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Medicina

06 Giugno 2024

Tumore polmonare avanzato, ad Asco nuovi dati su osimertinib

Una riduzione superiore all'80% del rischio di progressione di malattia o di morte nei pazienti con un tumore al polmone aggressivo in fase avanzata, la forma non a piccole cellule. Il risultato ottenuto con la terapia al bersaglio osimertinib è fra i dati accolti con più entusiasmo al Congresso Asco di Chicago


Tumore polmonare avanzato, ad Asco nuovi dati su osimertinib

Una riduzione superiore all'80% del rischio di progressione di malattia o di morte nei pazienti con un tumore al polmone aggressivo in fase avanzata, la forma non a piccole cellule (Nsclc) di stadio III non asportabile e con mutazione del gene Egfr. Il risultato ottenuto con la terapia al bersaglio osimertinib è fra i dati accolti con più entusiasmo al Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), a Chicago. Lo studio si chiama 'Laura' ed è stato presentato in Sessione plenaria insieme a un altro trial, 'Adriatic', sull'uso dell'immunoterapia con durvalumab nel tumore al polmone a piccole cellule in stadio limitato. In questo caso il rischio mortalità cala del 27%.

Osimertinib spiega in una nota il gruppo farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca è il primo e unico inibitore di Egfr e terapia mirata che mostra un beneficio nel setting di stadio III non resecabile, prolungando di più di 3 anni la sopravvivenza libera da progressione di malattia (Pfs). Nel dettaglio, i risultati positivi dello studio di fase III Laura, pubblicati contemporaneamente su 'The New England Journal of Medicine', mostrano che osimertinib ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della Pfs nei pazienti con Nsclc in stadio III non resecabile e con mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico Egfr con delezioni dell'esone 19 o mutazione dell'esone 21 dopo chemio-radioterapia (Crt), rispetto a placebo dopo Crt. Osimertinib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte dell'84% rispetto a placebo, come valutato dal comitato scientifico indipendente di revisione. La sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata pari a 39,1 mesi nei pazienti trattati con osimertinib, rispetto a 5,6 mesi nel gruppo placebo. Un beneficio in termini di Pfs clinicamente significativo è stato osservato in tutti i sottogruppi predefiniti tra cui sesso, etnia, tipo di mutazione Egfr, età, storia di tabagismo e Crt precedente. Coerentemente, i dati di sopravvivenza globale hanno mostrato un andamento favorevole con osimertinib, benché non fossero maturi al momento dell'analisi. Lo studio continuerà a valutare la sopravvivenza globale come endpoint secondario.
Parla di "straordinari risultati" Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e presidente dell'Aiot (Associazione italiana di oncologia toracica). Osimertinib ha prodotto "un risultato senza precedenti" contro il rischio di progressione di malattia o di morte, sottolinea.

Quanto all'immunoterapico durvalumab prosegue la nota nello studio di fase III Adriatic ha ottenuto miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti del duplice endpoint primario di sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da progressione rispetto a placebo, nei pazienti con tumore a piccole cellule di stadio limitato (Ls-Sclc) non in progressione dopo lo standard di cura attuale rappresentato dalla chemio-radioterapia concomitante. I risultati dell'analisi ad interim pianificata mostrano che durvalumab ha ridotto appunto del 27% il rischio di morte rispetto a placebo. La sopravvivenza globale mediana è stata di 55,9 mesi per durvalumab rispetto a 33,4 mesi per placebo. Il 57% dei pazienti trattati con durvalumab è vivo a 3 anni, rispetto al 48% del gruppo placebo. Durvalumab ha inoltre ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 24% rispetto a placebo. La Pfs mediana è stata pari a 16,6 mesi per i pazienti trattati con durvalumab, rispetto a 9,2 mesi nel gruppo placebo. Si stima che il 46% dei pazienti trattati con durvalumab non abbia presentato progressione di malattia a 2 anni rispetto al 34% con placebo. Il beneficio in termini di sopravvivenza globale e di sopravvivenza libera da progressione è risultato coerente nei principali sottogruppi predefiniti di pazienti, che comprendevano età, sesso, etnia, stadio di malattia alla diagnosi, precedente radioterapia ed eventuale irradiazione cranica profilattica.

TAG: ASCO 2024

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