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07 Ottobre 2024

Rsv, l’appello degli specialisti: Regioni si attivino per anticorpo a tutti i nuovi nati

“L’anticorpo monoclonale nirsevimab “è la prima forma di immunizzazione destinata a tutti i neonati per la protezione dal virus respiratorio sinciziale durante la loro prima stagione epidemica”, ricordano gli esperti


anticorpo medico

Prima della stagione di picco epidemico del virus respiratorio sinciziale, la Società italiana di pediatria (Sip) e la Società italiana di neonatologia (Sin), insieme al Board del Calendario vaccinale per la vita, ribadiscono l’importanza della somministrazione dell'anticorpo monoclonale nirsevimab a tutti i neonati. Dichiarazioni che arrivano anche in seguito alla notizia di una nota dell'Istituto superiore di sanità sulla strategia di immunizzazione dal virus, che invitava a valutare se fosse il caso di allargare la copertura a tutti i neonati. Le Regioni "si attivino per l'offerta dell'anticorpo monoclonale Nirsevimab già in questa stagione autunnale/invernale per la coorte di tutti i nuovi nati, creando i presupposti organizzativi necessari negli ospedali e nella sanità territoriale". Questa la raccomandazione del Board del Calendario vaccinale per la vita, alleanza che comprende Società italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), Società italiana di pediatria (Sip), Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Società italiana di medicina generale (Simg).

La Sip e la Sin ricordano che l’anticorpo monoclonale nirsevimab “è la prima forma di immunizzazione destinata a tutti i neonati per la protezione dal Vrs durante la loro prima stagione epidemica. Ha dimostrato di essere uno strumento di prevenzione sicuro ed efficace nella riduzione del carico di malattia associato a Vrs negli studi registrativi e negli studi di vita reale condotti nei Paesi che hanno già adottato una strategia universale di immunizzazione. In Spagna, Francia e Usa, che hanno utilizzato l'anticorpo nella stagione 2023-2024, il numero di ospedalizzazioni correlate al Vrs si è ridotto in una percentuale compresa tra 80% e 90%. In Val d'Aosta, unica regione italiana ad aver utilizzato l'anticorpo nella scorsa stagione - aggiungono - nessuno dei neonati trattati è stato ricoverato per malattie del tratto respiratorio inferiore causate da virus respiratorio sinciziale". "Il virus respiratorio sinciziale è uno dei principali agenti patogeni che colpiscono le vie respiratorie nei più piccoli - spiegano Sip e Sin - È l'agente principale della bronchiolite, prima causa di ospedalizzazione nei bambini sotto l'anno di vita. A livello mondiale causa ogni anno circa 33 milioni di infezioni delle basse vie respiratorie tra i bambini sotto i 5 anni, con 3,6 milioni di ospedalizzazioni e oltre 100.000 decessi. Il costo indotto è di circa 4.82 miliardi di euro. Più del 60% dei bambini contrae il Vrs entro il primo anno di vita e quasi tutti entro i 2 anni. Considerando un'intera corte di nascita, circa il 20% dei neonati sviluppa un'infezione grave che richiede assistenza medica e quasi il 4% della coorte di bambini nel primo anno di vita necessita di ospedalizzazione. Tra i ricoverati, il 20% finisce in terapia intensiva. Inoltre, il 40% dei bambini con bronchiolite da Vrs sviluppa broncospasmo ricorrente negli anni successivi e/o asma bronchiale con conseguente ulteriore bisogno di assistenza medica". Le società scientifiche riunite nel Calendario vaccinale per la vita hanno "raccomandato nel position paper pubblicato a febbraio 2023 che tutti i neonati e bambini alla prima stagione di Vrs vengano protetti dal virus".

Allo stesso tempo, il board del Calendario vaccinale per la vita auspica che "venga attivato un sistema di registrazione adeguato e di facile accesso per le misure preventive contro Vrs da parte di tutto il personale sanitario coinvolto. Il pronto inserimento della effettuazione delle misure preventive risulta cruciale per il monitoraggio della loro efficacia - si sottolinea - e consentirà di poter integrare la vaccinazione materna con la somministrazione dell'anticorpo monoclonale nel neonato". Medici e pediatri chiedono inoltre che "sia attivata a livello nazionale e locale una capillare campagna comunicativa, per far comprendere come la prevenzione delle infezioni da Vrs nel neonato rappresenti una fondamentale offerta cui aderire, visto che si tratta per la prima volta della risposta ad un importante bisogno medico finora insoddisfatto". "La prevenzione delle infezioni e delle malattie da Vrs nell'infante rappresenta chiaramente una priorità di sanità pubblica - ricorda il board - come del resto riconosciuto e sottolineato dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 2021. Tutti i bambini sono a rischio di sviluppare una forma di infezione severa delle basse vie aeree da Vrs, come bronchiolite e polmonite, tale da richiedere assistenza medica, ambulatoriale o ospedaliera. Vi sono fattori di rischio aggiuntivi per una prognosi più grave, quali nascita pretermine, displasia bronco-polmonare, cardiopatie congenite emodinamicamente significative, e altre malattie che implicano deficit immunitari o neuromuscolari. Ma dati italiani raccolti in 5 diverse stagioni invernali dimostrano che l'88% delle ospedalizzazioni per Vrs si è avuto in bambini sani e nati a termine - evidenziano gli esperti - La cura delle gravi forme di malattia delle basse vie respiratorie nel neonato si limita più spesso a terapie sintomatiche e misure di supporto (idratazione e ossigeno). Con la disponibilità di Nirsevimab è possibile pianificare una strategia di prevenzione universale delle malattie da Vrs, che andrebbe inquadrata in termini regolatori ed organizzativi alla stregua di un programma vaccinale che interessi l'intera coorte di nuovi nati".

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