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15 Ottobre 2025

Covid, software italiano predice l’evoluzione delle varianti

Sviluppato in Italia, si chiama ConvMut ed è in grado di prevedere le mutazioni del virus Sars-CoV-2


Intelligenza artificiale pharmaceutical industry

Un software sviluppato in Italia potrà aiutare a prevedere le future varianti del virus Sars-CoV-2 e a migliorare l’efficacia dei vaccini anti-Covid.
Si chiama ConvMut (Convergent Mutations) ed è stato ideato e realizzato da un team congiunto dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa (Aoup), del Politecnico di Milano e dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma (Inmi).

Il programma, disponibile da pochi giorni sulla piattaforma internazionale Gisaid Data Science Initiative (gisaid.org), sfrutta oltre 17 milioni di sequenze virali condivise da laboratori di tutto il mondo per individuare in tempo reale le mutazioni convergenti più rilevanti, ossia quelle che permettono al virus di adattarsi meglio all’ambiente e di diffondersi più rapidamente.

“Oggi la pandemia è un problema sanitario limitato ai pazienti immunocompromessi, ma il virus continua a mutare – spiega Daniele Focosi, ematologo e virologo dell’Aoup, ideatore del progetto –. I vaccini vengono aggiornati seguendo il ceppo dominante, ma tra la scelta e la distribuzione intercorrono molti mesi, durante i quali il virus cambia ulteriormente. ConvMut mira a colmare questo ritardo, anticipando le varianti che diventeranno prevalenti”.

Il software, descritto in un preprint pubblicato su bioRxiv, consente di compilare automaticamente grafici di evoluzione convergente, che fino a oggi venivano elaborati manualmente. “Il sistema raggruppa i lignaggi virali per set di mutazioni comuni e aggiorna quasi in tempo reale i dati sulle nuove sequenze depositate”, spiega Anna Bernasconi, ricercatrice del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

Per Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, ricerca preclinica e diagnostica avanzata dell’Inmi Spallanzani, la possibilità di prevedere in anticipo le mutazioni della proteina Spike rappresenta un passo avanti decisivo:

“Predire quale sarà il ceppo ‘vincente’ consentirà di disporre di vaccini più mirati e di ridurre i tempi di aggiornamento, migliorando la protezione dei soggetti più fragili”.

Oltre all’ambito vaccinale, ConvMut potrà essere impiegato anche per ottimizzare la progettazione degli anticorpi monoclonali, terapie fondamentali per i pazienti immunocompromessi. “Prevedere l’evoluzione del virus può orientare meglio gli sforzi di ricerca delle aziende, riducendo i fallimenti e aumentando l’efficacia delle nuove molecole”, aggiunge Maggi.

ConvMut rappresenta un esempio di collaborazione multidisciplinare tra medicina, biologia e ingegneria informatica. Il progetto unisce competenze cliniche, bioinformatiche e computazionali in un modello di lavoro che punta a rafforzare la sorveglianza genomica e la preparazione alle future minacce virali.

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