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26 Giugno 2023

Nuovo Codice Appalti in vigore dal 1 luglio. Il punto da Assosistema Confindustria

Il 1° luglio entrerà in vigore il nuovo Codice dei contratti pubblici (dlgs 36/2023) che disciplina i contratti di appalto e di concessione della Pa aventi ad oggetto l’acquisizione di servizi, forniture, lavori e opere: La normativa modifica il codice di sette anni fa (dlgs 50/2016) e regola, tra l’altro, i futuri acquisti del servizio sanitario


Nuovo Codice Appalti in vigore dal 1 luglio. Il punto da Assosistema Confindustria

Il 1° luglio entrerà in vigore il nuovo Codice dei contratti pubblici (dlgs 36/2023) che disciplina i contratti di appalto e di concessione della Pa aventi ad oggetto l’acquisizione di servizi, forniture, lavori e opere: La normativa modifica il codice di sette anni fa (dlgs 50/2016) e regola, tra l’altro, i futuri acquisti del servizio sanitario. Egidio Paoletti, Presidente di Assosistema Confindustria al meeting su “futuro della sanità e del SSN alla luce del nuovo Codice Appalti” avverte che fra le varie novità «il nuovo impianto normativo permetterà di effettuare gare al massimo ribasso avendo tolto la limitazione agli sconti sul prezzo». In tal modo, da quest’anno, «si rischia che la centralità da sempre rivestita nella gara pubblica dalla qualità del servizio o del prodotto sia sostituita dall’offerta più bassa. Questa non è una spending review alla quale si è cambiato nome?» Assosistema rappresenta lavanderie industriali, centrali di sterilizzazione e fornitori di dispositivi di protezione individuale che rientrano tra i medical device. Il settore, insieme ai dispositivi medici (per il cui complesso c’è una specifica rappresentanza Confindustria), ai farmaci, ai servizi ospedalieri –incluse le coop sociali, sociosanitarie, di professionisti sanitari – forma un comparto da 50 miliardi di euro, prima voce di spese in sanità pubblica davanti alla spesa per il personale pari a 37 miliardi. Oggi il mondo dei fornitori si chiede se lo stato voglia investire, e quanto, per la salute e il benessere delle persone. I motivi di preoccupazione sono di due ordini, relativi sia al futuro del settore sia alle scelte di macroeconomia che vorrà fare il governo Meloni, ad esempio nel chiamare il privato in soccorso dell’asfittica offerta di sanità pubblica ovvero in campo assicurativo nell’acquisto di prestazioni sanitarie.

Le paure del settore – Mentre c’è polemica sul pay-back chiesto a produttori e fornitori di dispositivi medici, intitolati di versamenti alle regioni entro luglio per 1,1 miliardi che metterebbero in ginocchio parte della filiera, Assosistema si concentra sulla disciplina degli appalti nel nuovo codice dei contratti pubblici. Dagli anni Novanta nelle gare non vinceva più chi pratica il prezzo più basso perché il peso della qualità nelle scelte della Pubblica amministrazione è andato salendo. Nel 2016 sono entrati nella valutazione degli operatori indicatori sociali ed ambientali, come l’impronta ecologica, o la tutela dei lavoratori. Le gare sono state per lo più aggiudicate per un 70% su attenzione all’ambiente (marchio Ecolabel), costi di manutenzione, servizi post-vendita, condizioni di consegna e capacità di sviluppo del personale, per un 30% sulla base del rapporto qualità/prezzo. Il nuovo Codice all’articolo 1 inserisce l’obbligo del risultato che non è aggiudicare la gara ma eseguire il contratto con tempestività, e si fonda sulla sulla fiducia tra Pa e mercato, che dev’essere reciproca: in uno sfondo di legalità si intende infondere tranquillità al funzionario Pa che firma i contratti, ma mira anche a semplificare l’esecuzione dei contratti restaurando in parte il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa su soglie più alte, pur nel rispetto delle norme europee. Secondo alcuni osservatori nella pratica cambierà poco rispetto a 5 anni fa, ma per Assosistema c’è il rischio di gare al massimo ribasso. Esperti come Marco Squassina, presidente Sezione servizi sanitari integrati Assosistema, e l’avvocato Massimiliano Brugnoletti, convengono che serviranno amministrativi qualificati per gestire le gare senza svantaggiare gli operatori. Intanto però i fornitori della Pa dal 1° luglio saranno sottoposti a nuovi oneri; il nuovo Codice prevede un sistema di qualificazione degli operatori economici anche per gli appalti di servizi e forniture, oltre che per i lavori (Art. 100). E la Pa? Sulla carta non farà grossi sforzi: resteranno i contratti di 6-7 anni in cui, salvo specifica, non spiccano imprevisti quali inflazione, crisi delle materie prime, o gli stessi sforamenti delle regioni.

I temi macroeconomici - Tra le richieste di Assosistema, in tema di dispositivi di protezione (e medici), come minimo ogni regione dovrebbe comunicare quando sta entrando in deficit, indicando magari i settori in sofferenza. Una richiesta che trova concordi gli ospiti politici, esponenti delle commissioni affari sociali di Camera (Elena Bonetti, Luciano Ciocchetti, Marco Furfaro, Alberto Luigi Gusmeroli) e Senato (Elena Murelli, Ignazio Zullo). In merito agli indirizzi del governo, Giuseppe Melone docente di Organizzazione delle aziende sanitarie all’università la Sapienza, spiega come la vera spesa sanitaria degli italiani non siano i 140 miliardi del Fondo sanitario ma i 180 che si ottengono sommando 40 miliardi di spesa privata, di cui 35-36 spesi direttamente dai cittadini. «Peraltro, i 5 miliardi di spesa privata mediati da assicurazioni coprono ormai 15 milioni di italiani legati a contratti di lavoro aziendali o categoriali», ricorda Luca Del Vecchio Direttore Area Ricerca e Scienza della Vita Confidustria. «Dalla sanità integrativa restano fuori in parte il pubblico impiego e quasi del tutto, per ragioni di natura fiscale, i lavoratori autonomi. Ma tutti gli italiani dovrebbero poter godere di questa opzione. Chi ha bisogno di un’ecografia dal Ssn oggi apre il portafoglio mentre potrebbe fruire di una formula solidaristica che lo copre in modo più conveniente. Una “previdenza sanitaria”, che si sostituirebbe a spese già sostenute dagli italiani per la salute, si potrebbe inserire in leggi come la stessa delega fiscale».

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