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13 Marzo 2023

Al via la Settimana mondiale del cervello. Iniziative in tutta Italia

Inizia l’edizione 2023 della Settimana mondiale del cervello che, come ogni anno, è promossa dalla Società italiana di neurologia (Sin) e vedrà lo svolgimento di iniziative dal 13 al 19 marzo in tutta Italia. La campagna della Sin quest’anno sarà denominata “la nuova era del cervello”


Inizia l’edizione 2023 della Settimana mondiale del cervello che, come ogni anno, è promossa dalla Società italiana di neurologia (Sin) e vedrà lo svolgimento di iniziative dal 13 al 19 marzo in tutta Italia. La campagna della Sin – quest’anno denominata “la nuova era del cervello” - nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione e la lotta alle numerose malattie neurologiche fornendo, al contempo, informazioni sui principali progressi raggiunti dalla ricerca scientifica. «La messa a punto dei nuovi farmaci monoclonali cosiddetti biologici» evidenzia Alfredo Berardelli, presidente della Sin «sta aprendo una nuova era nella cura di gran parte delle malattie neurologiche. In questa edizione della Settimana mondiale del cervello, la Sin intende sottolineare i significativi progressi verificatisi non solo nella prevenzione, ma anche nella diagnosi precoce e nelle terapie che oggi possono essere impiegate per un efficace trattamento delle malattie neurologiche». L’iniziativa prevede alcuni focus su patologie neurologiche di grande impatto sociale.

«L'emicrania colpisce in numero maggiore le donne (3 donne per ogni uomo affetto), soprattutto durante l’età riproduttiva; oltre il 50% delle pazienti riferisce una maggiore evenienza di attacchi di emicrania durante la finestra perimestruale» ricorda Gioacchino Tedeschi, direttore della Clinica neurologica, Università della Campania Luigi Vanvitelli. ha ricordato. Nuove metodologie diagnostiche, ha aggiunto, sono state utilizzate per studiare i valori di concentrazione di Cgrp nel plasma e nel liquido lacrimale di pazienti con emicrania ed è emerso che i livelli di Cgrp nel liquido lacrimale sono stati 140 volte superiori alle concentrazioni plasmatiche; e sono significativamente più alti durante le mestruazioni, dimostrando che un particolare assetto degli ormoni sessuali può influenzare le concentrazioni di Cgrp nelle pazienti con emicrania. Si tratta di un metodo esplorativo non invasivo che potrebbe fornire una misura più diretta del rilascio al livello trigeminale del Cgrp». Tra le nuove terapie, continua Tedeschi, «gli anticorpi monoclonali diretti contro il Cgrp hanno dimostrato di poter ridurre di almeno la metà il numero di giorni con emicrania al mese in circa il 70% dei pazienti". Inoltre, stanno per essere resi disponibili i gepanti (le small molecules antagonisti del recettore del Cgrp) e i ditani diretti contro il recettore della serotonina 5Ht-1F».

«La ricerca scientifica nel campo dell’Alzheimer è più florida che mai» afferma Alessandro Padovani, direttore della Clinica neurologica dell’Università di Brescia. «I dati recentemente pubblicati sull’impatto clinico di lecanemab hanno confermato che la strada degli anticorpi monoclonali diretti alle forme oligomeriche dell’amiloide sembra portare verso una cura della malattia di Alzheimer. Obiettivo di altri studi, invece, è migliorare il metabolismo glucidico e la resilienza neuronale mediante farmaci ipoglicemizzanti. Infine, sono emerse diverse evidenze a favore dell’effetto sintomatico e protettivo dei trattamenti mediante stimolazione cognitiva e stimolazione elettrica per il trattamento dei disturbi cognitivi associati alla malattia di Alzheimer». In questo campo vi sono inoltre importanti novità nell’ambito delle metodologie diagnostiche che permettono non solo di ottenere diagnosi più precoci e precise, ma soprattutto di classificare le diverse condizioni morbose e individuare potenziali target terapeutici per trattamenti mirati. «Le nuove tecnologie unite all’applicazione dell’intelligenza artificiale hanno aperto scenari interessanti per lo sviluppo di “sensori digitali” per valutare l’effetto di trattamenti preventivi nell’ambito non solo della malattia di Alzheimer» specifica Padovani. «Non si può trascurare, infatti, il crescente interesse nei confronti di malattie meno diffuse come la demenza fronto-temporale e la demenza a corpi di Lewy».

Riguardo alle malattie neuromuscolari, spiega Antonio Toscano, docente di Neurologia presso l’Università di Messina e Segretario Sin «le diagnosi oggi sono molto facilitate dagli studi genetico-molecolari che portano al riconoscimento di nuovi geni. La terapia genica è oggi realtà per i pazienti affetti da Sma e approcci simili sono in corso per altre malattie neuromuscolari. Inoltre, vi è la possibilità di modulare l’espressione genica mediante utilizzo di oligonucleotidi antisenso (Aso) nella stessa Sma o nella distrofia di Duchenne, o anche nella Sla. Nuove terapie anche per la neuropatia amiloidosica familiare quali terapie stabilizzanti, terapie per il silenziamento genico o la stessa terapia genica. Nella miastenia gravis oggi si utilizzano anticorpi monoclonali come eculizumab e ravalizumab oppure efgartigimod, capace di ridurre le immunoglobuline responsabili del danno di placca».

