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03 Marzo 2023

Influenza: le coperture vaccinali la sfida prioritaria per i prossimi anni

Le epidemie influenzali hanno sulla società un impatto globale che, accanto alle conseguenze in termini di morbilità e mortalità per gli anziani e le persone a rischio, si traduce in un pesante impatto economico in termini di costi diretti, determinati dall’utilizzo delle risorse sanitarie, e indiretti, riconducibili alla perdita di produttività


Quello che le epidemie influenzali hanno sulla società è un impatto globale che, accanto alle conseguenze in termini di morbilità e mortalità per gli anziani e le persone a rischio, si traduce in un pesante impatto economico in termini di costi diretti, determinati dall’utilizzo delle risorse sanitarie, e indiretti, riconducibili alla perdita di produttività.
Vi è poi l’impatto sull’attività del sistema sanitario, a partire dagli ospedali che nel corso di epidemie particolarmente pesanti possono rischiare la paralisi: un rischio ulteriormente amplificato dalla contemporanea circolazione del SARS-CoV 2. Da qui l’impegno che da diversi decenni viene profuso nel promuovere e realizzare le campagne vaccinali antinfluenzali, con l’obiettivo di raggiungere come minimo una copertura vaccinale del 75% nella popolazione ultrasessantacinquenne e nei soggetti a rischio e avendo come obiettivo ideale il 95%. Si tratta di target che vengono ribaditi nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-19 attualmente in vigore nel nostro Paese (1) e nella Circolare del Ministero della Salute per la stagione 2022-2023 in cui si fa anche espresso riferimento a un’offerta attiva della vaccinazione, proprio nell’intento di raggiungere la più alta copertura vaccinale possibile (2). Il principale problema delle campagne vaccinali contro l’influenza è infatti rappresentato dal mancato raggiungimento anche solo degli obiettivi minimi. Se si analizza l’andamento delle campagne vaccinali degli ultimi anni si scopre infatti che, per quanto riguarda la popolazione ultrasessantacinquenne, dopo un picco del 68,3% raggiunto nella campagna di vaccinazione del 2005-06, la copertura vaccinale in questi soggetti è progressivamente calata fino a un minimo del 48,6% nel 2014-15. Da allora vi è stato un progressivo lieve incremento, fino a raggiungere una copertura del 65,3% nel 2020-21, assestatasi al 58,1% nella stagione 2021-22 (3).  Sebbene i dati della attuale campagna di vaccinazione non sono al momento disponibili, tutti gli indicatori (a partire dalle quantità di vaccino richieste dalle regioni nelle gare di appalto) confermano il continuo trend di decremento delle coperture vaccinali.
In ogni caso in Italia non sono mai state raggiunte né dagli anziani, né dalla popolazione generale le percentuali di copertura minime raccomandate del 75% e questo nonostante il largo coinvolgimento delle strutture pubbliche e dei medici di medicina generale. Questi dati sono ancor più significativi se si considera che a partire dal 2017 la vaccinazione antinfluenzale delle categorie a rischio è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), diventando così una delle prestazioni e dei servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione o Provincia Autonoma di appartenenza (4). Anzi, la copertura vaccinale della popolazione ultrasessantacinquenne nei confronti dell’influenza è entrata a far parte delle “Griglie indicatori LEA con Pesi e Soglie” utilizzate per valutare l’adempienza rispetto all’erogazione dei LEA da parte delle Regioni. Un possibile passo avanti verso il raggiungimento quantomeno dei livelli minimi di copertura raccomandati da OMS e ministero potrebbe essere fatto ricorrendo alla chiamata attiva, una delle azioni più efficaci per incrementare i livelli di adesione e migliorare quindi le coperture vaccinali, come dimostra il fatto che i Paesi in cui è stata adottata riescono a raggiungere livelli di copertura molto più alti. Basti pensare all’Inghilterra che nel corso della stagione 2019-20 aveva raggiunto una copertura vaccinale dell’80,9% (5).  Di fatto nel nostro Paese si ricorre alla chiamata attiva per le vaccinazioni dell’infanzia, mentre non è prevista per le vaccinazioni dell’anziano, dell’adulto e delle categorie a rischio. Una sua estensione alla vaccinazione antinfluenzale con la conseguente realizzazione di un modello organizzativo dedicato da parte delle regioni e delle province autonome, potrebbe consentire di riempire la distanza che separa dal raggiungimento del livello minimo raccomandato del 75% di copertura vaccinale. Da un punto di vista etico, inoltre, la chiamata attiva di un soggetto avente diritto alla vaccinazione, come l’anziano e l’adulto fragile, costituisce un diritto per il cittadino con potenziale impatto positivo sia sul singolo sia sul sistema sanitario.

1 -Ministero della Salute. Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019. Roma: Ministero della della Salute; 2017. Gazzetta Ufficiale - Serie Generale, n. 41 del 18 febbraio 2017.
2 -Ministero della Salute - DIREZIONE GENERALE DELLA PREVENZIONE SANITARIA Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2022-2023 https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2022&codLeg=87997&parte=1%20&serie=null
3 -https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_tavole_19_3_1_file.pdf ultimo ultimo accesso 18/12/22
4 - Il ruolo della chiamata attiva  nella vaccinazione antinfluenzale per soggetti di età >65 anni e soggetti a rischio. Analisi dello scenario nazionale sulle vaccinazioni antinfluenzali stagionali
5 -https://www.nuffieldtrust.org.uk/resource/adult-flu-vaccination-coverage ultimo accesso 18/12/22

TAG: VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE

24/03/2023

vaccini
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