Tumori
12 Marzo 2025Sacituzumab govitecan, anticorpo coniugato della classe degli Adc, è ora disponibile per il trattamento del carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-. L’estensione dell’indicazione terapeutica offre nuove opportunità per le pazienti con tumore al seno metastatico, una condizione che in Italia colpisce 37.000 donne

Sacituzumab govitecan, anticorpo coniugato della classe degli Adc (Antibody-Drug Conjugates), è ora disponibile per il trattamento del carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-, oltre che per il tumore al seno triplo negativo metastatico (mTNBC). L’estensione dell’indicazione terapeutica offre nuove opportunità per le pazienti con tumore al seno metastatico, una condizione che in Italia colpisce 37.000 donne. L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza stampa a Milano, durante la quale esperti e istituzioni hanno discusso il ruolo delle nuove terapie mirate nel miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita delle pazienti.
Gli Adc si stanno dimostrando particolarmente efficaci nel trattamento delle metastasi, grazie alla loro capacità di riconoscere le cellule tumorali e rilasciare selettivamente l’agente chemioterapico. Il farmaco, già utilizzato in seconda linea per il tumore triplo negativo, è ora indicato anche per le pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2- che hanno già effettuato almeno una linea di terapia endocrina e due linee di chemioterapia.
Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento Corp-S assistenziale e di ricerca dei percorsi oncologici del Distretto Toracico dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS "Fondazione G. Pascale" di Napoli, sottolinea come gli ADC abbiano dimostrato una maggiore efficacia rispetto alla chemioterapia standard. Lo studio TROPiCS-02 ha evidenziato che sacituzumab govitecan riduce del 34% il rischio di progressione della malattia e del 21% il rischio di decesso, migliorando anche la qualità della vita delle pazienti.
Per il tumore al seno triplo negativo metastatico, caratterizzato da un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 12%, l’uso del farmaco già in seconda linea rappresenta un importante progresso. Lucia Del Mastro, direttore della Clinica di oncologia medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, evidenzia come lo studio ASCENT abbia dimostrato che il farmaco dimezza il rischio di progressione della malattia e di mortalità rispetto alla chemioterapia standard. L’identificazione della proteina Trop-2 sulle cellule tumorali permette al farmaco di colpire selettivamente le cellule malate, riducendo la tossicità sui tessuti sani e migliorando la tollerabilità del trattamento.
Il ruolo delle associazioni pazienti è stato determinante nell’ampliamento delle indicazioni del farmaco. Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia, ricorda come l’advocacy abbia contribuito a superare le restrizioni iniziali, consentendo a un numero maggiore di pazienti di accedere alla terapia. Anche Adriana Bonifacino, presidente della Fondazione IncontraDonna, chiede ora alle Regioni di garantire la prescrivibilità del farmaco nei Centri di oncologia e di senologia per un’adozione tempestiva.
Dal mondo istituzionale arriva il sostegno dell’onorevole Simona Loizzo, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera, che ribadisce l’importanza di accelerare i processi di accesso alle nuove terapie, collaborando con AIFA e le associazioni di pazienti. Frederico Da Silva, amministratore delegato di Gilead Sciences Italia, sottolinea come l’ampliamento dell’indicazione terapeutica sia il risultato di un impegno congiunto tra ricerca, istituzioni e pazienti, con l’obiettivo di rendere le nuove terapie disponibili nel più breve tempo possibile su tutto il territorio nazionale.
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