AMR
09 Luglio 2024Una sezione dell’indagine era dedicata alla all’identificazione dei modelli organizzativi aziendali per il governo delle strategie di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e di contrasto all’antimicrobico-resistenza

L’analisi dei dati emersi dalla survey consente di tracciare un profilo dell’attuale situazione nella Regione Veneto e di identificare possibili aree di sviluppo. In particolare, una sezione dell’indagine era dedicata alla all’identificazione dei modelli organizzativi aziendali per il governo delle strategie di prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e di contrasto all’antimicrobico-resistenza (AMR).
II 76% delle aziende sanitarie rappresentate ha realizzato un piano annuale di controllo delle ICA, cui si aggiunge un altro 10% che dichiara di averlo in programmazione. Emerge inoltre che nel 52% dei casi esiste un programma aziendale annuale approvato di progettualità di antimicrobial stewardship. Partendo da qui, gli esperti ribadiscono l’importanza di definire una strategia ad hoc per prevenire e controllare le Ica, attraverso la definizione di obiettivi generali e di obiettivi specifici, delle risorse dedicate e di precisi indicatori di esito e di processo.
Altro tema indagato è stato quello dei comitati aziendali, che secondo l’impianto normativo regionale dovrebbero essere 3: la Commissioni Ospedaliere per il controllo delle infezioni correlate all’assistenza (CIO) - presente in ogni ospedale -, il Gruppo Multidisciplinare Ospedaliero (GMO) – presente solo negli ospedali hub, ma con rappresentatività degli spoke - e il Gruppo Multidisciplinare Territoriale – uno per ciascuna azienda sanitaria territoriale -. A questi corrispondono, a livello regionale, una Commissione Regionale per le Infezioni correlate all’assistenza per il primo, e un Gruppo Multidisciplinare Regionale per i rimanenti. Tuttavia, in base ai dati raccolti, solo nel 71% delle aziende i comitati per l’uso corretto degli antibiotici in ambito ospedaliero (GMO) includono un rappresentante delle strutture Spoke e del GMT connessi con l’ospedale Hub, specie quando questi ultimi appartengono ad un’altra azienda. Un ulteriore aspetto emerso dall’indagine è che, nell’ambito di una stessa azienda, le 4 articolazioni aziendali interpellate hanno fornito risposte difformi in merito alla presenza e alla formalizzazione dei comitati, segnale che potrebbe indicare una frammentazione delle funzioni e causare gap comunicativi con gli stessi attori coinvolti a livello aziendale nel contrasto delle ICA e dell’AMR. Relativamente a questo punto, gli esperti coinvolti nel focus group sottolineano che la creazione dei tre comitati nelle aziende sanitarie comporta diverse criticità a seconda delle dimensioni aziendali. Nelle aziende di grandi dimensioni, questa suddivisione delle funzioni può portare a una parcellizzazione delle competenze, rendendo più difficile il coordinamento e l’efficienza operativa. Al contrario, nelle aziende di piccole dimensioni, la stessa suddivisione comporta una dispersione di energie, poiché gli stessi attori devono coprire più ruoli e funzioni, spesso con risorse limitate, aumentando il carico di lavoro e diminuendo l'efficacia delle attività. Inoltre, il CIO ospedale-centrico, che può essere funzionale alla risoluzione di criticità interne all’ospedale, risulta un modello non più attuale al fine di portare strategie e modalità operative all’interno del territorio, anche rispetto e ai piani di sviluppo previsti dal DM 77/2022. A tal fine, un modello più funzionale potrebbe prevedere l’istituzione di un gruppo strategico aziendale, responsabile della programmazione, affiancato da gruppi operativi specifici per l’applicazione delle norme. Questo approccio potrebbe avvalersi della creazione di un percorso unico tra ospedale e territorio che, supportato dalla stesura di standard operativi minimi, potrebbe garantire una maggiore coerenza ed efficacia nelle attività svolte.
