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Medicina

20 Ottobre 2022

Carenza di professionisti sanitari nelle aree disagiate, la Ue cerca soluzioni. Ecco le proposte

La pandemia da Covid-19 ha evidenziato in tutto il mondo le criticità dei servizi sanitari. La mancanza di personale medico o di servizi alla salute in determinate aree geografiche o comunità disagiate, soprattutto in zone rurali, hanno sottolineato quanto ancora ci sia da fare per riuscire a raggiungere tutta la popolazione rispetto al bene primario della salute


La pandemia da Covid-19 ha evidenziato in tutto il mondo le criticità dei servizi sanitari. La mancanza di personale medico o di servizi alla salute in determinate aree geografiche o comunità disagiate, soprattutto in zone rurali, hanno sottolineato quanto ancora ci sia da fare per riuscire a raggiungere tutta la popolazione rispetto al bene primario della salute.

Riuscire a raggiungere con i servizi medici anche il più “sperduto villaggio su un monte” non è di così facile soluzione ed è una delle sfide più grandi che le istituzioni in tutto il mondo, l’OMS in primis, stanno cercando di affrontare e di risolvere.
Un progetto di ricerca denominato OASES e cofinanziato dal Terzo Programma Sanitario dell’UE ha iniziato a lavorare su questo problema, fornendo analisi dettagliate e conoscenza metodologica sulle cause della mancanza sul territorio di servizi alla salute per tutti i cittadini. In sintesi, il progetto elenca sei gruppi di ragioni che favoriscono la penuria sanitaria territoriale: carenza di infrastrutture, ragioni di natura professionale, mancanza di formazione, criticità socioculturali, economiche e politiche. Queste criticità vengono anche affrontate in un recente rapporto sviluppato dalla divisione OMS-Europa, che evidenzia anche come l’invecchiamento della forza lavoro sanitaria e assistenziale stia diventando un grave problema in ambito europeo. Molti professionisti della salute sono ormai in età di pensionamento e molto spesso - ad esempio i medici di piccoli villaggi rurali - non si trovano sostituti per rimpiazzarli. Non si tratta solamente di questione economiche: molto spesso nei territori disagiati ci si ritrova spesso soli, senza le adeguate strutture, in situazioni estremamente stressanti dove lavorare diventa molto complicato. In realtà, non c’è l’indisponibilità a lavorare in ospedali in territori rurali, ma la tendenza culturale di non voler vivere in zone troppo lontane dalle grandi città. Una delle soluzioni potrebbe risiedere negli investimenti nelle aree rurali, ed inserire puntualmente questi temi in tutte le agende dei governi europei come strategia a lungo termine nei piani di sviluppo dei servizi alla salute, in modo che le esigenze sanitarie siano affrontate e risolte per tutta la popolazione.

Sempre nel rapporto OMS si affronta il problema della “desertificazione sanitaria”, cercando di sviluppare strategie che trattengano gli operatori sanitari nelle zone remote o disagiate. OMS-Europa ha affermato che sosterrà tutti i Paesi e le politiche nazionali nello sviluppo di strategie proattive basate sulle evidenze reali per l’attrazione ed il reclutamento della forza lavoro sanitaria in queste aree.
Esistono già degli esempi in tal senso: la Finlandia utilizza diverse strategie che stanno cercando di adeguare la distribuzione dell’offerta formativa sul territorio, la delega dei compiti dai medici agli infermieri, la fornitura di incentivi (anche economici) e la flessibilità degli orari lavorativi per incoraggiare gli insediamenti in aree disagiate. Un altro esempio esiste in Lettonia, dove le Università stanno dando la priorità ai candidati che accetteranno di esercitare la loro professione in aree rurali, oltre ad incentivi economici per tutti quei medici che sceglieranno di esercitare in queste zone.
Secondo il rapporto, un mix di interventi adattati ai contesti locali potrebbero garantire politiche migliori per migliorare la numerosità dei professionisti della salute anche in aree più dimenticate e con più criticità nell’erogazione dei servizi sanitari alla popolazione.

https://oasesproject.eu/
https://www.who.int/europe/publications/i/item/9789289058339

Cristoforo Zervos

TAG: COVID, EUROPA, MEDICI, PANDEMIA

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