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18 Luglio 2025Una maggiore adesione ai programmi vaccinali pediatrici è associata a una riduzione del 50% delle prescrizioni di antibiotici nei bambini sotto i cinque anni. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Antimicrobial Stewardship & Healthcare Epidemiology

Una maggiore adesione ai programmi vaccinali pediatrici è associata a una riduzione del 50% delle prescrizioni di antibiotici nei bambini sotto i cinque anni. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Antimicrobial Stewardship & Healthcare Epidemiology, che ha analizzato l’andamento dell’uso di antibiotici in relazione alla copertura vaccinale in età prescolare.
L’uso inappropriato di antibiotici è uno dei principali fattori di sviluppo dell’antibiotico-resistenza (AMR), un fenomeno che rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per la sanità pubblica. I programmi vaccinali riducono l’incidenza di numerose infezioni infantili comuni, spesso trattate empiricamente con antibiotici, anche in assenza di conferma batterica. Questo avviene in parte per la difficoltà di distinguere infezioni virali da batteriche nei bambini piccoli e in parte per finalità precauzionali.
Lo studio ha valutato l’effetto congiunto di quattro vaccini pediatrici di routine – anti-pneumococco, Hib, DTP e antinfluenzale – sull’uso di antibiotici in età prescolare, colmando un limite degli studi precedenti, incentrati su singole vaccinazioni.
I dati sono stati ottenuti dal database Merative® MarketScan, analizzando la somministrazione dei vaccini e le prescrizioni antibiotiche per infezioni respiratorie nei bambini sotto i cinque anni. In base alla copertura annuale, i soggetti sono stati classificati in tre gruppi: completamente vaccinati (tutti e quattro i vaccini), parzialmente vaccinati (uno-due-tre vaccini), o non vaccinati.
Nel 2004 solo il 32,5% dei bambini risultava completamente vaccinato. Nel 2019 la quota è salita al 67%. Nello stesso arco temporale, le prescrizioni antibiotiche sono passate da 1,9 a 1,0 per persona/anno. Le riduzioni maggiori si sono osservate per i macrolidi (–73%), seguiti da antibiotici ad ampio spettro (–57%) e penicilline (–44%).
Le diagnosi respiratorie trattate con antibiotici – otiti, sinusiti, faringiti – sono diminuite del 35%. Al contrario, le prescrizioni per infezioni urinarie (non coperte dalla vaccinazione) sono rimaste stabili, rafforzando l’associazione tra immunizzazione e minore ricorso agli antibiotici per patologie respiratorie.
Gli autori evidenziano che i risultati supportano l’integrazione tra programmi vaccinali e strategie di stewardship antibiotica, come leva per ridurre l’uso inappropriato di antimicrobici nella popolazione pediatrica. Pur riconoscendo la natura osservazionale dello studio, sottolineano il valore del dato per orientare politiche sanitarie integrate.
Il calo nell’uso di antibiotici è infatti attribuibile anche ad altri fattori concomitanti, tra cui l’adozione di linee guida cliniche aggiornate, l’introduzione della cartella clinica elettronica e le campagne di sensibilizzazione rivolte ai prescrittori.
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