Sono stati quindi indagati gli standard di personale dedicato ai programmi per il controllo delle ICA e dell’AMR nelle direzioni mediche, nelle farmacie ospedaliere, nei servizi farmaceutici territoriali, e nelle diverse articolazioni del distretto. Gli standard di personale medico e infermieristico sono attualmente definiti solo per il setting ospedaliero dalla Circolare del Ministero della Sanità n. 8/1988, e sono finalizzati ai programmi di sorveglianza. La Circolare prevede 1 Infermiere Specialista del Rischio Infettivo (ISRI) ogni 250-400 posti letto e 1 medico specialista in igiene ogni 1000 posti letto. Lo standard viene complessivamente raggiunto per il personale infermieristico (1 infermiere ogni 372 posti letto), sebbene non tutte le strutture rispondenti siano al di sopra del valore minimo. Tuttavia, per il personale medico (1 ogni 2047 posti letto), la maggior parte delle strutture dichiara di non avere risorse mediche dedicate. Gli standard non sono ancora stati definiti negli altri ambiti assistenziali, per i quali questa rilevazione rappresenta una valutazione preliminare, ma risulta evidente come questo aspetto sia essenziale per il buon esito dei programmi aziendali.
Un altro dato emerso dall’indagine è l’assenza di un reparto di malattie infettive nel 25% delle aziende, dove sono comunque presenti degli infettivologi all’interno di altre unità operative. Negli ospedali veneti, la disponibilità di consulenze infettivologiche è garantita per sei o sette giorni alla settimana nel 38% dei casi, per quattro o cinque giorni nel 29% delle strutture, e per uno-tre giorni in un altro 29%, mentre nel 5% dei casi la disponibilità è di una sola volta a settimana. Questo problema è particolarmente rilevante negli ospedali spoke, dove non ci sono reparti di malattie infettive e gli infettivologi sono pochi e spesso assunti in altri reparti o con contratti libero-professionali, rendendo l’accesso alla consulenza infettivologica non quotidiano. Per quanto riguarda il territorio, l'accesso alle consulenze infettivologiche è garantito in maniera strutturata nel 63% dei casi, mentre nel 32% dei casi la possibilità di accesso esiste, ma in modo non strutturato. A livello territoriale i protagonisti principali della lotta all'antibiotico-resistenza sono rappresentati dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. In quel contesto vanno strutturati numerosi interventi: dalla produzione di protocolli clinici e linee guida, alla formazione, alla costante comunicazione e all’implementazione di forme di consulenza infettivologica anche attraverso soluzioni di telemedicina.
Contestualmente al focus group, gli esperti hanno sottolineato anche la necessità di sensibilizzare il cittadino sul tema dell'antibiotico-resistenza, in quanto il medico di medicina generale si trova spesso a subire forti pressioni da parte del paziente che richiede la prescrizione dell'antibiotico. Accanto all’adozione di strategie di sorveglianza e monitoraggio, la prevenzione e il controllo delle infezioni sul territorio e a domicilio deve perciò basarsi anche su programmi di educazione sanitaria rivolti ai cittadini, agli assistiti, ai familiari e ai caregivers.
L’indagine condotta nell’ambito del progetto fornisce risultati poco confortanti relativamente alla presenza di protocolli e prontuari per la gestione delle infezioni, che risultano assenti nel 50% dei casi nell'ambito delle cure primarie, con punte dell’80% nelle strutture residenziali e con una carenza in particolare delle procedure per la gestione di germi multi-resistenti. Si sottolinea inoltre che le procedure condivise fra ospedale e territorio sembrano essere calate dalla realtà ospedaliera a quella territoriale, senza valutarne la reale applicabilità nel setting domiciliare, e come vi sia una carenza nella comunicazione delle informazioni cliniche sia tra le strutture, sia tra professionisti diversi. Quest’ultimo fenomeno è riconducibile anche al fatto che spesso gli strumenti informatici non comunicano tra loro, tanto che un’altra proposta degli esperti è proprio quella di prevedere la segnalazione dei dati relativi ai pazienti con infezioni da germi resistenti in un software regionale condiviso, cercando di superare i problemi legati alla privacy che al momento impedisce la trasversalità delle informazioni.
09/07/2024
09/07/2024
09/07/2024
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)