Riguardo alla sclerosi multipla, «abbiamo assistito a notevoli avanzamenti nel trattamento grazie alla disponibilità di un ampio spettro di farmaci con diversi profili di efficacia e sicurezza che hanno permesso di individualizzare il trattamento per ciascuno dei nostri pazienti, offrendo a ciascuno di loro la migliore scelta terapeutica possibile, in base alle loro caratteristiche demografiche e cliniche e alle loro preferenze» riporta Massimo Filippi, direttore dell’Unità di Neurologia, del servizio di Neurofisiologia e dell’Unità di Neuroriabilitazione dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. «L’utilizzo precoce di farmaci altamente efficaci, inoltre, ha limitato l’occorrenza di ricadute cliniche, di nuove lesioni infiammatorie e della progressione della disabilità sin dalle fasi iniziali della malattia. È emersa l’importanza di valutare gli effetti benefici dei trattamenti anche su altri parametri, come le funzioni cognitive e la qualità di vita dei pazienti, nonché di promuovere la neuroprotezione. Insieme ai trattamenti farmacologici, nuove evidenze supportano sempre più il contributo fondamentale della riabilitazione per limitare l’impatto della disabilità motoria e dei deficit cognitivi sulla vita quotidiana».

Massimo Leone, dirigente medico presso l’Istituto Neurologico "Carlo Besta" di Milano, afferma che « il programma Epilessia-in-Africa della Sin è una risposta concreta all’Intersectoral global action plan (Igap) 2022-2031 on Epilepsy and other neurological disorders per realizzare un modello euro-africano di cure neurologiche territoriali di eccellenza accessibili a tutti. La Sin e il Gruppo di studio Sin-Africa hanno sviluppato un innovativo programma di formazione realizzato in loco grazie alla rete di centri di cura del programma Dream (Disease relief through excellence and advanced means) attivo in Africa da oltre 20 anni. Il personale medico e paramedico africano così formato è oggi in grado di dialogare con specialisti europei inviando quesiti clinici di malati neurologici africani. Questo ponte sanitario si avvale di piattaforme di tele-neurologia (la Global health telemedicine) che hanno consentito anche di installare tecnologie sofisticate come video-Eeg».

Sono state sviluppate esperienze di telemedicina in neurologia anche al di fuori di questa iniziativa. Rocco Quatrale, direttore Uoc Neurologia dell’Ospedale dell’Angelo di Venezia Mestre, spiega che «è stato sperimentato un modello di interazione tramite telemedicina fra il centro neurologico esperto in patologia cerebrovascolare (Centro hub) e i medici di urgenza-emergenza degli ospedali territoriali (“Centri spoke”) per l’avvio delle terapie di rivascolarizzazione (trombolisi sistemica)». Un altro ambito di applicazione della telemedicina in neurologia riguarda le tecniche neurofisiologiche sia intraoperatorie che ambulatoriali.  «La formazione di tecnici di neurofisiopatologia esperti in tali tecniche, distaccati in sala operatoria o in sedi ospedaliere periferiche, permette una diagnostica neurofisiologica sia avanzata (monitoraggi intra-operatori neurochirurgici) che di base (Eeg, Emg e potenziali evocati) e, attraverso la trasmissione telematica in rete, perfezionare in tempo reale l’interpretazione e la refertazione delle indagini svolte» specifica Quatrale.

Infine, riguardo alla malattia di Parkinson, il presidente della Sin afferma che «negli ultimi decenni l’incidenza è raddoppiata e ciò sembra essere in relazione all’aumento della sopravvivenza della popolazione e a fattori ambientali». Inoltre, riporta che «un recente studio prospettico - frutto della collaborazione fra l’Istituto Neuromed e la Sapienza su una popolazione di 24.000 molisani - ha dimostrato come l’età, il sesso, alterazioni della tiroide e il diabete si associassero a un aumentato rischio di sviluppare la patologia». Fra le novità terapeutiche più importanti, prosegue Berardelli «ci sono nuovi trattamenti che non usano farmaci come l’MRgFUS acronimo di Magnetic resonance guided focused ultrasound di cui ha parlato recentemente il “New England journal of medicine” a proposito di uno studio condotto da centri nord-americani ed europei dove l’unico italiano è l’Istituto neurologico Besta di Milano. Focalizzando gli ultrasuoni guidati dalla risonanza magnetica sono stati ottenuti risultati significativi nel trattamento del tremore dovuto alla malattia di Parkinson, anche in chi ne soffre da anni e non è riuscito a risolvere il disturbo con i farmaci».

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