento per l’istituzione di oltre mille Case della comunità, definite come “la politica dell’Oms messa in pratica”. Strutture che incarnano il principio dell’integrazione tra professionisti sanitari e sociali – infermieri, specialisti, assistenti sociali, dietisti – in linea con la legge 33 del 2023. Un modello che sposta l’assistenza più vicino ai luoghi di vita e di lavoro delle persone e che rafforza uno dei pilastri fondamentali dei sistemi sanitari. Secondo Kluge, l’Europa non potrà essere competitiva se la popolazione non è in buona salute, soprattutto in una fase storica in cui la forza lavoro si riduce e l’innovazione appare frammentata. Entro il 2050, il numero di persone con più di 80 anni raddoppierà e già oggi una su tre, in questa fascia d’età, presenta gravi difficoltà fisiche o cognitive con bisogni assistenziali complessi. A complicare il quadro contribuiscono bilanci pubblici sempre più compressi e lo spostamento di risorse verso altri capitoli di spesa, come la difesa. Per l’Oms, la risposta principale resta un sistema solido di assistenza sanitaria di base. Una direzione che, come ha osservato Kluge, è condivisa da molti Paesi europei: dall’Italia, dove il ministro Orazio Schillaci parla di una grande riforma sanitaria, al Regno Unito e alla Polonia. In un contesto segnato dall’aumento delle comorbilità e dalla carenza di personale sanitario, la pressione sui sistemi assistenziali e su chi presta cure informali è destinata a crescere.

Le cure primarie, ha sottolineato il direttore Oms Europa, rappresentano una leva decisiva anche in termini di prevenzione. Ogni anno in Europa si registrano circa 7 miliardi di visite nell’assistenza sanitaria di base: non semplici prestazioni, ma altrettante opportunità di interazione umana, di promozione della salute e di prevenzione, “proprio davanti a noi”. Per funzionare davvero, però, l’assistenza di base deve essere adeguatamente finanziata, digitalizzata, sostenuta da una forza lavoro sanitaria forte e ben collegata all’assistenza territoriale. L’invecchiamento, inoltre, non riguarda solo la salute fisica. I dati dell’Oms indicano che un anziano su quattro si sente solo e socialmente isolato. “La solitudine è un killer”, ha ammonito Kluge, ricordando che l’Oms ha istituito una Commissione globale sulla connettività sociale. Ridurre la solitudine negli anziani è importante quanto promuovere l’attività fisica o una corretta alimentazione. In questo ambito, è stata citata la collaborazione con il Vaticano e con il ministero della Salute sulla Carta dei diritti degli anziani, che pone al centro il contrasto alla discriminazione e all’isolamento sociale, un’esperienza ora utilizzata come riferimento anche da altri Paesi. Infine, il tema delle disuguaglianze. Per l’Oms, così come per la Costituzione italiana, la salute è un diritto fondamentale, ma anche un potente motore di pace e coesione sociale. Ridurre le disuguaglianze non è solo una scelta etica, ma una buona politica economica. Se le persone stanno bene, aumentano le entrate fiscali e diminuiscono le richieste di prestazioni sociali. Nelle popolazioni economicamente svantaggiate, ha ricordato Kluge, una donna e un uomo su tre hanno problemi di salute, contro uno su sette nelle fasce più ricche. Intervenire su questi divari può portare a un aumento dei redditi fino al 50% nelle comunità più fragili.

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